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"La Vicìnia"
Avrîl dal 2015
 

L’avvocato veneziano Ivone Cacciavillani (foto www.zam.it/biografia_Ivone_Cacciavillani)
L’intervento di Ivone Cacciavillani sulle Regole diffuso dal periodico “Ladins”
TRA “MANO PUBBLICA” E “REGOLE DORMIENTI”

[“Ladins” - Mèis d marzu d al 2015]
Il periodico bellunese “Ladins”, nel mese di marzo, ha diffuso un articolo di Ivone Cacciavillani sulle Regole.
L’intervento dell’avvocato veneziano (cui è seguita un’immediata replica di pre’ Floriano Pellegrini, pubblicata anche dal nostro sito) era introdotto dalla seguente nota: «Facendo seguito a vari colloqui allego un promemoria sul tema-Regole inviato dall’avv. Ivone Cacciavillani. Se il tema interessa prendere contatto con l’Istituto Bellunese tramite Ladins, in vista d’un incontro operativo per concordare il da farsi. La cosa è urgente, poiché i tempi sono ristretti».


Occasione d’oro per risvegliare alcune “Regole dormienti”
La ricostruzione organica degli organi regolieri

Una serie di eventi autonomi nella genesi, ma univocamente significativi nel loro complesso, impongono un intervento organico di riordino dell’istituto regoliero, reso particolarmente possibile nell’attuale situazione politica regionale.
Fattori generali: vanno collocati nel contesto socio-culturale che vede nell’istituto regoliero il più importante fattore di conservazione e di sviluppo della Montagna, come ecosistema autosostentantesi; coinvolgere direttamente ed in assoluta priorità la “gente della Montagna” nel determinare la sorte (sopravvivenza e sviluppo) della loro Montagna addossandole la completa responsabilità della sua conservazione. Eccone i principali:
1. L’abrogazione delle Province, con la necessità del riordino e della ridistribuzione organica delle loro funzioni, da riorganizzare sul territorio per ambiti geografici (chiamati bacini o cos’altro) omogenei. Considerando che l’intero arco montano – dal Cansiglio al Garda – rappresenta un bacino territoriale di straordinaria omogeneità, si dovrebbe puntare su un’organizzazione omogenea (con ovvia salvezza delle peculiarità locali) dell’intero arco montano con capitale naturale Belluno, che nel neismo potrebbe anche denominarsi Città Metropolitana Montana, dotata di organi di autogoverno per tutte le materie afferenti alla Montagna (dal governo del territorio, all’amministrazione del turismo e delle risorse locali). In questa visione generale l’istituto regoliero acquista un ruolo determinante come strumento di coinvolgimento della “Gente della Montagna”.
2. La sentenza di Belluno, che affermò che il patrimonio delle Regole “storiche”, ma non ancora ricostituite con la legge regionale 26 del 1996, il cui patrimonio viene dal 1927 amministrato dai Comuni sotto l’etichetta di “uso civico”, in realtà appartiene tuttora alla “gente del posto” (i discendenti degli “antichi abitatori” che hanno diritto di essere considerati regolieri secondo gli antichi laudi), che ha pieno diritto di assumerne la diretta gestione secondo le norme del relativo laudo eventualmente aggiornato. Sono fenomeni che si possono definire “Regole dormienti”, tra le quali vanno compresi anche i Colonnelli della Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, che da anni lottano per conseguire il riconoscimento di Regole.
3. Se si ammette – come universalmente s’ammette – che le Regole nel loro insieme (meglio il sistema regoliero) sono fattore quasi condizionante della stessa sopravvivenza della Montagna, appare in tutta la irrazionalità che l’iniziativa della ricostituzione delle antiche Regole sia lasciata (come la L. r. 26/1996 la lascia) allo spontaneismo dei Comitati Promotori, vale a dire solo all’iniziativa volontariale (fermo che si tratta d’un fenomeno altamente positivo e largamente benemerito), dovendo invece provvedere (ovviamente solo in supplenza – eventualmente anche solo integrativa – dell’iniziativa locale eventualmente carente) la “mano pubblica” a tutti gli adempimenti necessari e prodromici alla ricostituzione delle Regole dormienti.
4. Stante il venir meno dell’operatività diretta delle Province (e son quattro interessate alla Montagna: Treviso, Vicenza, Belluno e Verona), occorre:
a) individuare un Ente/organo a cui affidare la funzione di curare la ricostituzione delle Regole dormienti;
b) prevedere la costituzione di un Ente/organo a cui affidare la funzione di coordinare l’attività delle Regole e di raccordare l’attività del “sistema Regoliero” con l’attività e con i programmi di intervento generale della Regione.
4.1 – La funzione di ottenere il riconoscimento e l’attivazione delle Regole dormienti è tipicamente provvisoria: raggiunto lo scopo cessa. In considerazione di ciò la funzione potrebbe essere affidata ad un organismo regoliero già attivo e sensibile a tale missionarietà; il primo nome che balza è quello della Comunanza Regoliera di Cortina, che vanta una primogenitura in tal senso; salvo optare per un’entità di maggior impegno e durata qui di seguito illustrata.
4.2 – Per dar vita nel tempo al sistema regoliero occorre creare un’entità autoctona e stabilecomposta e rappresentativa di tutte le Regole del Veneto: il Parlamento delle Regole. Esso dovrebbe esercitare tre funzioni: a) elaborare in coordinamento con l’Uff. del Massimario della Corte Suprema di Cassazione, il codice di diritto regoliero in attuazione dell’Ordinanza delle Sezioni Unite Civili della medesima Corte dello scorso novembre 2014 e curare l’aggiornamento dei laudi vigenti per renderli compatibili con i valori costituzionali, come la parità dei sessi e la successione di titolarità di regoliere; b) istituire un organo di arbitrato obbligatorio secondo uno dei nuovi paradigmi introdotti dalla riforma della Giustizia Civile; c) coordinare con poteri esclusivi di approvazione gli strumenti di programmazione dei Comuni e/o delle altre eventuali Entità territoriali che fossero istituite in ambito regionale.
5. Sul piano operativo occorre dar vita con la massima urgenza ad una Commissione di esperti di materia, che (originariamente per spirito di volontariato, salvo che eventuali iniziative e/o proposte che avessero seguito attuativo consentano emolumenti remunerativi) elaborino un disegno di legge regionale – a completamento, integrazione, modifica della legislazione regionale vigente (la L. r. 26/1996 e s. m. i.) – da rassegnare ai candidati delle Elezioni Regionali del prossimo maggio, che s’impegnino di portarlo all’approvazione del Consiglio subito dopo le elezioni.

Ivone Cacciavillani
“Ladins” (marzo 2015)