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"La Vicìnia"
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Riflessioni dopo la firma del decreto “Terrevive” e del protocollo sui terreni confiscati alle mafie
LA TERRA NON SI FABBRICA
Da “Bio@gricoltura Notizie” del 3 agosto

Nelle scorse settimane sono stati sottoscritti due importanti provvedimenti: il decreto “Terrevive”, predisposto dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, e un protocollo sulla gestione dei 2200 terreni sequestrati alle mafie fra il ministero delle Politiche Agricole e l’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata.
“Aiab” ha commentato sulla sua newsletter entrambi i dispositivi.


La terra non si fabbrica

È stato firmato il decreto “Terrevive” con cui il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze – dà il via alla vendita e all’affitto di circa 5.500 ettari di terreni, destinandoli innanzitutto agli agricoltori under 40.
Nonostante l’iniziativa promossa per favorire il ricambio generazionale e rilanciare l’imprenditoria agricola sia un risultato positivo rispetto al degrado e all’abbandono in cui spesso la pubblica amministrazione ha lasciato i terreni di proprietà pubblica, ad un’analisi più attenta, il decreto è una “manovra fuorviante”: non è con l’alienazione dei terreni pubblici che si può rilanciare l’agricoltura e risolvere il problema del ricambio generazionale. La nostra esperienza ci dice che servono politiche ad hoc e una banca della terra.
In questa tranche, l’Agenzia del Demanio ha messo in vendita oltre 80 terreni agricoli dello Stato in Puglia, Basilicata, Toscana, Umbria, Lazio, Veneto per un valore complessivo di vendita di oltre 1,5 milioni di euro. Una manovra che, vista la tendenza alla concentrazione della terra in mano a pochi in atto nel nostro paese e la cronica mancanza di credito in agricoltura - soprattutto per quella di piccola scala - rischia di aggravare la situazione e dare i terreni in mano alle mafie.
Se con quest’iniziativa si intende far “rivivere” i terreni statali adatti alla coltivazione, trasformandoli in un’occasione di lavoro per le nuove generazioni, allora sarebbe il caso di modificarne i criteri: no alla (s)vendita del demanio pubblico che toglie alla comunità per dare al singolo (con il portafoglio più gonfio); inoltre, un’asta al miglior offerente non può esser un criterio d’assegnazione di un bene pubblico: l’assegnazione dei terreni deve essere legata alla progettualità, perché un’agricoltura non vale l’altra.
Per concludere, un termine di paragone: quello che ci viene riportato come una grande conquista per l’accesso alla terra non sono che bruscolini...
Solo nella regione Lazio i terreni pubblici agricoli sono oltre 220.000 ettari, e la sola Castel di Guido, Azienda Agricola biologica dell’amministrazione pubblica in dismissione occupa 2000 ettari. Quindi, 5500 ettari in tutta Italia, di che stiamo parlando?
La Terra non si fabbrica, quindi sarebbe opportuno smettere di venderla.

Marta Dipierro, Aiab Lazio

http://aiab.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3201:la-terra-non-si-fabbrica&catid=241:ban-3-agosto-2015&Itemid=163


Quale futuro per i beni confiscati?

“Aiab” esprime soddisfazione per il protocollo firmato il 30 luglio tra il ministero delle Politiche Agricole e l’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni Sequestrati e Confiscati alla Criminalità Organizzata (“Anbsc”) che sancisce il rafforzamento della collaborazione tra “Mipaaf” e Agenzia stessa per la gestione dei 2200 terreni sequestrati alle mafie.
«Positivo l’accordo – dice Vincenzo Vizioli, presidente di “Aiab” – così come l’idea di destinare i terreni a finalità sociali, che rappresentano anche la possibilità per i giovani di accesso alla terra. È importante però che non si cada nella tentazione di vendere queste terre che devono rimanere patrimonio della collettività».
L’accordo ha l’obiettivo di rafforzare la collaborazione per lo sviluppo di progetti legati alla qualità, alla sicurezza alimentare, alla tutela ambientale e a protezione dei consumatori per finalità istituzionali o sociali, insieme a una più efficiente gestione dei terreni e delle aziende agricole confiscate. Il Ministero metterà a disposizione le proprie competenze tecniche per il supporto nella definizione di atti di indirizzo, strategie e modalità operative e gestionali innovative.
Sono oltre 2.200 i terreni confiscati in gestione dell’Agenzia, di cui 1.686 in via definitiva e che verranno destinati e riassegnati tramite decreto dell’“Anbsc”.

http://aiab.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3200:firmato-protocollo-con-agenzia-beni-confiscati&catid=241:ban-3-agosto-2015&Itemid=163