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Nelle Alpi italiane il bestiame resta escluso dagli alpeggi, perché la zootecnia tradizionale viene spazzata via dai grandi allevamenti di pianura (© Joerg Trampert / pixelio.de)

La questione degli affitti alle stelle e dei pascoli non utilizzati scandalizza l’Europa
MALGHE: TRA SCANDALI E SPECULAZIONI
La Commissione internazionale per la protezione delle Alpi getta nuova luce sulla triste vicenda

«All’asta pubblica i pascoli vengono aggiudicati al miglior offerente; le condizioni previste dalle aste attirano allevatori che fanno figurare sulla carta la monticazione per poter accedere ai premi della Politica agricola comune dell’Unione Europea (Pac). In realtà, in alpeggio non ci vanno o ci vanno con un numero ridotto di capi rispetto a quello per il quale percepiscono i premi comunitari»: così, nel marzo scorso, i mass media della “Cipra” hanno nuovamente denunciato gli scandali e le speculazioni che rischiano di dare un colpo mortale alla cultura dell’alpeggio.
Anche in Friuli, la realtà si presenta con poche luci e molte ombre e le Comunità titolari di Assetti fondiari collettivi non sempre riescono a godere liberamente dei propri Beni, spesso per colpa delle stesse Amministrazioni comunali. Per questo, quando l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale “Ersa”, nel 2014, ha avviato un percorso partecipativo per l’elaborazione di un Regolamento “tipo” per l’utilizzo degli alpeggi (www.ersa.fvg.it/tematiche/settore-lattiero-caseario/notizie-dal-settore-lattiero-caseario/proposta-di-regolamento-per-lutilizzo-delle-malghe-del-fvg), il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva è intervenuto, chiedendo il rispetto di alcuni principi fondamentali: «1. A salvaguardia dei diritti imprescrittibili delle Comunità titolari di Malghe in proprietà collettiva e dei singoli Consorti/Vicini, titolari di usi civici connessi a tali proprietà collettive, si ritiene necessario che, in tutte le pratiche gestionali, sia sempre specificato quando gli Alpeggi siano ascrivibili al patrimonio del Comune e quando, invece – in assenza di Amministrazioni separate dei Beni civici –, siano gestiti dai Comuni “in nome e per conto” della Comunità. 2. Nei moduli proposti, si suggerisce di indicare esplicitamente che l’assegnazione delle Malghe in affitto «non pregiudica la salvaguardia e l’esercizio degli usi civici della Comunità proprietaria» e che «il rispetto degli usi civici» rientra fra gli “Oneri generali a carico dell’affittuario”».
Inoltre, il Coordinamento aveva formalmente ricordato che, «nel caso di Malghe in proprietà collettiva, qualora esse siano gestite dal Comune “in nome e per conto” della Comunità, deve essere assicurata sempre la massima informazione alla Comunità proprietaria, sia sui criteri sia sui risultati di gestione, fermo restando che i proventi degli affitti vanno ricompresi nella apposita contabilità “separata” prevista dalla normativa a beneficio della Comunità titolare della proprietà».
Di seguito l’articolo pubblicato il 24 marzo dalla Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, nel sito www.cipra.org.


Alpeggi: affitti alle stelle e pascoli non utilizzati

Piccole aziende e allevatori locali messi in crisi
dalle speculazioni delle grandi aziende agricole di pianura

