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"La Vicìnia"
Avrîl dal 2005
 

Il documento presentato all’assessore regionale Franco Iacop dal Coordinamento regionale tra i Comitati per l’Amministrazione separata degli Usi civici e i Consorzi di Comunioni familiari delle Terre collettive
ASSISTENZA GESTIONALE ALLE PROPRIETà COLLETTIVE

[Coordinamento regionale Usi Civici e Proprietà Collettive; Carlo Grgic, coordinatore regionale; Delio Strazzaboschi, responsabile di progetto (Udin, 27.1.2005)]
In dottrina, si suole distinguere fra Usi civici in senso stretto (godimento di diritti delle popolazioni di trarre solo alcune utilità dalle terre di proprietà privata, collettiva o più spesso comunale) e Domini collettivi (forme di proprietà collettiva, ovvero terre comuni dalle quali la collettività, che ne è la proprietaria, ha diritto di ritirare tutte le utilità che esse possono dare). Le espressioni Usi civici, diritti d’Uso civico, Terre civiche, Terre d’Uso civico, ed altre analoghe, vengono spesso usate in modo generico e promiscuo per indicare una serie di situazioni, previste e disciplinate nel nostro ordinamento giuridico, molto diverse tra loro. Per comodità di linguaggio le 3 distinzioni assumono la valenza generica di Usi civici in “senso ampio”. In ogni caso, il regime giuridico dei beni d’Uso civico ha i caratteri propri di quelli demaniali, in quanto inalienabili (salvo autorizzazione, nei casi e modi di legge), incommerciabili, imperscrittibili e non suscettibili di usucapione, di pignoramento o esecuzione forzata. Storicamente, i terreni d’Uso civico non furono mai ritenuti solo a destinazione agro-silvo-pastorale: sono ben noti e documentati il diritto di occupare frazionando parcelle di terra per farsi la casa o l’acquisizione a titolo colonico di terre incolte, il diritto di cavare pietre o di trarre materiale per attività artigiane, i diritti di svolgere attività pescherecce e, a volte, anche il diritto di tenere banchi commerciali o altri simili. Anche nella nostra Regione, i diritti di Uso civico e di Proprietà collettiva sono stati esercitati dalle popolazioni interessate da tempo immemorabile (trattasi infatti di realtà che preesistono alla creazione degli attuali Comuni) e sono tuttora particolarmente sentiti nonché diffusamente e costantemente esercitati, mantenendo piena attualità e rilevanza anche sotto il profilo sociale ed economico. L’esercizio dei diritti d’Uso civico e la gestione delle Proprietà collettive hanno rappresentato la prima forma di organizzazione economica e patrimoniale delle comunità ed il primo livello di partecipazione popolare alla cosa pubblica. Usi civici e Domini collettivi possono quindi ben essere annoverati tra le formazioni sociali ove si svolge e si sviluppa la personalità dell’uomo, garantite come tali dalla Costituzione repubblicana, all’articolo 2, e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni unite il 10.1.1948.

Attualità del ruolo civico

In Friuli-V. G. i diritti civici sono prevalentemente esercitati mediante attività di gestione agricola, pastorale, forestale, ma anche della pesca, del turismo e della cultura.

