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"La Vicìnia"
Zenâr dal 2015
 
Il presidente del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive, Pietro Nervi (a sinistra) e il giudice costituzionale Paolo Grossi, decano del Comitato scientifico dell’istituzione trentina, punto di riferimento scientifico degli Assetti fondiari collettivi italiani

Il Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive ha dato alle stampe il “Rapporto sull’attività 1993-2013”
«UN AUTENTICO PRODIGIO»

[Paolo Grossi, professore di Storia del Diritto italiano e giudice costituzionale]
In occasione della XX Riunione scientifica, celebrata presso l’Università di Trento il 20 e il 21 novembre 2014, il Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive ha diffuso il “Rapporto sull’attività 1993-2013”.
La pubblicazione presenta una mole straordinaria di lavoro, compiuto con pochissimi mezzi ma con altissimo ingegno e determinazione impareggiabile dal professor Pietro Nervi e dai suoi validissimi collaboratori e sostenitori.
L’opera si divide in 3 capitoli: “Costituzione e Statuto”, “Le Persone”, “Le Attività” (progetti di ricerca, riunioni scientifiche, corsi di formazione sulla gestione patrimoniale dei Demani civici, attività di supporto agli Enti pubblici e agli Enti di gestione, partecipazioni a convegni e incontri, newsletter e sito internet, pubblicazioni, bibliografie, repertori e nucleo di supporto alle Proprietà collettive…).
A mo’ d’introduzione, figura un’affettuosa lettera del professor Paolo Grossi, che si autoqualifica come «Decano del Comitato Scientifico», al presidente Pietro Nervi, che riproduciamo integralmente.


Carissimo Pietro, come Decano del Comitato Scientifico spetta soprattutto a me di esprimere (e di parteciparti) alcune considerazioni che, dopo la attenta lettura del Rapporto sul ventennio 1992-2013, sono emerse istantanee nell’animo mio. Il sentimento è uno solo: soddisfazione, una piena soddisfazione per quanto tu sei riuscito a compiere guidando la creatura che con straordinaria lungimiranza e con una lucida consapevolezza culturale (ma anche etica e sociale) hai voluto promuovere e sapientemente governare.
Diciamolo subito senza esitazioni. Le ottantacinque pagine del Rapporto segnalano un progetto unitario ma estremamente complesso, che soltanto un timoniere dal polso fermo e dalle idee ben chiare in testa poteva avere il coraggio di varare, di sviluppare, di realizzare in ogni suo aspetto: corsi di formazione; diciannove riunioni scientifiche; numerosi progetti di ricerca e un numero altrettanto folto di attività di supporto ad enti pubblici e ad enti di gestione; la “Newsletter”; una formidabile mèsse di pubblicazioni (monografie, quaderni di ricerca, tesi di laurea, l’atlante degli assetti fondiari collettivi); supporti informatici; un “periodico”, lo “Archivio Scialoja-bolla”, che si è già conquistato un ruolo di primissimo piano nell’agone scientifico internazionale.
Crédimi, caro Pietro: è un autentico prodigio che- nella nostra Italia di oggi dove, con perversa progettualità, il potere politico ha alterato de depauperato una fioritura universitaria di eccelsa qualità avvilendo una ricerca scientifica fino ad ieri a noi generalmente invidiata – tu sia riuscito a disegnare e costruire questo edificio trentino svettante alto e solido e, per di più, dopo venti anni di vita, tuttora proiettato con sicurezza verso il futuro. Tutto ciò mi appare come la incredibile eccezione rispetto a una regola contrassegnata dalla più desolante squallidità. Aggiungo una notazione di non poco significato: per venti anni tu hai lavorato indossando sempre la dimessa veste del semplice operaio, dàndoci l’ennesima dimostrazione che l’umiltà è virtù dei personaggi chiamati a incidere efficacemente sulle cose.
Tra le pubblicazioni non posso non sottolinearne una: lo “Archivio Scialoja-bolla”, seconda vita di un periodico che fu invenzione prediletta di Giangastone Bolla e indubbiamente creatura culturalmente densa, originalissima nella sua unicità entro il panorama delle Riviste giuridiche del Novecento, purtroppo temporalmente effimera a causa del disastro incombente della seconda guerra mondiale. Io, che fui collaboratore quotidiano di Bolla dal 1966 fino alla morte, posso attestare che, più di una volta, Egli mi manifestò il desiderio di ridargli vita, circostanza che né io né Lui potemmo malauguratamente rendere concreta. Oggi, lo “Archivio”, dopo ben dieci anni di esistenza floridissima, ha davanti a sé tracciato un itinerario che vedo diritto nei tempi lunghi. Giangastone Bolla, se fosse in mezzo a noi, ne sarebbe felice.
Pertanto, grazie, caro Pietro! È un sentimento di gratitudine che credo di poterti esprimere non solo a titolo mio personale e degli altri amici del Comitato Scientifico (i quali, singolarmente, si metteranno in contatto con te), ma anche di tutti gli studiosi degli assetti fondiari collettivi, di tutti quanti hanno a cuore la presenza di queste realtà ecologicamente economicamente socialmente benefiche, degli stessi operatori pratici all’interno di esse che hanno trovato in te l’alfiere di una maggiore comprensione e di una compiuta valorizzazione.
Poiché si tratta di considerazioni all’insegna della più schietta obbiettività circa il Rapporto da te firmato, ti autorizzo a rendere pubbliche queste righe (sempre che tu lo ritenga opportuno).
Abbiti un affettuoso abbraccio.

Paolo Grossi
Giudice della Corte Costituzionale
da Firenze, agosto del 2014