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"La Vicìnia"
Fevrâr dal 2016
 
La sede del Consiglio regionale a Trieste/Trst/Triest

Elena Bianchi e Claudio Violino alla conferenza stampa del 29 gennaio
Iniziativa politica dei consiglieri regionali Elena Bianchi e Claudio Violino
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI ASSETTI PROPRIETARI COLLETTIVI
Il testo e la relazione della proposta di legge regionale n. 128

La relazione e il testo della proposta di legge “Disposizioni in materia di assetti proprietari collettivi”, presentata in Consiglio regionale, il 22 dicembre 2015, dai consiglieri regionali Elena Bianchi (“M5S”) e Claudio Violino (“Gruppo Misto”).

Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia - 1 - XI Legislatura - Atti consiliari

Disposizioni in materia di assetti proprietari collettivi

Proposta di Legge n. 128 presentata dai consiglieri Violino e Bianchi il 22 dicembre 2015

Signor Presidente, Signori Consiglieri, la proposta di legge per cui abbiamo lavorato nasce come risposta alle profonde esigenze delle Comunità locali che vivono sul nostro territorio, che da troppo tempo attendono una regolamentazione uniforme a tutela delle loro prerogative che, ai sensi dell’articolo 4, primo comma, numero 4 dello Statuto speciale, rientrano in una materia di potestà legislativa esclusiva della Regione Friuli-Venezia Giulia, laddove prendono il nome di usi civici.
L’obiettivo primario che si intende perseguire, nell’esercizio della suddetta potestà primaria, è il riconoscimento delle proprietà collettive appartenenti alle innumerevoli Comunità locali che vivono sul territorio della Regione.
Il secondo obiettivo è quello di restituire alle Comunità medesime la partecipazione attiva alla tutela ed alla conservazione del patrimonio ambientale, attraverso le tradizionali forme di governo e sfruttamento delle terre, alla luce del principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale di cui all’articolo 118, comma 4, della Costituzione.
Questi obiettivi principali possono essere attuati solamente attraverso una serie di interventi mirati, tramite l’utilizzo di ogni strumento adeguato a consentire l’esercizio di ogni diritto e facoltà, ed altresì attraverso l’adempimento degli obblighi correlati alla titolarità di un diritto di proprietà, quale è quello appartenente alle Comunità locali, ai sensi e per gli effetti della normativa proposta.
Le caratteristiche della proprietà collettiva sono espressione di una cultura quasi dimenticata, che deve le sue origini alle consuetudini dei nostri avi, e sono inoltre espressione dell’adeguamento e della assimilazione avvenuta nel corso dei secoli tra le popolazioni ed il loro territorio.
Basti solo pensare a quanto sono varie, disuguali e polimorfe le peculiarità dei territori del Friuli-Venezia Giulia, per immaginare quanto possono altrettanto esserlo le forme per la loro più proficua e intelligente gestione. Chi meglio di chi vi risiede può sapere quali sono le necessità della terra e del suo ecosistema?
Ogni aspetto della proprietà collettiva, che sia di pianura, di mare o di montagna, è ispirato a principi nobili, quali il comune godimento delle terre e delle risorse naturali, la salvaguardia dei beni ambientali e degli esseri viventi, gli animali come le specie vegetali, la collaborazione leale e solidale di tutti i membri della Comunità e la trasmissione del patrimonio civico alle generazioni future.
Le gestioni collettive presenti in Italia e nel mondo dimostrano che laddove si è permessa la amministrazione da parte delle Comunità locali in autogestione, sono state raggiunte vette di eccellenza per quanto riguarda la tutela della biodiversità, la conservazione del territorio, senza escludere la crescita socio-economica della popolazione, come ha bene evidenziato anche il Premio Nobel per l’Economia 2009, Elinor Ostrom.
La Regione, alla luce di queste considerazioni, deve esercitare ogni funzione amministrativa, oltre che legislativa, in ordine alla tutela, alla salvaguardia ed alla valorizzazione delle proprietà collettive appartenenti alle Comunità presenti sul suo territorio, in un’ottica di confronto, leale collaborazione e coordinamento, per il comune interesse alla crescita del nostro patrimonio regionale.

Claudio Violino
Elena Bianchi


INDICE

Capo I Disposizioni generali
Art. 1 - (Finalità)
Art. 2 - (Definizioni)
Capo II Funzioni amministrative
Art. 3 - (Esercizio delle funzioni amministrative)
Art. 4 - (Funzioni di competenza regionale)
Art. 5 - (Funzioni di competenza del comune)
Capo III Enti gestori
Art. 6 - (Ente gestore)
Art. 7 - (Assemblea della Comunità locale)
Art. 8 - (Comitato di amministrazione dei beni di uso civico)
Art. 9 - (Compiti del Comitato di amministrazione)
Art. 10 - (Scioglimento del Comitato di amministrazione)
Art. 11 - (Pubblicità degli atti e accesso a contributi pubblici)
Capo IV Rapporti con enti territoriali e locali
Art. 12 - (Rapporti con enti territoriali e locali)
Capo V Terre civiche: accertamento, gestione e tutela
Art. 13 - (Terre civiche)
Art. 14 - (Accertamento delle terre civiche)
Art. 15 - (Accertamento su terre contestate)
Art. 16 - (Liquidazione dei diritti di uso civico su terre private e scioglimento delle promiscuità)
Art. 17 - (Istruttori e periti-delegati tecnici)
Art. 18 - (Archivio regionale delle terre civiche)
Art. 19 - (Inventario e cartografia delle terre e dei beni appartenenti al demanio collettivo e dei diritti di uso civico)
Art. 20 - (Regolamento per la gestione delle terre civiche)
Art. 21 - (Destinazione delle risorse derivanti dai beni e dalle terre appartenenti al demanio collettivo)
Art. 22 - (Sanatoria di costruzioni edilizie)
Art. 23 - (Declassificazione)
Art. 24 - (Convalida delle autorizzazioni)
Art. 25 - (Assegnazione a categoria)
Art. 26 - (Autorizzazione all’alienazione e al mutamento di destinazione)
Art. 27 - (Costituzione di diritti reali e permuta)
Art. 28 - (Variazione d’uso)
Art. 29 - (Tutela)
Art. 30 - (Entrata in vigore)


