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"La Vicìnia"
Zenâr dal 2015
 

I pascoli collettivi della Brianza sono rappresentanti nella tela “Alla stanga”
SEGANTINI INTERPRETE DEGLI ASSETTI FONDIARI COLLETTIVI
L’opera del 1886 è custodita a Roma, presso la Galleria nazionale d’arte moderna

[M. Z.]
Fra le opere che hanno reso tanto appassionante quanto emozionante il percorso della mostra “Segantini. Ritorno a Milano” (allestita a Palazzo Reale fino al 18 gennaio), ve n’erano due che hanno riportato in auge anche gli antichi Assetti fondiari collettivi della Brianza: l’imponente olio su tela “Alla stanga. Prealpi” del 1886 (170 per 390 centimetri) e il “gesso nero su carta” proveniente da Praga, intitolato anch’esso “Alla stanga” e datato 1886-1888.

Nelle opere intitolate “Alla stanga”, il celebre pittore Giovanni Segantini (Arco, Trento, 1858-Schafberg, Engadina, 1899), descrive «il paesaggio altoplanare della Valsassina, nel punto di confine – segnato appunto dalla stanga cui venivano legate le vacche – tra i pascoli di Caglio, il villaggio dove l’artista si era da poco stabilito, e quelli di Sormano», come spiega il sito della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, ove la tela è custodita da quando, nel XIX secolo, è stata acquistata all’Esposizione nazionale di Bologna (www.gnam.beniculturali.it/index.php?it/23/gli-artisti-e-le-opere/151/alla-stanga).
La grande antologica “Segantini. Ritorno a Milano”, inaugurata a Palazzo Reale il 18 settembre e rimasta aperta fino al 18 gennaio, nel percorso proposto dalle audioguide sottolineava, con precisione e finezza, che i pascoli di Caglio e quelli confinanti di Sormano (ritratti nelle opere giunte in prestito da Roma e da Praga), appartenevano al patrimonio collettivo delle rispettive Comunità.
Da beni come quelli, le popolazioni rurali della Brianza, per secoli, hanno tratto il necessario sostentamento.
Tali concetti, riprendono esplicitamente le osservazioni già espresse dalla massima studiosa di Giovanni Segantini, Annie-Paule Quinsac, in occasione della presentazione del restauro della tela del pittore trentino, svoltasi a Roma nel novembre 2013
L’intervento della Quinsac, autrice del catalogo generale delle opere di Segantini (intitolato “Alla stanga: elaborazione di un’immagine”), oltre che curatrice dell’antologica milanese, è disponibile sul web, all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=CVaAI7pc0G8.
In tale filmato, ella definisce l’opera “Alla stanga” una vera e propria «meditazione sulla terra», ribadendo che, in questo caso, il simbolismo naturalista espresso dal grande artista è ispirato dai «pascoli collettivi».
«La Stanga – annota la “Descrizione breve” proposta dal sito della Galleria nazionale d’arte moderna di Roma (www.gnam.beniculturali.it/) – è opera fondamentale del periodo trascorso da Segantini nelle Prealpi brianzole; accolto con grande successo all’Esposizione di Venezia del 1887 e di Bologna del 1888, premiato con la medaglia d’oro ad Amsterdam, il dipinto, il primo di dimensioni monumentali realizzato dall’artista, rivela una raggiunta pienezza poetica nella raffigurazione del paesaggio inteso come glorificazione della natura stessa, il senso di infinito, lo studio del controluce sono effetti che contribuiscono ad anticipare quei valori di naturalismo trasfigurato in chiave simbolista che prevarrà di lì in avanti nella produzione engadinese. Lo stesso artista evocò quest’opera nel sintetizzare i fondamenti della sua poetica in relazione allo studio della natura: “Brianza - studi per impossessarmi del modo d’esprimere i sentimenti e ripresa dello studio della natura con la tosatura e la stanga [...]. Scopo finale del mio continuo studiare è di impossessarmi assolutamente francamente di tutta la natura in tutte le gradazioni dall’alba al tramonto [...] per creare poi energicamente l’opera che sarà poi tutta ideale”».