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"La Vicìnia"
Lui dal 2005
 
Appello contro la privatizzazione delle Proprietà collettive
NO ALLA LIQUIDAZIONE

Che cosa sono gli usi civici

Per usi civici si intendono quei diritti proprietari, gravanti su notevoli estensioni di terre, che si sono venuti consolidando nel corso dei secoli a favore dei poveri e delle plebi contadine esclusi da ogni altro diritto, che da queste terre traevano le risorse necessarie alla sopravvivenza propria e delle loro famiglie, attraverso regole e statuti di prelievo e di coltivazione che garantivano la riproducibilità e la tutela delle risorse naturali. Con la modernità queste terre hanno subito un doppio processo di spopolamento e di abbandono da parte delle popolazioni contadine in via di proletarizzazione e di progressiva recinzione e privatizzazione che ne escludeva forzosamente i legittimi proprietari. Questa dinamica continua tutt’oggi con diverse motivazioni: le alienazioni e usurpazioni di queste terre si sono moltiplicate anche per iniziative discutibili e illegittime degli enti locali che hanno favorito alienazioni e trasformazioni urbanistiche su queste terre ad uso edificatorio e privatistico, senza tener alcun conto dei diritti dei proprietari e delle popolazioni locali. A questo si aggiunge lo spopolamento avvenuto dei piccoli centri agricoli e rurali per effetto dei processi di inurbamento con il conseguente abbandono delle terre civiche, divenute così facile preda della speculazione privata, pur essendo soggette a tutela paesaggistica e in permanenza degli antichi diritti proprietari. Con questa iniziativa il Comitato che si è costituito a difesa degli usi civici e delle proprietà collettive, si propone di ostacolare l’approvazione di un testo di legge unificato sulla alienazione degli usi civici all’esame del Parlamento, e di promuovere un progetto alternativo di utilizzo delle terre civiche a sostegno di uno sviluppo locale e rurale partecipato e sostenibile, rispettoso dell’ambiente, delle risorse naturali e del territorio.


Appello

Operando nelle istituzioni e nel sociale, siamo molto preoccupati dell’attuale orientamento culturale e politico che – in totale ed acritica subalternità alla cultura neoliberista – fa perno su un individualismo proprietario dirompente, incapace di dare riconoscimento a quei valori comuni e condivisi, sui quali – anche per volontà dei Costituenti – va fondato lo Stato e la società civile. Ci preoccupa in particolare il Disegno di Legge n. 1131, attualmente ancora in discussione al Senato, abrogativo delle proprietà collettive, cioè di quel vasto patrimonio di terre, tra i 5 e 10 milioni di ettari, nonché di storie e di valori, che le popolazioni contadine hanno consegnato alla modernità e che nell’attuale momento storico la crisi irreversibile del liberismo economico imporrebbe invece di valorizzare. Non ignoriamo che i beni comuni furono all’origine della riflessione socialista e libertaria, anche come bersaglio polemico per una nuova, più moderna organizzazione dello Stato e della società civile. Vorremmo evitare tuttavia che essi siano consegnati senza adeguata riflessione e senza apprezzabili riserve alla furia iconoclasta del libero mercato – cioè in sostanza alla libera e incontrollata disponibilità del capitale privato e di clientele politico-finanziarie ansiose di recuperare la propria capacità di rendita e di profitto a spese della collettività. Già ora è possibile per gli Enti di Gestione – Università o Associazioni agrarie, Amministrazioni comunali, ecc. – disporre la vendita, per quote limitate, dei demani civici di loro pertinenza, ma la disciplina vigente (la legge 1766/1927 e il relativo regolamento n. 332/1928) esige che tali vendite corrispondano non all’interesse economico dell’Ente che le dispone, bensì a quello conservativo delle popolazioni proprietarie, cui le terre spettano; a tutela di questo interesse, esige che la proposta di vendita sia previamente autorizzata dalla Amministrazione Regionale territorialmente competente; esige infine che il corrispettivo stabilito tra le parti sia adeguato al valore delle terre, e acquisito al separato bilancio della Comunità, non a quello dell’Ente di gestione. Quest’ultimo punto è di particolare delicatezza, perché – nonostante l’obbligo di legge – mai o quasi mai i Comuni hanno provveduto a una gestione patrimoniale e finanziaria dei beni civici distinta da quella del loro patrimonio disponibile, sempre o quasi sempre si sono appropriati dei beni civici o del loro valore, si sono appropriati e si appropriano dei loro frutti o dei corrispettivi che ne derivano. La proposta legislativa in discussione non fa che convalidare e radicalizzare questa prassi illegittima. Infatti, la prospettiva della alienazione pura e semplice delle terre civiche, senza alcuna condizione ed a scopo direttamente finanziario, con l’obiettivo di rimpinguare le casse comunali, ma anche indirettamente a scopo clientelare, rischia di diventare l’unica perseguibile dalla nuova legge. Non vi è infatti alcuna ragione per rendere possibile l’immissione sul mercato, a disposizione del capitale finanziario e quindi della speculazione, di questo vasto patrimonio di terre, per sé suscettibili di utilizzo a vantaggio generale e in ogni caso già ora, in base alle leggi vigenti, vincolate a prospettive di conservazione ambientale ed ecologica, che con la nuova legge potrebbero andare sicuramente perdute.

