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(foto Michele Da Pozzo)

Il notiziario “Ciasa de ra Regoles” ritorna sulla delicata situazione
REGOLE E IDROELETTRICO: IL PUNTO DELLA SITUAZIONE
In Friuli, il Coordinamento regionale ha richiesto specifiche garanzie al Consiglio regionale

[Ciasa de ra Regoles, Anno XXIV - n. 153]
Il notiziario delle Regole d’Ampezzo, nel numero di marzo, riprende il tema sempre più caldo della proliferazione di centrali idroelettriche nella montagna bellunese.
«Pur trattandosi di un interesse collettivo, visto che l’energia elettrica è utilizzata da tutti, i benefici economici delle nuove centraline ricadono quasi esclusivamente sui soggetti che le realizzano – osserva il periodico cortinese –: la normativa regionale in materia richiede una complessità burocratica notevole per chi intende realizzare una centralina ma, di fatto, lascia costruire un po’ ovunque nuovi impianti, senza aver definito un vero piano regionale dell’uso idroelettrico». Come se ciò non bastasse, denuncia “Ciasa de ra Regoles”, le nuove norme della Regione Veneto hanno praticamente «imbavagliato» le Comunità locali, eliminando la previsione di «un’autorizzazione della Regola interessata, qualora l’impianto fosse costruito o attraversasse proprietà regoliere».
Nelle scorse settimane, su tali problematiche si è pronunciato anche il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva in Friuli-V. G. Intervenendo alle audizioni della IV Commissione sul Ddl n. 82 “Disciplina organica in materia di difesa del suolo e di utilizzazione delle acque”, ha formalmente richiesto per ogni progetto idroelettrico riguardante Assetti fondiari collettivi sia previsto «il consenso della Comunità proprietaria dei terreni, attraverso i suoi enti esponenziali». A tal scopo è stato proposto di introdurre nel Ddl il principio per cui, «nel caso in cui l’impianto interessi aree demaniali appartenenti al patrimonio indisponibile degli Enti pubblici, ovvero beni appartenenti alla Collettività, la procedura espropriativa non è ammessa e, pertanto, il richiedente deve dimostrare, mediante atti idonei, la disponibilità del soggetto proprietario a concedere l’uso delle aree medesime».
Tale previsione, secondo il Coordinamento, dovrebbe essere la conseguenza logica del riconoscimento formale che «sulle risorse idriche esiste un diritto delle collettività di riferimento, in quanto il diritto alla risorsa appartiene alle Collettività locali, quale espressione del loro diritto al territorio».