Capo I Disposizioni generali

Art. 1 (Finalità)

1. La Regione Friuli-Venezia Giulia, nell’ambito delle competenze ad essa attribuite dallo Statuto speciale e dalle norme di attuazione, disciplina l’accertamento, la gestione e la destinazione delle terre e dei beni appartenenti al demanio collettivo, altresì detti beni civici o di uso civico, delle Comunità locali e l’esercizio dei diritti di uso civico sulle terre e sui beni appartenenti al demanio collettivo delle Comunità stesse e al demanio pubblico, al fine di tutelare e valorizzare tali terre e beni, che costituiscono beni comuni tradizionali di interesse generale in quanto strumenti primari per il sostegno e il miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni residenti e per la salvaguardia ambientale del territorio regionale.
2. La Regione tutela e valorizza le terre e i beni appartenenti al demanio civico, che sono imprescrittibili, inalienabili, inusucapibili e indivisibili, nonché i diritti su di essi esercitati dalle Comunità locali, garantendone l’esistenza e la conservazione, promuovendone lo sviluppo e recuperandone i caratteri specifici e salvaguardandone la perpetua destinazione agro-silvo-pastorale in favore delle collettività ivi stanziate, alla luce dei principi generali contenuti nelle leggi 16 giugno 1927, n. 1766 (Conversione in legge del regio decreto 22 maggio 1924, n. 751, riguardante il riordinamento degli usi civici nel Regno, del regio decreto 28 agosto 1924, n. 1484, che modifica l'articolo 26 del regio decreto 22 maggio 1924, n. 751, e del regio decreto 16 maggio 1926, n. 895, che proroga i termini assegnati dall'articolo 2 del regio decreto legge 22 maggio 1924, n. 751), 31 gennaio 1994, n. 97 (Nuove disposizioni per le zone montane), 17 aprile 1957, n. 278 (Costituzione dei Comitati per l'amministrazione separata dei beni civici frazionali).
3. Il vincolo di imprescrittibilità, inalienabilità, inusucapibilità e indivisibilità di cui al comma 2, che caratterizza tutte le terre ed i beni del demanio collettivo appartenente alle Comunità locali, è riconosciuto di interesse generale.
4. La Regione disciplina l’esercizio delle funzioni amministrative attribuite alla Amministrazione regionale, nella materia di potestà legislativa esclusiva di cui al numero 4, articolo 4 dello Statuto speciale, stabilendo a tal fine le attribuzioni dei propri organi.
5. La Regione disciplina la natura giuridica degli enti gestori che gestiscono le terre e i beni appartenenti al demanio collettivo, nonché l’elezione dei relativi Comitati.
6. La Regione, ai sensi della legge 1766/1927, favorisce la liquidazione dei diritti di uso civico gravanti su terre private e, se corrispondente ai bisogni dell’economia locale, lo scioglimento di promiscuità tra Comunità stanziate su più comuni o frazioni di comuni, o fra due frazioni anche dello stesso comune.
7. Non sono soggetti a liquidazione i diritti di uso civico di pesca e, in generale, non è soggetto a liquidazione alcun diritto di uso civico su beni collettivi delle Comunità locali, beni demaniali o su beni di proprietà pubblica.

Art. 2 (Definizioni)

1. Ai fini della presente legge si intendono per:
a) usi civici: i diritti collettivi di godimento e d’uso che spettano ad una Comunità su terre o beni di proprietà pubblica o privata, prescindendo dall’esercizio in atto dei diritti civici stessi, e che consistono nelle particolari e specifiche utilità godute ab immemorabili dalla generalità dei residenti di un comune o di una frazione su terre appartenenti a soggetti privati o pubblici diversi dalla stessa generalità di residenti e sui beni demaniali, nonché sulle acque dichiarate pubbliche, ai sensi della legge 5 gennaio 1994, n. 36 (Disposizioni in materia di risorse idriche);
b) frazione comunale, altresì definita Comunità: una entità naturale di fatto caratterizzata dall’insediamento in una località di una popolazione, dotata di interessi di fatto legati da circostanze di ordine economico, storico e sociale. La frazione, che può corrispondere anche all’intera popolazione di un comune, possiede una soggettività diversa da quella dell’ente locale di appartenenza ed autonomamente esercitabile con riferimento ai rapporti di ordine patrimoniale, anche ai fini del perduto possesso dei beni civici appartenuti alla stessa frazione per antico possesso, ai sensi e per gli effetti della presente legge;
c) verifica demaniale: il procedimento amministrativo volto alla ricognizione delle terre e dei beni appartenenti alla collettività di abitanti di un comune, o di una frazione, al fine di accertare l’esercizio e il titolo di occupazione da parte dei singoli, che abbiano sottratto terre del demanio collettivo;
d) reintegrazione: il procedimento volto all’adozione di un provvedimento amministrativo di recupero delle terre e dei beni appartenenti al demanio collettivo, con liberazione degli stessi dalla occupazione abusiva da parte di privati, dei comuni o altri enti pubblici;
e) liquidazione degli usi civici: il procedimento volto all’adozione del provvedimento amministrativo di liberazione del bene privato dal gravame consistente nel diritto di uso civico;
f) legittimazione: il procedimento volto all’adozione del provvedimento amministrativo di sanatoria della occupazione abusiva da parte di privati, comuni o altri enti pubblici su terre civiche appartenenti al demanio collettivo e della imposizione di un canone enfiteutico.