Le caratteristiche dei Domini collettivi regionali offrono contributi operativi concreti e consolidati nel tempo. Le Proprietà collettive sono perfettamente rispondenti al concetto di conservazione dinamica, essendo pienamente integrate nella loro storia, nel loro ambiente, nella loro cultura. è appoggiandosi a questa continuità storica, a questa narrazione continua, a questa forza dinamica che i Domini collettivi, nelle loro più disparate forme e nomenclature, sono in grado di suggerire paradigmi di aggregazione sociale, di uso e sviluppo del territorio con modalità sostenibili, offrendo contributi operativi sostanziali, per garantire alle generazioni future un mondo vivibile. La gestione dei Diritti civici appare altresì capace di costruire una forma di capitale sociale che permette di risolvere i problemi relativi all’uso ed alla conservazione di quei Beni collettivi (la terra, l’aria, l’acqua ed in genere tutte le risorse naturali) che contribuiscono tanto alla loro attività produttiva, quanto al benessere sociale della comunità in cui sono inseriti.
Oggi, però le implicazioni delle Terre di Uso civico e collettive, con la nuova nozione di governance e con i principi che essa sta introducendo nelle politiche di sviluppo locale, sono molteplici e significative per dare impulso al loro insostituibile ruolo nella gestione democratica dello stesso sviluppo. Ciò significa, come in qualche caso già accade, che le Associazioni civiche possono prendere tutte le iniziative che ritengono utili e necessarie allo svolgimento dei loro compiti, senza dovere attendere dall’alto promozioni o direttive che non siano quelle necessarie al coordinamento in sede programmatica. Non solo, ma va ulteriormente sviluppata la concreta possibilità di incidere nelle aree tematiche della stessa politica territoriale degli Enti pubblici che la gestiscono, partecipando alla loro formazione e implementazione in maniera paritetica. Si tratta di un riallineamento di ruolo degli attori dello sviluppo su basi paritarie, in uno Stato non più unico imprenditore, in cui attori non istituzionali, come le Associazioni civiche, diventano parte complementare integrante, se non addirittura motori, delle iniziative di sviluppo.
La valorizzazione della Proprietà collettiva con finalità di produzione, accumulazione e distribuzione di beni è necessaria alle decisioni di pianificazione e gestione della vita pubblica e di sviluppo sostenibile delle risorse ambientali. Peraltro, la Proprietà collettiva non ha intenti lucrativo-speculativi, ma mira a fornire beni o servizi od occasioni di lavoro direttamente ai componenti della collettività locale. Ovvero, pur non dirette a realizzare interessi lucrativo-speculativi, emergono finalità eminentemente economiche, sì da caratterizzare la struttura organizzativa in termini di organizzazione con scopo economico, diretto cioè a conseguire un vantaggio patrimoniale collettivo.
Di conseguenza, alcuni compiti moderni per Usi civici e Proprietà collettive possono essere così indicati, ancorché se in modo non esaustivo:
- gestire modernamente il Patrimonio collettivo, coniugando ai fini dell’efficienza e dell’efficacia, ma anche della trasparenza, finalità e controlli pubblicistici con strumenti e modalità gestionali di tipo privatistico;
- operare sull’intero territorio regionale, coordinandosi con i piani paesistici (a tutela della funzione prevalentemente conservativa degli ambiti di tutela), ma anche contribuire alla pianificazione territoriale regionale ed ai relativi interventi urbanistici;
- svolgere attività di sviluppo e crescita sociale, culturale ed economica (il rinato interesse verso l’ambiente e la salvaguardia dell’identità locale contrapposta alla devastante omogeneizzazione culturale urbana);
- rispondere con servizi mirati e idonei ai bisogni turistici e culturali odierni, sollecitando l’attuazione di un processo di integrazione sociale, quale momento unificante delle relazioni fra città e campagna;
- calmierare le esigenze economiche della popolazione locale interessata, mediante forme adeguate di gestione e di tutela, attivando iniziative specifiche tese a modernizzare i diritti patrimoniali di Uso civico;
- promuovere attività di sviluppo dei nuovi bacini d’impiego (con riferimento ad esempio alla Comunicazione CE 894 del 12.1.2001 ed al Libro Bianco dell’Unione europea), negli ambiti dei servizi zonali di assistenza, delle attività ricreative e culturali, della attività di miglioramento della qualità della vita, e delle attività a protezione dell’ambiente;
- partecipare, più in generale, alla programmazione e gestione dello sviluppo intersettoriale del territorio regionale;
- collaborare con istituzioni regionali e provinciali, con Università e centri di ricerca, attivando, in modo innovativo e per finalità collettive, la collaborazione tra enti e l’integrazione tra fondi, strumenti e attività di gestione.
Un ultimo, ma straordinario aspetto della gestione civica sta nel fatto che essa può essere interpretata e sviluppata ulteriormente come attività di management pubblico di una rete regionale, che si presenta come forma emergente di coordinamento sociale (rete auto-organizzata) e che si costituisce in struttura di governo, complementare a mercati e gerarchie, anche in forza del progressivo avanzamento del sistema europeo di governance multilivello.