Nonostante l’attività zootecnica tradizionale manifesti sintomi di crisi, nelle Alpi italiane i prezzi degli affitti dei pascoli sono lievitati divenendo fuori dalla portata delle piccole aziende agricole. Ha destato scalpore, ad esempio, il piccolo comune di Acceglio, in Valle Maira, che ha messo a bando i propri pascoli, poco meno di 3000 ha, per un importo di oltre un milione di euro.
All’asta pubblica i pascoli vengono aggiudicati al miglior offerente; le condizioni previste dalle aste attirano allevatori che fanno figurare sulla carta la monticazione per poter accedere ai premi della Politica agricola comune dell’Unione Europea (Pac). In realtà, in alpeggio non ci vanno o ci vanno con un numero ridotto di capi rispetto a quello per il quale percepiscono i premi comunitari. Una doppia penalizzazione: i veri margari non partecipano perché le condizioni economiche sono proibitive e chi si aggiudica gli appalti non porta gli animali in montagna col conseguente deterioramento della qualità dei pascoli, il cui utilizzo inadeguato comporta sia in termini di perdita di superficie che di valore di mercato. I Comuni, proprietari della maggioranza dei pascoli e degli alpeggi, si danno la zappa sui piedi se perseguono una politica volta al profitto veloce invece che alla gestione sostenibile delle loro praterie.
Affittare pascoli e non utilizzarli – o utilizzarli in minima parte – è tuttavia legale in Italia dove i complessi meccanismi della PAC consentono di speculare sulla montagna.
Ogni tanto qualcuno esagera, come le recenti truffe scoperte, nelle quali aree boschive venivano indicate come pascoli o dove aziende agricole di pianura, dichiarando il falso, sostenevano di aver allevato il bestiame in montagna per intascare i contributi comunitari. La Comunità Europea ha preteso la restituzione dei contributi percepiti.

www.cipra.org/it/notizie/alpeggi-affitti-alle-stelle-e-pascoli-non-utilizzati

Fonte e ulteriori informazioni:

www.lastampa.it/2015/03/02/edizioni/cuneo/alpeggi-quotati-a-prezzi-record-3rYpRrnnPiCdRGReR3YhEP/pagina.html,

La Stampa Cuneo
Alpeggi quotati a prezzi record
Ad Acceglio previsti incassi di oltre un milione di euro per 700 ettari in sei anni. Le proteste dei margari storici

Matteo Borgetto

Oltre un milione di euro per 700 ettari di alpeggio in sei anni. È la richiesta del Comune di Acceglio che venerdì ha aperto le prime buste del bando di affidamento dei pascoli sul territorio.
Su dodici lotti, ne sono stati assegnati cinque e riguardano i pascoli minori: l’Amministrazione del piccolo centro montano (170 abitanti, bilancio annuale di un milione) incasserà 154.050 euro in sei anni per l’affitto di 200 ettari pascolabili. Sette lotti sono, però, andati deserti e riguardano gli alpeggi maggiori, per i quali il Comune ha stabilito prezzi notevoli. I più cari riguardano i 300 ettari dell’alpe Traversiera, con base d’asta di 95.000 euro l’anno (nel 2014 fu assegnato per 44.000 euro) e i 72 ettari delle «Monache», che dodici mesi fa erano stati concessi per 8.200 euro, ma oggi ne servirebbero 30.000.
L’avere in certi casi anche triplicato le richieste ha sollevato reazioni e proteste, soprattutto da parte dei margari storici, che non possono competere con le grandi aziende agricole di pianura.
I particolari su La Stampa in edicola oggi, lunedì 2 marzo.

Coldiretti Cuneo 17 febbraio 2015
APPALTI ALPEGGI DEI COMUNI: TROPPO ESOSI PER I VERI MARGARI

www.cuneo.coldiretti.it/appalti-alpeggi-dei-comuni-troppo-esosi-per-i-veri-margari.aspx?KeyPub=17246891|CD_CUNEO_HOME&Cod_Oggetto=66766462&subskintype=Detail