Capo II Funzioni amministrative

Art. 3 (Esercizio delle funzioni amministrative)

1. Tutte le funzioni amministrative, attualmente attribuite in base alla legge 1766/1927 al Commissario regionale agli usi civici, sono esercitate dall’Amministrazione regionale.
2. Sono altresì attribuite alla Regione le funzioni amministrative previste, in capo al Commissario medesimo, da norme statali e regionali successive a quelle contenute nella predetta legge.
3. Alla cessazione delle sue funzioni amministrative, che avrà luogo con l’entrata in vigore della presente legge, il Commissario regionale agli usi civici presenta alla Giunta regionale una relazione informativa sui risultati dell’attività amministrativa svolta.

Art. 4 (Funzioni di competenza regionale)

1. Appartengono alla competenza della Regione:
a) la tutela dei diritti e degli interessi delle Comunità locali;
b) l’istruttoria e l’accertamento;
c) la certificazione della consistenza del demanio collettivo delle Comunità locali e dei diritti di uso civico;
d) il riconoscimento della personalità giuridica privata dell’Ente gestore delle terre e dei beni civici, previa approvazione del relativo Statuto;
e) l’indizione delle elezioni per la costituzione o il rinnovo del Comitato di amministrazione, e la fissazione della data delle elezioni;
f) l’approvazione dei regolamenti proposti dai Comitati di amministrazione;
g) la vigilanza sulla gestione dei beni del demanio collettivo da parte del Comitato di amministrazione e l’esercizio dei poteri sostitutivi;
h) le verifiche demaniali;
i) la reintegra del demanio collettivo;
j) lo scioglimento di promiscuità;
k) la dichiarazione di chiusura delle operazioni di accertamento;
l) l’istituzione e l’aggiornamento dell’Archivio regionale delle terre civiche.

Art. 5 (Funzioni di competenza del comune)

1. Appartengono alla competenza del comune:
a) la pubblicazione del manifesto di convocazione delle elezioni, la compilazione delle liste degli elettori aventi diritto, il ricevimento delle liste dei candidati, la notifica agli eletti e la comunicazione alla Regione del risultato dell’elezione, la convocazione degli eletti per l’elezione del presidente del comitato;
b) il controllo contabile sul bilancio preventivo e consuntivo del Comitato, con particolare riguardo alle entrate di carattere straordinario e alle spese in conto capitale;
c) la trasmissione alla Regione delle segnalazioni e delle informative finalizzate all’esercizio del potere sostitutivo;
d) la pubblicazione all’albo pretorio degli atti riguardanti gli accertamenti demaniali ed i conseguenti adempimenti procedurali;
e) l’esecuzione dei provvedimenti regionali di reintegra.

Capo III Enti gestori

Art. 6 (Ente gestore)

1. Tutti gli Enti gestori di beni e terre appartenenti al demanio collettivo possiedono personalità giuridica di diritto privato, ampia autonomia statutaria e potere di autodeterminazione nella gestione dei beni e delle terre civiche, nonché nell’esercizio delle attività agro-silvo-pastorali con obbligo di comprendere nel proprio Statuto specifiche disposizioni che garantiscono la destinazione e la conservazione delle proprietà collettive.
2. Nel rispetto dei princìpi costituzionali, è riconosciuta agli Enti gestori piena autonomia regolamentare, organizzativa, contabile e finanziaria, da esercitarsi con l’adozione di Statuti approvati delle assemblee delle singole Comunità locali. In difetto dell’adozione di uno Statuto, si applicano agli Enti gestori, per analogia, e laddove compatibili con gli specifici assetti organizzativi, le norme che regolamentano gli Enti locali, e in particolare le norme sui comuni. Analogamente gli Enti gestori adottano modalità di contabilità amministrativa, di appalto di lavori ed opere, di acquisizione di beni e servizi di tipo pubblicistico, per quanto applicabili, ancorché in forme ridotte e semplificate. Gli organi dell’Ente gestore sono: a) l’Assemblea della Comunità locale; b) il Comitato di amministrazione dei beni di uso civico.
3. Lo Statuto dell’Ente gestore può prevedere requisiti e modalità tali da consentire la partecipazione all’Assemblea esclusivamente ai membri maggiorenni delle famiglie originarie del luogo, anche se non residenti, in tutte le frazioni in cui esista regola tradizionale, storica e consolidata in tal senso.

Art. 7 (Assemblea della Comunità locale)

1. L’Assemblea della Comunità locale è composta dalla collettività dei residenti nella frazione, iscritti nelle liste elettorali di appartenenza o, laddove previsto dallo Statuto, in tutte le frazioni in cui esiste regola tradizionale, storica e consolidata in tal senso, dalla collettività dei componenti maggiorenni delle famiglie originarie del luogo, anche se non residenti.
2. L’Assemblea della Comunità locale:
a) adotta lo Statuto dell’Ente gestore proposto dal Comitato di
amministrazione dei beni di uso civico di cui all’articolo 8;
b) adotta il regolamento per l’esercizio dei diritti di uso civico sulle terre e sui beni collettivi della Comunità degli abitanti;
c) approva il bilancio preventivo e consuntivo;
d) delibera l’acquisizione e l’alienazione volontaria di beni immobili del patrimonio collettivo.
3. Le modalità di convocazione e di funzionamento dell’Assemblea, nonché i termini per l’adozione degli atti sono stabiliti dallo Statuto dell’Ente gestore.