L’argomento delle centrali idroelettriche e della loro proliferazione in tutta la montagna bellunese è un tema “caldo”, che in questi mesi impegna la Deputazione e la Giunta Regoliera. Si tratta di un settore di intervento e investimento tutto sommato nuovo per le Regole, ma nel quale esse sono coinvolte da alcuni anni per il fatto di essere proprietarie – in Ampezzo – della maggior parte del territorio.
Le agevolazioni che lo Stato dà ai produttori di energia idroelettrica – note come “certificati verdi”, poi denominate tecnicamente anche in altro modo – ha attivato una serie cospicua di investimenti per raccogliere le acque dei torrenti minori di montagna, poi utilizzate nella produzione di corrente elettrica.
Le tariffe pagate dallo Stato per tale energia sono tali che molti corsi d’acqua sono diventati possibile fonte di guadagno da parte di imprese private e pubbliche. Anzi, lo Stato ha messo in opera una serie
di normative che incentivano queste iniziative da parte delle aziende, ritenendo le nuove centrali idroelettriche un interesse nazionale e prioritario da perseguire.
Gli impegni italiani nell’agenda europea prevedono che, entro i prossimi anni, si raggiungano aliquote consistenti di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili: entro il 2020 nell’Unione Europea si deve raggiungere una produzione di energia da fonti rinnovabili pari al 20% del totale, con riduzione dei gas serra del 20% rispetto alla quota del 1990: questo obiettivo ha indotto lo Stato e le Regioni a favorire un maggiore uso del territorio e delle acque per tali scopi.
Pur trattandosi di un interesse collettivo, visto che l’energia elettrica è utilizzata da tutti, i benefici economici delle nuove centraline ricadono quasi esclusivamente sui soggetti che le realizzano: la normativa regionale in materia richiede una complessità burocratica notevole per chi intende realizzare una centralina ma, di fatto, lascia costruire un po’ ovunque nuovi impianti, senza aver definito un vero piano regionale dell’uso idroelettrico.
Su questo aspetto entrano in gioco anche le Regole: in passato la norma prevedeva un’autorizzazione della Regola interessata, qualora l’impianto fosse costruito o attraversasse proprietà regoliere (Dgr. Veneto n. 1609/2009): tale parere era vincolante per il rilascio o meno dell’autorizzazione regionale al soggetto proponente.
Anche i Comuni avevano facoltà di esprimere o meno il loro parere vincolante, qualora fossero interessati terreni di loro pertinenza.
In tal modo, sia i Comuni, sia le Regole, potevano porre le condizioni ambientali ed economiche che ritenevano eque per fare in modo che i privati utilizzassero il loro territorio a scopi idroelettrici. Le aliquote o gli affitti che Comuni e Regole richiedevano rappresentavano così un indennizzo che la comunità locale riceveva, a fronte dell’investimento redditizio concesso ai privati.
Tali norme, però, sono state gradualmente cancellate dalla Regione stessa, lasciando maggiore spazio al soggetto privato e imbavagliando, di fatto, la comunità locale (Dgr. Veneto n. 2100/2011).
In buona sostanza, oggi chiunque può costruire una centrale idroelettrica su terreni altrui – privati, pubblici e regolieri. Non solo, ma questi interventi sono riconosciuti di interesse pubblico, nazionale e prioritario, oltre ad essere considerati opere finalizzate al miglioramento ambientale, utili alla riduzione dei gas serra e dell’inquinamento atmosferico.
L’aspetto relativo alla valutazione di impatto ambientale, poi, rientra nelle valanghe di documenti che la Regione richiede prima di autorizzare l’impianto, con valutazioni analitiche prodotte da tecnici di parte.
I controlli sul territorio dell’autorità pubblica non sono capillari, per cui l’effetto di una nuova centralina può portare il rischio di un depauperamento dell’ambiente in cui l’impianto è costruito, impatto che in realtà va oltre a quanto illustrato in progetto.
Di fronte a tale situazione, dunque, è difficile per una Regola esercitare una tutela efficace
del suo patrimonio e del proprio ambiente naturale: dove l’impianto è realizzato dalla Regola stessa – per esempio quello sulla Costeana Bassa, in corso di realizzazione da parte delle Regole Ampezzane – il soggetto che lo costruisce è anche il soggetto proprietario, ed è evidente che lavora con l’obiettivo di mantenere un certo equilibrio fra il prelievo di acqua e la naturalità del torrente.
Dove l’impianto è realizzato da terzi, invece, la tutela risulta più faticosa, essendo venute meno alcune norme di legge che difendevano a priori la proprietà regoliera in questo settore.
Di conseguenza, emerge l’importanza di attivare un dialogo costruttivo con i soggetti che propongono i nuovi impianti, trovando accordi che soddisfino le aspettative sia di chi investe, sia di chi è proprietario del territorio. Attraverso il dialogo con l’investitore, la Regola si pone anche l’obiettivo di ridurre l’impatto dell’impianto sull’ambiente attraversato, soprattutto attraverso un maggior rilascio di acqua nel torrente (deflusso minimo vitale più abbondante) e con un maggiore mascheramento estetico delle opere edili, in modo che siano meno visibili.
Il caso ampezzano vede alcune situazioni attuali, di seguito descritte, in cui sono stati definiti o sono in corso di definizione precisi accordi con gli investitori.

Costeana bassa
Il progetto è stato realizzato direttamente dalla Regole ed è in corso di esecuzione. Entro l’anno la centrale entrerà in produzione in completa autonomia, senza l’intervento o l’accordo con ditte esterne.

Costeana alta e Rio Falzarego
Le centrali sono state realizzate dalla Soc. Idroelettrica Falzarego e sono in uso alla stessa. Viene corrisposto alle Regole un canone d’uso dei terreni, con accordo che dal 2025 gli impianti passeranno alle Regole attraverso una cessione con valori concordati.

Ru de Federa
C’è un progetto in corso di approvazione presso la Regione Veneto, promosso dalla società Dolomiti Derivazioni S.r.l. Sono in corso colloqui con la proponente per la concessione in uso dei terreni regolieri a determinate condizioni economiche.

Ru d’Ortié
Il progetto di un nuovo impianto è stato realizzato dalla ditta En & En, con la quale sono state definite intese preliminari per l’uso dei terreni regolieri e il possibile, futuro, passaggio della titolarità dell’impianto alle Regole, qualora le stesse lo vogliano. L’argomento sarà oggetto di una decisione assembleare il prossimo 12 aprile.

Ru Bosco
Sono stati presentati alcuni progetti in concorrenza per la captazione delle acque che scendono dalla Val Padeon. L’area è però interna ai confini del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, il cui Piano Ambientale vieta le captazioni ad uso idroelettrico.