In questi giorni, i Comuni montani stanno pubblicando i bandi d’asta per gli alpeggi estivi.
Pur comprendendo che ogni comune abbia la necessità di fare bilancio, Coldiretti Cuneo ed Arema (associazione regionale margari) evidenziano però una serie di incongruenze che consistono in una speculazione eccessiva nei confronti dei pochi margari rimasti, che a determinate cifre e condizioni non possono assolutamente accedere, perché antieconomiche nella logica dell’allevamento tradizionale. Inoltre, le condizioni previste in alcune aste attirano allevatori che fanno figurare sulla carta la monticazione per poter accedere ai premi della Pac mentre, in realtà, in alpeggio non ci vanno. Di qui, la doppia penalizzazione: i margari non partecipano perché le condizioni economiche sono proibitive e chi vince gli appalti non porta gli animali in montagna con conseguente grave danno per l’ ambiente.
«La nostra non è una polemica nei confronti di un sindaco o di un’amministrazione comunale – precisa Delia Revelli presidente di Coldiretti Cuneo – ma la denuncia di una situazione intollerabile che non tutela i margari e gli allevatori del cuneese e favorisce speculatori che, con il nostro territorio, non hanno nulla da spartire».
Il primo bando che abbiamo visto è quello del Comune di Acceglio che con determinazione del 6 febbraio 2015 ha emesso un bando di gara, mediante asta pubblica, per l’affitto delle alpi di proprietà. Si tratta del bando per 6 annualità di alpeggio, dal 2015 al 2020, di dodici lotti, per un totale di poco meno di tremila ettari, per un canone di affitto di un milione di euro.
In una lettera inviata al comune di Acceglio, all’assessore regionale alla montagna Alberto Valmaggia e all’assessore regionale all’agricoltura Giorgio Ferrero, firmata oltre che dal presidente Delia Revelli anche dal direttore Enzo Pagliano, si legge: «La comunicazione inerente il Bando di Gara per gli alpeggi del Comune di Acceglio, non può non ingenerare preoccupazioni e perplessità sul futuro delle aziende dei margari che tradizionalmente si avvalgono degli alpeggi per la loro continuità aziendale. I pascoli montani hanno mantenuto nel tempo le loro proprietà produttive grazie a un sapiente equilibrio di regole, usi, consuetudini e organiche concorrenze. I prezzi indicati a base d’asta, hanno ingenerato immediatamente nei tanti margari nostri associati, sia dalla Valle Maira sia delle altre Valli della nostra Provincia, forti reazioni e preoccupazioni sul futuro della loro attività agricola. Il contesto socio-economico di questi ultimi anni ha infatti falcidiato i redditi dei nostri allevatori della razza Piemontese, rendendo, imprenditorialmente del tutto ingiustificati sia certi costi sia l’aumento ulteriormente ingenerato dai valori a base d’asta del Bando in itinere. Pur comprendendo altresì le difficoltà economico e gestionali delle Amministrazioni comunali e specialmente quelle dei Comuni montani meritevoli di una più puntuale attenzione delle maggiori istituzioni del nostro “Sistema Paese”, riteniamo quanto meno non prospettico ingenerare azioni che comportino un progressivo abbandono della tradizionale popolazione che continua e tramanda attività tipiche della montagna.
Auspichiamo, per la salvaguardia della montagna e delle sue attività, una rivisitazione urgente dei criteri che prevedono la monticazione in alpeggio, tarandola e focalizzandola su quei margari che hanno le caratteristiche tipiche dell’attività, per altro ancora presenti in modo significativo nelle nostre vallate.
La scrivente Federazione nel condividere i problemi esposti dai propri associati rimane a disposizione per ogni eventuale momento di confronto e proposta, utile a prevenire difficoltà economiche e cessazioni di attività dei tradizionali margari della nostra Provincia».

Truffa milionaria alla Ue per pascoli «fantasma»

Sette aziende agricole tra Pinerolese, Astigiano e Alessandrino perquisite dalla Guardia di Finanza
Avrebbero percepito illegalmente 2 milioni di contributi
L’Uncem: «Grave danno per gli agricoltori onesti»

FABIO TANZILLI 4 marzo 2015
http://torino.repubblica.it/cronaca/2015/03/04/news/truffa_milionaria_alla_ue_per_pascoli_fantasma-108719370/