Art. 8 (Comitato di amministrazione dei beni di uso civico)

1. L’amministrazione delle terre e dei beni appartenenti al demanio collettivo della Comunità locale è affidata ad un Comitato di Amministrazione di cinque membri, che viene eletto dalla Comunità locale degli abitanti.
2. Il presidente del Comitato di amministrazione trasmette alla Giunta regionale lo Statuto dell’Ente gestore, adottato dall’Assemblea degli abitanti, corredato dalla consistenza del patrimonio, dall’elenco nominativo delle persone preposte alle cariche sociali e da ogni altra documentazione utile. La Giunta regionale approva lo Statuto dell’Ente gestore e ne verifica la conformità ai principi costituzionali che regolano la partecipazione democratica nei gruppi sociali e dispone contestualmente l’iscrizione d’ufficio dell’Ente gestore nel registro delle persone giuridiche.
3. I membri del Comitato di amministrazione vengono eletti a scrutinio segreto per la durata di cinque anni. Il diritto di voto spetta a tutti i cittadini residenti nella relativa frazione iscritti nelle liste elettorali per il consiglio comunale, nel rispetto degli Statuti adottati dalle singole Comunità locali.
4. La carica di componente del Comitato di amministrazione è incompatibile con quella di Sindaco, assessore e consigliere del comune amministrativo del quale fa parte la frazione.
5. Le elezioni per il Comitato di amministrazione sono convocate nei sei mesi precedenti la scadenza del mandato. In sede di prima applicazione le elezioni per tutte le frazioni, prive di Comitato, e per le quali è già stato completato il procedimento di accertamento, vengono indette dall’assessore alle risorse agricole e forestali nel primo anno successivo a quello dell’entrata in vigore della presente legge.
6. Le adunanze del Comitato di amministrazione sono valide se è presente la maggioranza dei membri. Il Comitato di amministrazione delibera a maggioranza dei presenti.
7. Il Comitato di amministrazione elegge nel suo seno e a maggioranza assoluta dei membri in carica il suo Presidente; qualora dopo due votazioni nessuno dei membri abbia ottenuto la maggioranza assoluta, si procede nella stessa seduta ad una votazione di ballottaggio tra i due candidati che nella seconda votazione abbiano ottenuto il maggior numero di voti. A parità di voti, si considera eletto il più anziano di età.
8. Il Presidente del Comitato di amministrazione è il legale rappresentante dell’Ente gestore, stipula i contratti e sta in giudizio in nome e per conto dello stesso.
9. Il funzionamento del Comitato di amministrazione, nonché l’amministrazione e l’utilizzo dei beni e delle terre appartenenti al demanio collettivo della Comunità locale e l’esercizio dei diritti di uso civico vengono regolati dallo Statuto dell’Ente gestore, adottato o aggiornato se già esistente, nonché dai regolamenti per l’esercizio dei diritti di uso civico, predisposti dal Comitato di amministrazione entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge e adottati dall’Assemblea della Comunità o, ove i Comitati di amministrazione non siano ancora costituiti, entro sei mesi dall’insediamento del Comitato di amministrazione stesso.

Art. 9 (Compiti del Comitato di amministrazione)

1. Il Comitato di amministrazione:
a) provvede alla gestione delle terre e dei beni appartenenti al demanio collettivo a beneficio della collettività;
b) predispone i seguenti atti:
1) proposta alla Assemblea dello Statuto dell’Ente gestore e dei regolamenti per l’esercizio dei diritti di uso civico su terre e beni appartenenti al demanio civico collettivo;
2) bilancio preventivo e consuntivo;
3) ogni altro atto relativo alla ordinaria ed alla straordinaria amministrazione, senza esclusioni, volto alla conservazione, alla gestione ed allo sviluppo del patrimonio collettivo civico, alle attività ad esso connesse, e ad ogni iniziativa utile alla popolazione ed al territorio;
c) invia al consiglio comunale il bilancio consuntivo e preventivo approvati dall’Assemblea, nonché la relazione annuale sulle attività svolte per la gestione delle terre e dei beni appartenenti al demanio collettivo;
d) vigila sul corretto esercizio dei diritti civici da parte della Comunità degli abitanti.

Art. 10 (Scioglimento del Comitato di amministrazione)

1. Il Comitato di amministrazione è sciolto:
a) per gravi violazioni di legge, per atti che rappresentino un pericolo per l’integrità e la salubrità dell’ambiente naturale e per gravi irregolarità di gestione;
b) in caso di dimissioni, impossibilità di surroga o altra causa che comporti la riduzione a un numero inferiore a tre dei membri;
c) per qualsiasi altro motivo previsto dai singoli Statuti degli Enti gestori;
2. Con decreto dell’assessore regionale alle risorse agricole e forestali, la Regione provvede allo scioglimento del Comitato di amministrazione, previa diffida nell’ipotesi di cui al comma 1, lettera a), ed affida la provvisoria amministrazione a un Commissario straordinario, fermi restando i principi di incompatibilità stabiliti dal comma 4 dell’articolo 8.
3. Entro sei mesi dal provvedimento di cui al precedente comma 2, la Comunità locale provvede alla elezione del nuovo Comitato di amministrazione.

Art. 11 (Pubblicità degli atti e accesso a contributi pubblici)

1. L’Ente gestore garantisce la conoscibilità degli atti adottati, assicurandone la pubblicità mediante affissione nella sua sede, mediante la pubblicazione sul proprio sito istituzionale, nonché sul sito istituzionale del comune territorialmente competente.
2. All’Ente gestore, in quanto gestore di demanio civico collettivo di interesse generale ed amministrato con criteri e modalità di tipo pubblicistico, si applicano le disposizioni che disciplinano gli incentivi da parte della Regione e degli enti territoriali, anche a valere su fondi nazionali ed europei, a favore dei soggetti pubblici.
3. Gli Enti gestori sono equiparati ai comuni ai fini della concessione di finanziamenti regionali, statali e comunitari per opere ed attività dirette all’ampliamento, al miglioramento ed alla gestione delle proprietà collettive.

