Jentrade / Grafia Faggin-Nazzi
Jentrade

Norme ortografiche della lingua friulana
Estratto da:
Gianni Nazzi, Dizionario pratico Italiano-Friulano, Ribis, Campoformido (Udine) 1993

1. Accento grave

Va segnato non soltanto sulle parole tronche (come in italiano), ma anche su quelle sdrucciole. Es.: sàbide (sabato), fèmine (donna), còcule (noce).
Inoltre su una serie di voci verbali omofone, nelle quali l’accento serve ad indicare la prima persona del plurale, mentre la terza persona plurale viene scritta senza accento: si confronti la voce accentata si lavàvin (ci lavavamo) con quella non accentata si lavavin (si lavavano; analogamente: si lavàrin (ci lavammo) e si lavarin (si lavarono), che si lavàssin (che ci lavassimo) e che si lavassin (che si lavassero), si lavarèssin (ci laveremmo) e si lavaressin (si laverebbero).
Nelle parole terminanti in -ie, l’accento va segnato soltanto quando la i è tonica: furmìe (formica), massarìe (stoviglie); se la i è atona, la parola non porta accento: glesie (chiesa), massarie (donna di servizio).
Nel caso di due monosillabi omofoni, di cui uno atono e l’altro tonico, su quello tonico va posto l’accento grafico: nelle seguenti coppie di monosillabi, il primo è atono, il secondo tonico: a (a) e à (ha), la (la) e là (là), ju (i, gli, li) e jù (giù).
L’accento acuto non viene mai usato.

2. Accento circonflesso

Quando una sillaba finale viene pronunciata lunga, è necessario porre sulla vocale di tale sillaba l’accento circonflesso: debeltât (debolezza), rêt (rete), fîl (filo), amôr (amore), cûr (cuore).
Parecchie coppie di monosillabi hanno l’uno la vocale lunga, l’altro breve: pâs (pace) e pas (passo), lât (andato, lago) e lat (latte), mîl (miele) e mil (mille), brût (nuora) e brut (brutto), ecc..
L’accento circonflesso caratterizza l’infinito e il participio passato di quasi tutti i verbi: clamâ (chiamare), podê (potere), capî (capire), clamât (chiamato), podût (potuto), crodût (creduto), capît (capito).
Si faccia attenzione a non confondere le vocali lunghe (sempre munite di accento circonflesso) con le vocali doppie (che si scrivono due volte): c’è differenza di pronuncia tra i fîs (i figli) e lis fiis (le figlie)!

3. Le pipe

La pipa è un segno diacritico proprio di alcune lingue slave (tra cui la vicina lingua slovena), la cui opportunità d’impiego per il friulano venne già indicata nel 1952 da Giuseppe Marchetti nei suoi Lineamenti di grammatica friulana. In friulano la pipa viene posta sopra le consonanti c, g, s.
- La c rappresenta il suono dolce (palatale) della c davanti alle vocali a, o, u e in fine di parola: cate (zampa), menacâ (minacciare), core (cornacchia), cuet (zoppo), poc (pozzo), cuc (formaggio).
- La g rappresenta il suono dolce (palatale) della g davanti alle vocali a, o, u: gâl (giallo), viagâ (viaggiare), goventût (gioventù), gûc (gioco).
- La š rende il suono del digramma sc nella parola italiana scena. Può trovarsi davanti a tutte le vocali e in fine di parola, ed è presente sia in prette parole friulane - come bušâ (baciare), mešedâ (mescolare), curtiš (coltello), šivilâ (fischiare), (al) partiš (parte) - sia in parole di origina colta, quali šene (scena), šetic (scettico), ašetic (ascetico), lašîv (lascivo).

