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"La Vicìnia"
Novembar dal 2015
 

L’assessore regionale alle infrastrutture, mobilità, pianificazione territoriale, lavori pubblici, edilizia, Mariagrazia Santoro
Il contributo degli Assetti fondiari collettivi alla stesura del Piano paesaggistico regionale
SENZA COMUNITà E SENZA AGRICOLTURA NON ESISTE PAESAGGIO MONTANO
Il Coordinamento regionale partecipa alle consultazioni avviate dalla Regione anche in Carnia

[M. Z.]
Dal 10 al 20 novembre, nelle Vallate della Carnia, si svolgono i pubblici incontri per l’avvio del processo partecipativo promosso da Regione e Comunità montana in vista della stesura del Piano paesaggistico regionale.
Il Coordinamento regionale della proprietà collettiva ha predisposto un volantino che verrà diffuso ad Tolmezzo, Ampezzo, Paluzza e Comegliàns per ribadire il contributo garantito dalla gestione comunitaria degli Assetti fondiari collettivi alla protezione e alla valorizzazione dell’ambiente montano.


Le richieste del Coordinamento alla Regione e ai Comuni

Gli Assetti fondiari collettivi (o Proprietà collettive o Usi civici), in virtù della loro destinazione agro-silvo-pastorale vincolata e della loro gestione comunitaria e patrimoniale sono già, per legge, Beni paesaggistici tutelati.
Occorre, pertanto, che siano tutti compresi nel Piano Paesaggistico Regionale.
Occorre che, in tutti i Comuni della Carnia, siano ultimati gli Accertamenti, previsti dalla legge statale 1766/1927, completando le operazioni anche a Ampezzo, Cercivento, Enemonzo, Lauco, Ligosullo, Paularo, Prato Carnico, Preone, Raveo, Socchieve, Treppo Carnico, Verzegnis e Zuglio.
Occorre che siano revisionati i Bandi di archiviazione inspiegabilmente emanati nei Comuni di Amaro, Arta Terme e Villa Santina.
Occorre porre fine a ogni forma di usurpazione e privatizzazione e a ogni gestione verticistica e antidemocratica degli Assetti fondiari collettivi da parte della Pubblica amministrazione, come nei Comuni di Cavazzo, Forni Avoltri, Forni di Sotto, Ravascletto, Sutrio, Zuglio...
Occorre che i Comuni trasferiscano immediatamente l’amministrazione degli Assetti fondiari collettivi ai Comitati popolari previsti dalle leggi statali 278/1957 e 97/1994 e dalla legge regionale 3/1996, nello spirito della Costituzione repubblicana (artt. 2 – riconoscimento delle formazioni sociali - e 118 – sussidiarietà orizzontale), sull’esempio di quanto avviene in Cadore (50 Regole) e in Trentino (100 Amministrazioni separate), nonché a Collina, Givigliana e Tors, Liariis, Ovasta, Priola e Noiariis, Pesariis, Tualiis e Noiaretto.
Occorre che la Comunità montana diffonda capillarmente i dati sulla situazione fondiaria e sulle diverse Proprietà collettive della Carnia elaborati dal Servizio Sistemi Informativi Territoriali Ambiente e Risorse del Territorio.
Dato che una politica forestale, pascoliva e agraria nei territori montani non si risolve in termini di gestione economica e ambientale se non ponendo rimedio alle patologie fondiarie attraverso modelli di Proprietà collettive locali, occorre: - consentire agli enti esponenziali degli Assetti fondiari collettivi di acquisire nuove superfici territoriali, assicurando a queste i requisiti della demanialità civica (inalienabilità, inusucapibilità, imprescrittibilità e immutabilità di destinazione); - promuovere e favorire iniziative per l’istituzione di comitati di ricostituzione o di nuova costituzione di Proprietà collettive; - favorire l’ampliamento e la nuova formazione di Dominii collettivi; - estendere agli enti esponenziali delle Proprietà collettive le agevolazioni dell’usucapione speciale abbreviata per i territori montani.