Capo IV Rapporti con enti territoriali e locali

Art. 12 (Rapporti con enti territoriali e locali)

1. La Regione e gli altri enti pubblici affidano agli Enti gestori, con apposita convenzione, la gestione di parchi, riserve naturali, aree protette e simili, il cui territorio comprende interamente o in parte i beni e le terre appartenenti al demanio collettivo.
2. La Regione e i comuni possono affidare in concessione ai Comitati di amministrazione la realizzazione di interventi attinenti o connessi alle loro specifiche funzioni garantendo le risorse necessarie.
3. Al fine di valorizzare le potenzialità dei beni agro-silvo-pastorali e le finalità della tutela ambientale, gli enti pubblici territoriali sono tenuti a coinvolgere gli Enti gestori dei beni e delle terre civiche, acquisendone il preventivo parere, nelle scelte urbanistiche e di sviluppo locale, nonché nei processi di gestione forestale ed ambientale e di promozione della cultura locale. Gli enti interessati, nell’assumere le deliberazioni finali, tengono conto del parere acquisito.
4. Gli Enti gestori emettono il suddetto parere non oltre il termine previsto dalle disposizioni legislative e, in mancanza, non oltre 60 giorni dal ricevimento della richiesta. Il parere si considera acquisito favorevolmente allorché i Comitati di amministrazione medesimi non abbiano comunicato le proprie determinazioni entro tale termine.

Capo V Terre civiche: accertamento, gestione, tutela

Art. 13 (Terre civiche)

1. Ai fini della presente legge si intendono per terre e beni appartenenti al demanio collettivo, altresì dette terre civiche:
a) le terre di originaria proprietà collettiva della generalità degli abitanti del territorio di un comune o di una frazione, con le costruzioni di pertinenza, imputate o possedute da comuni, frazioni o associazioni agrarie comunque denominate, salve le più favorevoli prerogative che la legge regionale 5 gennaio 1996, n. 3 (Disciplina delle associazioni e dei consorzi di comunioni familiari montane), attribuisce a queste ultime;
b) le terre, con le costruzioni di pertinenza, assegnate in proprietà collettiva agli abitanti di un comune o di una frazione a seguito della liquidazione dei diritti di uso civico e di qualsiasi altro diritto di promiscuo godimento esercitato su terre di soggetti pubblici e privati;
c) le terre derivanti dallo scioglimento di promiscuità, da permute con altre terre civiche, da conciliazioni nelle materie regolate dalla legge 1766/1927, da acquisti ai sensi dell’articolo 22 della medesima legge e dell’articolo 9 della legge 3 dicembre 1971 n. 1102 (Nuove norme per lo sviluppo della montagna), nonché da provvedimenti di estinzione di usi civici di originaria proprietà collettiva della generalità dei cittadini residenti nel territorio di un comune o di una frazione, nonché quelli assegnati ai comuni ed alle frazioni con provvedimenti amministrativi o giurisdizionali in applicazione della legge 1766/1927 e del regio decreto 26 febbraio 1928, n. 332 (Approvazione del regolamento per la esecuzione della legge 16 giugno 1927, n. 1766, sul riordinamento degli usi civici del Regno);
d) le terre di proprietà di soggetti pubblici o privati, su cui i residenti del comune o della frazione esercitano diritti e usi civici non ancora liquidati.
2. I beni e le terre, imputati o posseduti da comuni o enti locali, si presumono di proprietà del demanio collettivo della Comunità della popolazione residente, salvo prova contraria derivante da titolo che ne dimostri l’appartenenza al patrimonio del comune, di un ente locale o di un ente pubblico.
3. I beni e le terre appartenenti al demanio collettivo di cui alle lettere a), b) e c) del comma 1 hanno categoria unica e sono, a cura della Regione, iscritti al catasto o annotati nei libri tavolari con il titolo: ‘beni civici appartenenti alla Comunità degli abitanti di...’.
4. I beni gravati da usi civici non ancora liquidati sono iscritti in catasto o annotati nei libri tavolari, a cura della Regione, con l’indicazione: ‘beni gravati da uso civico a favore della Comunità degli abitanti di...’.
5. I provvedimenti adottati dalla Regione nell’esercizio delle funzioni amministrative costituiscono titolo per la trascrizione nei registri immobiliari o per la iscrizione nei libri fondiari.
6. Per il migliore coordinamento tra azione amministrativa e giudiziaria, nel rispetto delle rispettive competenze, la Regione comunica all’Autorità giudiziaria competente l’avvio e la conclusione dei procedimenti di accertamento amministrativo, e richiede allo stesso notizia dell’avvio dei procedimenti giudiziari, acquisendo copia dei relativi provvedimenti definitivi.

Art. 14 (Accertamento)

