Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Lui dal 2015
 
La centrale idroelettrica Carona (foto di Ago76 - Wikimedia Commons, the free media repository)

Lo ribadisce il Coordinamento regionale delle Proprietà collettive in Friuli-V. G.
SULLE RISORSE IDRICHE ESISTE UN «DIRITTO DELLE COLLETTIVITà»
In occasione delle consultazioni sul Piano regionale di tutela delle acque (“Prta”)

In occasione della redazione del Piano regionale di tutela delle acque (“Prta”), coordinate dalla Direzione ambiente ed energia della Regione Friuli-V. G., è stata avviata una raccolta pubblica di osservazioni, secondo le indicazioni fornite alla pagina web www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/ambiente-territorio/pianificazione-gestione-territorio/Foglia20/.
Anche il Coordinamento regionale delle Proprietà collettive ha provveduto ad inviare un documento di seguito pubblicato integralmente.


Per quanto riguarda le problematiche connesse con il riconoscimento, la protezione e la promozione degli Assetti fondiari collettivi e la materia affrontata dal Piano regionale di tutela delle acque, il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva evidenzia i seguenti punti:

1. La disciplina sulla tutela e l’utilizzazione delle risorse idriche non può prescindere dalla salvaguardia dei Diritti imprescrittibili delle Comunità titolari di Assetti fondiari collettivi e di Usi civici connessi. Pertanto, vanno previsti il censimento e la tutela dei tradizionali Diritti delle Comunità sui corsi d’acqua, «antiche rogge» comprese (anche ai sensi del D. Lgs.152/2006).

2. Il Coordinamento chiede che il Piano regionale di tutela delle acque riconosca esplicitamente che sulle risorse idriche esiste un «diritto delle collettività di riferimento». Il diritto alla risorsa, infatti, appartiene alle Collettività locali quale espressione del loro diritto al territorio.
Come ha più volte chiarito il professor Vincenzo Cerulli Irelli, «si tratta di una sorta di diritto di uso civico, anzitutto perché l’acqua è una delle componenti fondamentali del territorio che circonda una comunità e rappresenta uno strumento essenziale per la vita degli uomini e della realtà produttiva in genere».
Tale diritto è riconosciuto dallo Stato e dalla legge, che ha previsto il cosiddetto «sovracanone», come «ritorno alla collettività locale dei proventi che derivano dallo svolgimento di attività industriali sulle acque», oppure l’erogazione di energia elettrica gratuita. «In entrambi i casi – come precisa Cerulli Irelli – si tratta di un ristoro parziale della collettività, a fronte dell’uso industriale delle acque; un ritorno, appunto, ai titolari del diritto originario di godimento delle acque, delle risorse derivanti dallo sfruttamento delle acque stesse; diritto di natura patrimoniale, imputato alle collettività locali, che il legislatore ha voluto riconoscere alle collettività stesse».
A questo riguardo, si coglie l’occasione per ribadire che «il Comune non può disperdere nell’ambito del bilancio comunale i proventi derivanti dal cd. sovracanone, in quanto essi sono destinati alla collettività locale quale ristoro per l’uso industriale delle acque, di cui è titolare originaria la collettività stessa» (cfr. “Energia e territori di montagna”, a cura di Marco Zeni, Bim dell’Adige 2005-2010).

3. Ogni progetto idroelettrico riguardante Assetti fondiari collettivi deve ottenere il consenso della Comunità proprietaria dei terreni, attraverso i suoi enti esponenziali, pertanto si richiede l’introduzione del seguente principio: «Nel caso in cui l’impianto interessi beni appartenenti alla Collettività o anche aree demaniali appartenenti al patrimonio indisponibile degli Enti pubblici, il richiedente deve dimostrare, mediante atti idonei, la disponibilità del soggetto proprietario a concedere l’uso delle aree e la procedura espropriativa non è ammessa».

4. Fra i «criteri di priorità» per la valutazione delle istanze di concessione concorrenti e le «ragioni di interesse pubblico» per le quali possono essere previste revoche di concessioni di derivazione d’acqua vanno accertati e considerati l’eventuale iniziativa, nel primo caso, e il parere, nel secondo caso, della Comunità proprietaria dei terreni.

5. Il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva coglie l’occasione per sottolineare che l’uso delle acque regionali a fini idroelettrici deve essere finalizzato essenzialmente al conseguimento dell’autosufficienza energetica, pertanto non può prescindere dalle necessità identificate e precisate, in via preliminare, in un aggiornato Piano energetico regionale. Devono, inoltre, essere rigettate le operazioni con mera finalità di profitto.

6. Nel caso di impianti idroelettrici di imprenditori privati che insistono su Assetti fondiari collettivi, la Regione studi come applicare l’articolo 43 della Costituzione, il quale consente il trasferimento a «comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia… ed abbiano carattere di preminente interesse generale», qual è appunto l’autosufficienza energetica.

7. Dal momento che la normativa in esame riguarda diritti fondamentali delle persone e delle Comunità, si chiede la piena applicazione delle norme statali ed europee che sanciscono la partecipazione attiva dei diretti interessati all’elaborazione delle norme che li riguardano e il pieno riconoscimento del diritto ad autonormarsi delle Comunità.

8. Il Coordinamento, infine, rinnova l’appello affinché sia sollecitamente varata la riforma del “Servizio Idrico Integrato”, che dovrà finalmente recepire le indicazioni emerse dai Referendum popolari del 2011.

Pesariis, 5 maggio 2015
Anno internazionale dei suoli
(www.suoli2015.ch/index.php?id=home)