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"La Vicìnia"
Lui dal 2015
 

Il valore ambientale di Comunità protagoniste
IL PIANO PAESAGGISTICO è CHIAMATO A TUTELARE LA GESTIONE COMUNITARIA DEGLI ASSETTI FONDIARI COLLETTIVI
L’intervento del Coordinamento al workshop di Prato Carnico del 13 aprile

Anche il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva è intervenuto al “workshop”, organizzato dalla Regione a Prato Carnico il 13 aprile per discutere su “Piano paesaggistico regionale e Paesaggio montano”.
Rosa Maria Solari ha proposto il seguente contributo, al termine degli interventi volti ad illustrare i metodi utilizzati per la ricognizione delle aree regionali soggette a tutela paesaggistica in quanto zone di interesse archeologico o coperte da foreste e boschi o «gravate da uso civico».


Il 20 gennaio 2014 e il 2 marzo 2015, il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva ha già espresso formalmente: plauso alla Regione per aver aver avviato il percorso di definizione del Piano paesaggistico; completa disponibilità a collaborare alla stesura; condivisione piena su quanto disposto dal Ministero per i Beni e le attività culturali affinché sia garantita la necessaria collaborazione istituzionale per una pianificazione che tenga nel debito conto i valori paesaggistici esplicitamente riconosciuti dalla normativa statale alle «Aree assegnate alle Università agrarie» e alle «Zone gravate da Usi civici», ovvero a ogni tipologia di Assetti fondiari collettivi presente in Friuli-V. G.
Sono in gioco princìpi costituzionali fondamentali e irrinunciabili, come le Autorità politiche e culturali protagoniste di questo Convegno ben sanno.
In quest’occasione, ci preme ricordare, ancora una volta, lo spirito della fondamentale protezione prevista dal “Codice dei Beni culturali e del Paesaggio” per gli Assetti fondiari collettivi.
Il documento ministeriale “La Pianificazione paesaggistica - La collaborazione istituzionale” del 2011, a questo proposito, è chiarissimo quando afferma che l’«inclusione degli ambiti territoriali gravati da uso civico tra quelli tutelati dal Codice implica il riconoscimento del ruolo essenziale che le gestioni delle Comunità locali hanno avuto nella storia e conformazione del paesaggio».
Pertanto, i «beni gravati da uso civico sono vincolati allo svolgimento di attività agro-silvo-pastorali e delle attività ad esse connesse», prevedendo anche “nuovi usi”, purché «compatibili con la loro destinazione agro-silvo-pastorale». In quest’ottica, leggiamo anche il riferimento esplicito ai Comitati per l’amministrazione separata dei beni di uso civico e alla legge 278/1957.
Incoraggiamo la Regione a partire proprio da questi princìpi fondamentali per colmare un ritardo pluridecennale, che non solo offende la sua autonomia statutaria, ma soprattutto vìola diritti fondamentali delle Comunità, che vivono in ogni parte del nostro territorio, dalle Montagne alla Laguna, dal Carso alla Pianura e alla Zona collinare.
Tutti gli Assetti fondiari collettivi vanno accuratamente individuati e salvaguardati e la forma principale di tutela, prevista dal legislatore sulla scorta della Costituzione – articoli 2, 9, 42 e 118 –, dev’essere quella «gestione patrimoniale» di tipo usufruttuario (in base al principio secondo cui la proprietà delle Terre collettive appartiene alle generazioni future, in un’ottica di equità intergenerazionale e di rinnovabilità delle risorse) che può essere garantita soltanto dalle Comunità.
La Regione si è impegnata ad «attivare strumenti di concertazione e partecipazione, con facoltà di utilizzo dei protocolli di Agenda 21», per favorire una redazione condivisa del “Piano paesaggistico regionale”. Dal canto nostro, ribadiamo la richiesta formale di essere coinvolti in questo processo partecipativo, sia come Amministrazioni frazionali e Comunioni familiari sia come Coordinamento regionale.