1. Nell’interesse delle Comunità locali, sentiti i comuni interessati, l’Amministrazione regionale, entro tre anni dall’approvazione della presente legge, anche con poteri istruttori d’ufficio, provvede ad effettuare e a completare le operazioni dirette a verificare le presenza di terre e beni appartenenti al demanio collettivo delle Comunità locali e dei diritti di uso civico, nonché la natura dei diritti di godimento collettivo spettanti agli abitanti nei territori dei comuni nei quali non siano emessi provvedimenti formali di accertamento divenuti definitivi.
2. Il procedimento di accertamento di cui al comma 1 è disciplinato con regolamento regionale, da adottarsi entro centottanta giorni dall’approvazione della presente legge e previo parere della Commissione consiliare competente, nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e partecipazione degli interessati.
3. Entro il termine di cui al comma 2 la Regione provvede ad avviare e a completare le operazioni di liquidazione dei diritti di uso civico gravanti su terre private e, se corrispondente ai bisogni dell’economia locale, lo scioglimento di promiscuità tra Comunità locali, su loro espressa eventuale richiesta.
4. Per lo svolgimento delle operazioni di cui ai commi da 1 a 3, l’assessore regionale alle risorse agricole e forestali provvede alla nomina di istruttori e periti-delegati tecnici. A coloro che sono nominati periti-delegati tecnici è affidato lo svolgimento di ogni ricerca idonea all’accertamento, con ogni più ampio mezzo di prova, anche attraverso ricerche di carattere storico-giuridico.
5. Eventuali disposizioni speciali di leggi anteriori o eventuali sentenze passate in giudicato, attraverso le quali sia stato assicurato un diritto particolare ad alcune categorie di persone, costituiscono mezzo di prova ai sensi del presente articolo.
6. I progetti finali di verifica dei terreni demaniali, nonché quelli di liquidazione degli usi civici, corredati dalle relazioni storico-giuridiche, sono inviati alla Direzione competente della Regione e a cura di questa vengono trasmessi ai comuni, con l’obbligo di deposito presso gli uffici comunali a disposizione del pubblico per novanta giorni consecutivi.
7. Notizia di tale deposito è data, a cura del Sindaco, con avviso da pubblicarsi all’albo pretorio, sul sito istituzionale del comune, in ogni bacheca frazionale, nella stampa locale, e attraverso ogni più ampio mezzo di conoscenza per le Comunità interessate.
8. Chiunque può prendere visione di tali progetti e, entro il termine di cui al comma 6, può presentare osservazioni e reclami alla Direzione competente della Regione.
Entro i successivi 60 giorni il perito delegato tecnico provvede alle eventuali modifiche e rettifiche tecniche del progetto.
9. In assenza di opposizioni, l’assessore alle risorse agricole e forestali provvede con decreto all’approvazione del progetto, nell’interesse delle Comunità locali. Tale provvedimento è titolo per la trascrizione nei registri immobiliari o per l’iscrizione nei libri fondiari.
10. L’opposizione al decreto dell’assessore alle risorse agricole e forestali è regolata dalle norme sull’opposizione al decreto del Commissario agli usi civici di cui alla legge 1766/1927, il quale decide sull’opposizione nell’esercizio delle sue funzioni giurisdizionali.
11. Gli oneri relativi alle operazioni di accertamento sono a carico della Regione, anche con riferimento alle spese e competenze degli istruttori e periti-delegati tecnici.
12. La Regione provvede a richiedere la trascrizione dell’accertamento nei registri immobiliari o l’iscrizione nei libri fondiari assumendo le relative spese.
13. Al fine di salvaguardare il patrimonio civico, le Comunità, gli Enti gestori, nonché ogni interessato e i comuni possono presentare istanza motivata e documentata affinché la Regione proceda alla riapertura delle operazioni di accertamento per quelle terre che siano state oggetto di provvedimenti di archiviazione.

Art. 15 (Accertamento su terre contestate)

1. In caso di contestazione tra un comune o altro ente locale o altro ente pubblico ed una Comunità locale sulla natura o sulla titolarità di terre o diritti di uso civico la Regione, sentiti i soggetti coinvolti, può disporre un nuovo accertamento, anche su istanza di una o entrambe le parti interessate.
2. In ogni caso, la Regione può promuovere, anche su istanza di una o entrambe le parti interessate, un accordo di natura transattiva con la finalità di garantire la tutela ambientale delle terre, preservare la loro destinazione agro-silvo-pastorale e promuoverne lo sviluppo.
3. L’accordo raggiunto dalle parti è approvato con decreto dell’assessore alle risorse agricole e forestali, da adottarsi secondo il regolamento di cui all’articolo 14, comma 2, il quale costituisce titolo per la trascrizione nei registri immobiliari o per l’iscrizione nei libri fondiari, da effettuarsi a cura e spese della Regione.

Art. 16 (Liquidazione dei diritti di uso civico su terre private e scioglimento delle promiscuità)

1. La Regione avvia le operazioni concernenti la liquidazione dei diritti su terre private e lo scioglimento delle promiscuità tra Comunità locali stanziate su più comuni o frazioni di comuni, o fra due frazioni altresì dello stesso comune. Non sono soggetti a liquidazione i diritti di uso civico di pesca e, in genere, i diritti di uso civico su beni demaniali o su beni di proprietà pubblica, né su beni collettivi delle Comunità locali.
2. Per la liquidazione dei diritti di uso civico su terre private, è dovuto alla Comunità locale un compenso corrispondente ad una porzione del fondo gravato dal diritto, ai sensi delle disposizioni di cui all’articolo 5 della legge 1766/1926 in quanto compatibili.
3. Laddove non sia possibile procedere ai sensi del comma 2, è corrisposta alla Comunità locale una somma di denaro corrispondente al valore attuale delle terre o dei beni ceduti.
4. Con lo scioglimento delle promiscuità, la titolarità delle terre e dei beni è attribuita alla Comunità locale residente nel comune sul cui territorio i beni o la maggioranza degli stessi sono localizzati, e vanno a costituire o integrare il demanio collettivo appartenente alla Comunità stessa.
5. La Comunità locale che acquisisce la titolarità delle terre e dei beni è tenuta a corrispondere alla Comunità locale cedente una somma di denaro corrispondente al valore attuale dei beni ceduti.
6. Lo scioglimento di promiscuità può avvenire anche mediante permuta.
7. Il procedimento di liquidazione e di scioglimento delle promiscuità è disciplinato con il regolamento di cui all’articolo 14, comma 2.