Truffavano l’Unione Europea per ottenere milioni di euro di fondi pubblici per pascoli «fantasma» in alta Val Susa. Dall’alba, la Guardia di Finanza di Torino, su incarico della Procura, sta perquisendo vari centri di assistenza e associazioni agricole, oltre alle abitazioni di alcuni allevatori indagati per il reato di truffa aggravata. I finanzieri hanno accertato complessivamente quasi 2 milioni di euro di somme illecitamente percepite da sette aziende agricole del Pinerolese, Astigiano e Alessandrino: dovranno rispondere del reato di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, e di falso ideologico in atto pubblico.
I finanzieri hanno scoperto che queste aziende hanno incassato illecitamente dall’Unione Europea quasi 2 milioni di euro. Per questo le Fiamme Gialle hanno sanzionato gli agricoltori con multe da oltre 700 mila euro, denunciato le aziende alla Procura della Corte dei Conti di Torino per il reato di danno erariale, e all’Azienda Regionale Piemontese per le Erogazioni in Agricoltura per il recupero del credito.
L’indagine è partita dalla Compagnia di Susa circa tre anni fa, nel settembre 2012: nel mirino della Finanza sono finite sette aziende agricole, che dichiaravano falsamente all’Unione Europea di aver allevato bestiame nel territorio di Bardonecchia, con lo scopo di incassare importanti contributi comunitari. Il sistema scoperto dalle Fiamme Gialle era semplice: gli allevatori “prendevano” in affitto centinaia di ettari in alpeggi di alta quota per aumentare virtualmente la superficie agricola utilizzata dalle proprie aziende zootecniche e riscuotere i premi riconosciuti dall’Unione Europea. Per truffare gli uffici di Bruxelles, le aziende agricole presentavano documentazione contraffatta, in cui dichiaravano di essere titolari dei terreni e di svolgere l’attività a Bardonecchia - requisito fondamentale per ottenere i fondi europei - utilizzando contratti simulati. Truffavano la comunità Europa e anche l’Arpea, l’ente regionale erogatore dei contributi, che riceveva documenti falsi e contratti d’affitto per il pascolo dove, in realtà, non veniva svolta alcuna attività.
Sulla vicenda è intervenuta l’Unione dei Comuni montani: «La truffa degli alpeggi, presi falsamente in affitto da alcuni allevatori del torinese, scoperta dalla Guardia di Finanza, rappresenta certamente una danno enorme per tutto il sistema agricolo piemontese, nonché per l’intero comparto economico delle Terre Alte e per centinaia di imprenditori onesti». Così l’Uncem del Piemonte che chiede alla Regione di «aprire a breve un tavolo sulla questione pascoli e alpeggi nelle aree montane così da fare il punto in vista della stagione estiva».

Attualità - Mercoledì, 04 Marzo 2015 18:08
Truffa negli Alpeggi: Dall’Uncem una ferma condanna per quanto avvenuto nelle valli torinesi
www.ideawebtv.it/attualita-2/26419-truffa-negli-alpeggi-dall-uncem-una-ferma-condanna-per-quanto-avvenuto-nelle-valli-torinesi

La truffa degli alpeggi, presi falsamente in affitto da alcuni allevatori del torinese, scoperta dalla Guardia di Finanza, rappresenta certamente una danno enorme per tutto il sistema agricolo piemontese, nonché per l’intero comparto economico delle Terre Alte e per centinaia di imprenditori onesti.
Lucrare su territorio, beni ambientali, paesaggistici, confidando nel mancato controllo delle autocertificazioni è certamente da condannare. La Magistratura farà il suo percorso e le indagini dovranno fare chiarezza su tutte quelle pratiche poco chiare, “mascherate” e gonfiate per ottenere contributi dall’Ue (dunque fondi pubblici versati da ogni Stato a Bruxelles).
Uncem si unisce alle richieste di chi pretende una migliore organizzazione del sistema della Pac (Politica agricola comunitaria) dove questa tocca appunto alpeggi, pascoli e monticazione. C’à da risolvere il problema ad esempio degli affitti altissimi, di alpeggi privati in particolare, che non permettono alle imprese del territorio di affittare le aree dove condurre mandrie e greggi. Non solo.
Questo fenomeno di aumento delle richieste economiche per l’affitto ha generato negli ultimi anni fenomeni di speculazione, penalizzando i veri allevatori, creando un vero mercato nazionale che va monitorato e bloccato. Uncem ha chiesto recentemente ai Comuni montani di evitare aumenti e verificare, per quanto nelle loro possibilità, il reale utilizzo di pascoli e alpeggi, a vantaggio anche della manutenzione del territorio e della prevenzione del dissesto. Si tratta di temi chiave per la montagna che vuole ricostruire un tessuto economico. È evidente che i controlli della Guardia di Finanza come del Corpo forestale devono essere efficaci ed eliminare ogni tentativo di truffa. Uncem chiede alla Regione Piemonte di aprire a breve un tavolo sulla questione pascoli e alpeggi nelle aree montane così da fare il punto su quanto sta avvenendo in vista della stagione estiva.