4. Le postpalatali

Già chiamate “prepalatali” e, tradizionalmente, “c cargnella” e “g cargnella”, rappresentano fonemi di importanza capitale, che si devono saper articolare correttamente, evitando di assimilarli a semplici consonanti palatali. La grafia del Faggin (sulla scia di Jacopo Pirona) indica questi fonemi in modo chiaro e perentorio per mezzo dei digrammi ch e gh.
- Il digramma ch si trova davanti a tutte le vocali e in fine di parola: chan (cane), anche (anche), chice (cagna), chuchâ (poppare), duch (tutti), trisch (cattivi).
- Il digramma gh si trova davanti a tutte le vocali, ma non in fine di parola: ghat (gatto), lunghe (lunga), lunghis (lunghe), gholdi (godere), inghustri (inchiostro).

5. Consonanti sonore in fine di parola

Le consonanti sonore b, d, g, v, c, quando restano scoperte in fine di parola, diventano sorde. Pertanto nelle parole plomb (piombo) e stramb (strano) la b si pronuncia p; in grand (grande) e tarond (rotondo) la d si pronuncia t; in lung (lungo) e sang (sangue) la g si pronuncia k; in clâv (chiave) e nêv (neve) la v si pronuncia f; in mieg (mezzo) e viag (viaggio) la c si pronuncia c.

6. Frut / fruts e altri plurali

L’incontro delle consonanti finali t, d, c, g, con la s del plurale dà luogo alle combinazioni ts, ds, cs, gs le quali suonano tutte come z sorda (aspra): frut (bambino), plurale fruts (ts=z); chald (caldo), plurale chalds (ds=z); palac (palazzo), plurale palacs (cs=z); lengag (linguaggio), plurale lengags (gs=z).

7. La J

La lettera j, che ha valore di semiconsonante, viene usata all’inizio di parola o tra due vocali: jerbe (erba), joibe (giovedì), just (giusto), prejere (preghiera).
In fine di parola è usata soltanto par indicare i nomi al plurale: mâj (mali) dal singolare mâl; pâj (pali) da pâl; vôj (occhi) da voli. Negli altri casi si usa la semplice i: mai (mai), pai (pei, per i), (o) voi (vado).

8. Il digramma LJ

Va pronunciato come il nesso gli nella parola italiana aglio: butilje (bottiglia), deraljâ (deragliare), bersaljîr (bersagliere), biljet (biglietto).
Questa particolare grafia è giustificata dal fatto che in friulano il digramma gl viene sempre pronunciato come nelle parole italiane negletto, glicine, glottide: glace (ghiaccio), glorie (glorie), glerie (ghiaia), glîr (ghiro).

9. S sorda e sonora

Circa la doppia pronuncia (sorda e sonora) della lettera s, accenniamo qui soltanto a due punti:
- Per indicare il suono sordo (aspro) tra due vocali si ricorre al raddoppiamento della s. In parole come masse (troppo), gruesse (grossa), musse (asina), la s non si pronuncia doppia (come avverrebbe in italiano), ma come una semplice sorda (aspra).
- La s iniziale, seguita da vocale, nelle poche parole in cui si pronuncia sonora (dolce), va scritta ’s: ’save (rospo), ’siminâ (brulicare), ’Sese (Teresina), ’Sef (Beppe), come nei vocabolari dei Pirona. Nel Vocabolario Faggin tali parole vengono invece scritte con una x.

10. Z sorda e sonora

Anche in friulano la z può avere, come in italiano, suono sordo (aspro) o sonoro (dolce). A differenza dell’italiano, essa non viene raddoppiata nella scrittura. Quale esempio della doppia pronuncia della z friulana, possiamo indicare la parola organizazion (organizzazione), nella quale la prima z è dolce, la seconda aspra.

11. Mancanza della lettera Q

Nella grafia del Faggin (come già in quella di Jacopo Pirona) la lettera q è stata soppressa. Essa viene regolarmente sostituita dalla c: cuand (quando), cuâl (quale), cualitât (qualità).

12. Le maiuscole

Ci si regola come per l’italiano, tenendo però presente che in friulano i nomi dei mesi e delle stagioni vogliono l’iniziale maiuscola.