Art. 17 (Istruttori e periti-delegati tecnici)

1. Per l’affidamento degli incarichi inerenti agli accertamenti di cui agli articoli 14 e 15, il Servizio competente della Regione predispone un apposito elenco, costituito da sezioni distinte per gli istruttori e per i periti- delegati tecnici.
2. I compensi per le prestazioni professionali sono a carico della Regione, che vi provvede mediante capitolo _____ UBI _______.
3. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, il Presidente della Regione, previa deliberazione della Giunta e su proposta dell’assessore alle risorse agricole e forestali, nonché previo parere della Commissione consiliare competente, emana il regolamento per disciplinare i compiti, i requisiti professionali degli istruttori e dei periti delegati tecnici e le modalità di accesso all’elenco.

Art. 18 (Archivio regionale delle terre civiche)

1. Al fine di promuovere la certezza del diritto, la buona amministrazione e la corretta conservazione del patrimonio archivistico, ferma restando la proprietà di ciascun documento e settore di archivio, presso la direzione competente della Regione è istituito l’archivio regionale delle terre civiche.
2. Le modalità per l’organizzazione e il funzionamento e la fruizione pubblica dell’archivio di cui al precedente comma sono stabilite con deliberazione della Giunta regionale.
3. L’archivio conserverà tutta la documentazione amministrativa inerente i beni e le terre appartenenti al demanio collettivo, tra cui le carte tecniche regionali delle terre civiche, le mappe tavolari e catastali esistenti, nonché la documentazione di carattere storico-giuridico.
4. La documentazione amministrativa possiede natura meramente ricognitiva e conoscitiva ed eventuali errori o omissioni non incidono sui diritti delle Comunità locali.

Art. 19 (Inventario e cartografia delle terre e dei beni appartenenti al demanio collettivo e dei diritti di uso civico)

1. La Regione forma e aggiorna l’inventario delle terre e dei beni appartenenti al demanio collettivo, nonché dei diritti di uso civico sulla base dei provvedimenti di accertamento.
2. L’inventario ha natura ricognitiva e conoscitiva e le eventuali omissioni non incidono sui diritti delle Comunità locali.
3. Nell’ambito del progetto generale del sistema cartografico regionale sono previsti appositi software per la creazione di un sistema informativo che garantisca la fruizione pubblica in merito alla consistenza delle terre e dei beni appartenenti al demanio collettivo, al fine di rendere il prodotto cartografico disponibile agli interessati.

Art. 20 (Regolamento per la gestione delle terre civiche)

1. Entro centottanta giorni dall’approvazione della presente legge e previo parere della Commissione consiliare competente, la Giunta regionale adotta il regolamento per la gestione delle terre civiche, disciplinante l'esercizio dei diritti civici degli utenti, determinandone il contenuto e i limiti.

Art. 21 (Destinazione delle risorse derivanti dai beni e dalle terre appartenenti al demanio collettivo)

1. I proventi e le risorse finanziarie derivanti dai beni e dalle terre appartenenti al demanio collettivo sono destinate all’amministrazione ed alla gestione del demanio collettivo e alla manutenzione ordinaria e straordinaria. Le eccedenze possono essere destinate all’incremento del demanio collettivo ed alla erogazione di servizi al territorio ed alla popolazione ivi residente, mediante attività di tipo commerciale, turistico e culturale.

Art. 22 (Sanatoria di costruzioni edilizie)

1. Le opere realizzate su terreni appartenenti al demanio collettivo o gravati dall’esercizio di diritti di uso civico senza la prescritta autorizzazione all’alienazione possono ottenere la sanatoria edilizia di cui all’articolo 32 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 (Norme in materia di controllo dell'attività urbanistico-edilizia, sanzioni, recupero e sanatoria delle opere abusive), previo rilascio dell’autorizzazione alla vendita.
2. Al fine di conseguire detta sanatoria, il proprietario dell’opera permuta terre di cui è proprietario, aventi valore corrispondente, per qualità e caratteristiche, a quelle oggetto di occupazione abusiva; in via subordinata, corrisponde una somma ragguagliata al valore attuale della costruzione e delle pertinenze (con un massimo di tre volte rispetto all’area coperta dal fabbricato) nelle seguenti percentuali: 1 per cento se si tratta di possesso avvenuto prima del 1927, 3 per cento se si tratta di prima casa e se costruita prima del 1952, 5 per cento se si tratta di altra abitazione se costruita prima del 1952, 10 per cento se si tratta di edifici adibiti ad uso diverso da quello abitativo se costruiti prima del 1952.
3. A richiesta dell’interessato, le somme dovute ai sensi del comma 2 possono essere rateizzate in cinque annualità con l’applicazione dell’interesse annuo del cinque per cento.

Art. 23 (Declassificazione)

1. Le terre ed i beni del demanio collettivo appartenente alle Comunità locali che, alla data del 31 dicembre 2000, risultano da tempo aver perduto in modo irreversibile la conformazione fisica e la destinazione funzionale di terreni agrari, boschivi e pascolivi, per effetto di utilizzazioni improprie ormai consolidate, e che non siano riconvertibili all’uso collettivo agro-silvo-pastorale, possono essere declassificate ai fini della successiva alienazione dalla Regione esclusivamente per opere di pubblica utilità, su istanza di chiunque vi abbia interesse, sentiti l’Ente gestore su cui i beni insistono, fatti salvi gli indennizzi, e avuto riguardo al reale beneficio per la Comunità locale rappresentato dal mutamento di fatto della primitiva destinazione.
2. La somma a titolo di indennizzo è attribuita all’Ente gestore se la terra o il bene appartengono al demanio collettivo o concernono l’esercizio di un uso civico. Tale somma deve essere destinata al miglioramento ed alla valorizzazione ambientale del demanio collettivo e, dove possibile, al suo incremento produttivo.
3. La Regione provvede a richiedere il parere all’Ente gestore competente, e quindi autorizza, previa declassificazione, l’alienazione del terreno occupato dalla costruzione.
4. Le opere si conformano alle vigenti disposizioni in materia ambientale.
5. L’importo ricavato dall’alienazione è destinato al miglioramento e alla valorizzazione ambientale del demanio collettivo ed al suo incremento produttivo.