Proposta progettuale
Si propone l’assistenza alla programmazione e gestione degli Usi civici e dei Domini collettivi, che nella Regione sono: 16 Amministrazioni frazionali; 8 Comitati civici; 64 Comunioni familiari e Consorzi degli originari.
Diverse sono le motivazioni per una scelta che offra una prospettiva istituzionalmente moderna e socialmente utile a tali realtà. Da un lato, l’obbligo di svolgere tutti quegli adempimenti che la legge prevede per soggetti che, per obiettivi, modalità di programmazione, gestione e controllo, comunque si connotano come pubblici. D’altro lato, l’oggettiva difficoltà organizzativa delle realtà minori, che neppure consorziandosi autonomamente (attraverso razionalità operative ed economie di scala) potrebbero disporre delle risorse umane e materiali indispensabili ad un modo innovativo di programmare e gestire le Proprietà collettive. Si propone quindi la costituzione di una rete fisica e virtuale delle migliori competenze programmatorie, tecniche ed amministrative: un centro che potrà coordinare le competenze professionali del mercato, necessarie per risolvere le specifiche problematiche delle singole realtà, e che potrà garantire soprattutto l’assistenza complessiva all’intera gestione degli Usi civici e delle Proprietà collettive. A solo titolo di esempio, l’attività di assistenza programmatoria e gestionale dovrà riguardare: deliberazioni, bilanci di previsione, variazioni, bilanci consuntivi, servizi di tesoreria, assistenza generale civilistica e fiscale, assistenza a domande, gestione e rendicontazione di contributi regionali, statali ed europei, assistenza alla gestione immobiliare, agricola, boschiva e pastorale, assistenza alla gestione di eventuali attività commerciali, progettazione di interventi di sviluppo locale e partecipazione ai bandi.
Finora la collaborazione fra i diversi soggetti di uso civico ha consentito la circolazione informale delle informazioni elementari e la condivisione generale di alcuni risultati concreti ottenuti da singole realtà (ad esempio: tempi e modi per la straordinaria amministrazione, procedure per esenzioni Irpeg, diritti su accessibilità e raccolta funghi, verdure selvatiche e piccoli frutti, ecc.). Ma, per agire concretamente e subito, nello stesso interesse della Regione Friuli-V. G., affinché un patrimonio storico pressoché millenario non completi il proprio depauperamento è indispensabile garantire una minima dimensione organizzativa a tali soggetti pubblici. Se, infatti, da un lato autonomia e specificità territoriale delle singole Proprietà collettive non consentono un’organizzazione centralizzata delle funzioni di gestione, dall’altro si può invece pensare al finanziamento pubblico per l’impostazione organizzativa, per una assistenza qualificante e continua e per tutte quelle attività che non sono oggettivamente alla portata delle singole realtà (straordinaria amministrazione, attività turistiche, culturali, commerciali, progettualità di filiera o locale, partecipazione a bandi, ecc.). In questo senso, la Provincia autonoma di Trento, già nell’aprile 2003, ha scelto di favorire queste forme di economia degli scopi e delle risorse, ma la stessa Regione Friuli-V. G. ha adottato questo principio, ad esempio in quella misura del “Piano di sviluppo rurale” che contempla il sostegno pubblico delle spese di gestione dell’associazionismo forestale o nelle risorse destinate alla costituzione dei “Centri di assistenza tecnica” alle imprese. Inoltre, la stessa Regione Friuli-V. G. ha concesso contributi straordinari per concorrere alle spese di primo impianto alle 29 Vicinie negli anni 2002, 2003 e 2004, per un totale complessivo di Euro 225.000.
La proposta è quindi l’organizzazione a rete, anche in forma telematica, degli Usi civici e dei Domini collettivi, per rendere disponibili tutte le risorse materiali ed umane necessarie ad una loro gestione moderna e socialmente utile.

Budget economico-finanziario

Si premette che il presente progetto di riforma del settore nasce dalle esigenze emerse da un processo democratico di elaborazione collettiva fra il Coordinamento, i Comitati e le persone che a diverso titolo si occupano di Usi civici e Domini collettivi.

Le singole realtà civiche stabiliscono fin d’ora di incontrarsi con continuità, per condividere problematiche comuni e soluzioni possibili, presso le strutture fisiche messe a disposizione da:
- Amministrazione frazionale di Pesariis, per l’area montana;
- Amministrazione frazionale di Bressa di Campoformido, per l’area di pianura;
- Comitato civico di Grado e/o Comitato civico di Marano, per l’area lagunare;
- Comunanza/Agrarna skupnost della provincia di Trieste, per l’area carsica di Trieste e Gorizia.
S’ipotizza l’installazione ed organizzazione in rete telematica delle Proprietà collettive oggi gestite a livello regionale e l’attivazione di rapporti di lavoro e consulenza con esperti di programmazione e gestione. Si prevedono 2 posti di lavoro part time (nella forma di lavoro dipendente diretto o di lavoro a progetto per un’Amministrazione che opera in delegazione amministrativa) e rapporti di consulenza su progetti specifici.
Si stima in 120 mila euro il budget complessivo per il primo anno (2005), 95 mila euro per l’anno 2006, 75 mila euro per l’anno 2007, ed in questo senso con la presente, si porge formale domanda di finanziamento a valere sulle prossime variazioni al Bilancio di previsione 2005 e triennale 2005-2007 della Regione autonoma Friuli-V. G.