Vi inviamo il presente appello non certo per denunciare genericamente questa prospettiva, ma per chiedere il sostegno necessario ad un approfondimento della situazione e alla individuazione di tutte le iniziative suscettibili di promuovere la conservazione, la difesa e l’implementazione dei beni civici – cioè dei beni fondiari appartenenti in forma collettiva alle popolazioni locali, comunque essi si chiamino o si definiscano e a chiunque giuridicamente vadano imputati. In questo spirito, invitiamo gli Enti Locali (Comuni, Province e Regioni) a salvaguardare e difendere gli usi civici presenti nel loro territorio, garantendone in primo luogo l’inalienabilità e la proprietà collettiva, contro il moltiplicarsi degli abusi e delle usurpazioni di interesse esclusivamente privato che oggi vi allignano e, d’intesa con i legittimi proprietari e le comunità locali, a favorire e promuovere forme innovative di gestione associata e cooperativa di questo patrimonio ai fini della salvaguardia e valorizzazione ambientale ed ecologica del territorio.

Primi firmatari: Umberto Bardella, Giacomo Bazzani, Paolo Beni, Paolo Berdini, Giovanni Berlinguer, Marco Bersani, Riccardo Bocci, Patrizia Bonelli, Mauro Bonaiuti, Elia Bosco, Antonio Bruno, Natalina Candelo, Franco Carletti, Francesco Chiriaco, Franco Cassano, Antonio Castronovi, Mario Cena, Marinella Correggia, Massimo Covello, Vezio De Lucia, Roberto Della Seta, Piero Di Siena, Benito Fiori, Pietro Folena, Giovanni Franzoni, Walter Mancini, Margherita Granero, Renato Grimaldi, Paolo Roberto Imperiali, Rosario Lembo, Athena Lorizio, Alberto Magnaghi, Stefania Magnani, Gloria Malaspina, Eliana Martoglio, Francesco Martone, Felice Mazza, Emilio Molinari, Sandro Morelli, Giorgio Nebbia, Luigi Nieri, Antonio Onorati, Fabio Parascandolo, Gaia Pallottino, Tonino Perna, Ciro Pesacane, Riccardo Petrella, Maurizio Picca, Anna Pizzo, Carlo Podda, Giuseppe Prestipino, Guglielmo Ragozzino, padre Ottavio Raimondi, Giovanna Ricoveri, Domenico Rizzuti, Gabriella Rossi Crespi, Franco Russo, Giulio Russo, Edoardo Salzano, Enzo Scandurra, Marisa Scioratto, Patrizia Sentinelli, Sabina Siniscalchi, Gianni Tamino, Riccardo Troisi, Valentino Tosatti, Sauro Turroni, Alex Zanotelli.

Chi ritiene di condividere le nostre preoccupazioni e i contenuti del presente appello, è pregato di comunicare la sua adesione ad uno degli indirizzi sotto riportati:

fr.carletti@tiscali.it
acastronovi@lazio.cgil.it
segreteriagenerale@flai.it (Franco Chiriaco)
f.martone@senato.it
ricoveri2004@libero.it