Art. 24 (Convalida delle autorizzazioni)

1. L’assessore alle risorse agricole e forestali convalida le autorizzazioni all’alienazione o al mutamento di destinazione di terreni di uso civico rilasciate in assenza di provvedimento di assegnazione alla categoria a) di cui all’articolo 11 della legge 1766/1927 quando l’atto di alienazione è stato stipulato o trascritto ovvero quando il mutamento di destinazione è stato realizzato anteriormente al 1952.

Art. 25 (Assegnazione a categoria)

1. Perde ogni effetto la distinzione tra le categorie a) e b) previste dall’articolo 11 della legge 1766/1927.

Art. 26 (Autorizzazione all’alienazione e al mutamento di destinazione)

1. Per l’alienazione e il mutamento di destinazione dei beni e delle terre appartenenti al demanio collettivo e dell’esercizio dei diritti di uso civico sulle terre e sui beni appartenenti al demanio collettivo e al demanio pubblico, gli Enti gestori ed i comuni devono richiedere l’autorizzazione all’assessore alle risorse agricole e forestali.
2. L’assessore alle risorse agricole e forestali può autorizzare, nell’interesse ambientale e paesaggistico, l’alienazione di terreni soltanto in presenza di finalità di interesse della frazione coinvolta e in caso di possesso avvenuto prima del 1952, nonché nel caso di fondi che per le loro esigue estensioni non si prestano ad alcuna forma di utilizzazione agro-silvo-pastorale. In ogni caso deve essere garantita la proficua gestione patrimoniale dei suddetti terreni, e deve sussistere un reale beneficio per la Comunità locale.
3. Il prezzo della alienazione è determinato secondo il valore di mercato del bene. Nel rilasciare la autorizzazione la Regione valuta la congruità dell’importo di stima.
4. L’autorizzazione regionale all’alienazione o mutamento di destinazione deve contenere la clausola di retrocessione delle terre all’ente alienante nel caso in cui non si siano realizzate le finalità per le quali l’alienazione e il mutamento di destinazione sono state autorizzate nel termine previsto dall’atto stesso, nonché il diritto di prelazione in favore dell’alienante in caso di successive alienazioni.
5. I proventi introitati a seguito delle alienazioni e dei mutamenti di destinazione degli stessi sono destinati a interventi volti all’incremento quantitativo o produttivo e alla valorizzazione dei beni medesimi ovvero per opere di interesse collettivo della popolazione.
È fatto divieto ai comuni di incamerare proventi derivanti a qualsiasi titolo dalle alienazioni e mutamenti di destinazione suddetti.
6. Al fine della conservazione della consistenza del patrimonio civico, la Regione dispone che i beni di cui è autorizzata l’alienazione siano sostituiti con altri di eguale valenza ambientale. Ogni vincolo caratterizzante le terre ed i beni appartenenti al demanio collettivo delle Comunità locali, nonché di uso civico, è trasferito sui beni di nuova acquisizione.

Art. 27 (Costituzione di diritti reali e permuta)

1. Per la costituzione di diritti reali e per le permute aventi ad oggetto terre e beni appartenenti al demanio collettivo delle Comunità locali e per i beni di uso civico si applicano le disposizioni di cui all’articolo 26.
2. Le permute sono consentite solamente previo accertamento della corrispondenza del valore dei terreni oggetto della permuta stessa.
3. Ogni vincolo caratterizzante le terre e i beni appartenenti al demanio collettivo delle Comunità locali, nonché di uso civico, è trasferito sulle terre e sui beni di nuova acquisizione.

Art. 28 (Variazione d’uso)

1. Le terre e i beni appartenenti al demanio collettivo delle Comunità locali sono destinati in perpetuo all’uso agricolo, boschivo o pastorale, nonché alle attività connesse.
2. In deroga a quanto previsto dal comma 1, le terre e i beni appartenenti al demanio collettivo delle Comunità locali possono essere destinati dall’Ente gestore ad uso turistico e sportivo, sentita la Comunità locale, previa autorizzazione della Regione, che verifica la conformità della variazione d’uso agli interessi generali della Comunità, la compatibilità con le esigenze di tutela ambientale, la conformità al carattere del bene del patrimonio collettivo e la rispondenza al pubblico interesse.
3. L’autorizzazione deve contenere la clausola di ripristino delle terre alla antica destinazione qualora venga a cessare lo scopo per il quale è stata accordata e l’obbligo di ripristino nello stato originario.
4. Al fine di assicurare la conservazione della consistenza del patrimonio collettivo agro-silvo-pastorale, la Regione indica, su proposta dell’amministrazione interessata nuove terre o beni da vincolare alle attività agro-silvo-pastorali.

Art. 29 (Tutela)

1. Al fine di tutelare le terre civiche e l’esercizio dei diritti di uso civico, dei quali non è contestata la natura da occupazioni, manomissioni e danneggiamenti, la tutela viene esercitata dal personale di vigilanza dei comuni e dagli agenti del corpo forestale regionale, in via sussidiaria e in collaborazione con gli organi della Comunità locale.
2. Il Presidente della Regione, o per sua delega il sindaco, ordina, previa diffida, il ripristino delle terre manomesse nonché il rilascio delle terre occupate entro il termine di 60 giorni dalla notifica dell’atto.

Art. 30 (Entrata in vigore)

La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione.