Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Zenâr dal 2015
 

La XX Riunione scientifica, promossa dal Centro studi studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive (www.usicivici.unitn.it/), si è svolta all’Università di Trento il 20 e il 21 novembre 2014
L’esperienza dell’Università agraria di Bagnara
UN ALTRO MODO DI GESTIRE
Il presidente Lorenzo Perticoni ne ha parlato alla Riunione scientifica di Trento

[Lorenzo Perticoni, presidente dell’Università agraria di Bagnara]
Oggi, grazie all’iniziativa e all’invito del prof. Pietro Nervi ho l’onore ma soprattutto il piacere di fare una comunicazione e presentare una breve documentazione sull’attività dell’Università agraria di Bagnara, piccola Frazione del Comune di Nocera Umbra (in provincia di Perugia) e far conoscere alcune iniziative a favore degli utenti e della comunità, iniziative che vanno oltre l’uso civico: in poche parole un altro modo di gestire.

Il mio intervento è ovviamente centrato sul tema “L’Università agraria di Bagnara per storia e per statuto opera a favore della comunità” e quindi presenterò in maniera breve ma esaustiva una relazione che fa riferimento al 1600 per poi proseguire con la presentazione di alcune immagini dei nostri giorni inerenti al tema proposto e agli obiettivi che, come consiglio di amministrazione, ci siamo prefissi di raggiungere per essere al passo con i tempi.
Vista l’occasione voglio prima presentare un breve excursus storico dell’Università Hominum Bagnarie facendo riferimento a leggi e regolamenti succedutisi nel corso dei secoli, come ci appaiono dalla lettura di antichi libri di amministrazione e questo perché leggi e regolamenti sono strettamente connessi alla tutela dei diritti di uso civico e nel loro rispetto hanno comunque permesso di realizzare le attività promosse a favore della comunità dal Medio Evo ad oggi.
Noi siamo una piccola comunità ma anche le piccole comunità possono avere una grande storia e la nostra è una storia pluriennale, rappresentiamo culture e tradizioni che non possiamo dimenticare e, sulla base di documentazioni e di relazioni che si sono potute esaminare, numerosi sono gli esempi che permettono di dimostrare, sia in diritto che di fatto, che l’Università Hominum Bagnariae è un associazione di origine privata formatasi nel periodo dei comuni italiani.
Risale a questo periodo il più antico documento riguardante l’Università. È un istrumento redatto l’8 Marzo 1343 nella chiesa di S. Antimo nel quale leggiamo che un tal Cicebolo di Bagnara vende boschi e pascoli a Sabbato Putij, pure di Bagnara, che riceve e compra per sé, per conto di alcune famiglie e per i loro successori.
Segue in ordine di tempo un verbale di adunanza generale degli uomini tenutasi il 20 Novembre 1407 per eleggere il Sindaco dell’Università per rappresentarli presso Ugolino di Trincio podestà del Comune di Nocera Umbra.
Dall’atto, rogito notaio ser Giacomo, risulta che l’Università era fin da allora organizzata e costituita con suoi statuti, possedeva diversi beni detti “Bona Comunalia” che nessuno dei facenti parte dell’Università poteva vendere o alienare a forestieri senza licenza espressa di tutta l’Università degli uomini (il tutto preso da un codicillo di varie scritture del 1404 notaio Giovanni Testi).
Da un ulteriore istrumento, datato 23 Marzo 1523 notaio Pietro Mattei, la corporazione delle donne della comunità di Bagnara nomina un procuratore e rinuncia, a titolo di donazione irrevocabile a favore della corporazione degli uomini, con atto dell’8 Aprile 1523, ad ogni diritto sui beni dell’Università (le donne non possono succedere nei beni dell’Università e con tale disposizione si impediva la dispersione e il frazionamento dei “Bona Comunalia”).
Abbiamo altri due atti di acquisto: Ottobre 1525 e Maggio 1531, rogati rispettivamente notaio Silvio Galli e notaio Tarponjus, in entrambi gli atti le parti sono da una parte il comune di Nocera Umbra che vende all’asta pubblica alcune terre e dall’altra Francesco Marini che le comprava, come miglior offerente, a nome suo e degli altri cittadini, che specificatamente erano nominati nell’atto, e dei loro successori.
Viste le documentazioni possiamo affermare con certezza che soltanto i 12 nuclei originari che costituirono la prima fondazione facevano parte dell’Università ed erano rappresentati da un Sindaco e due Massari che oltre ad amministrare i beni dell’Università amministravano anche quelli della Balia di Bagnara.
Queste origini si sono mantenute inalterate nella forma e gestione fino alla legge 397 del 4 Agosto 1894 sui domini collettivi perché le proprietà dell’Università non furono mai incamerate in quelle del comune di Nocera né con la legge del 1801 (Regno d’Italia - Napoleone Bonaparte) né con l’avvento del Regno d’Italia 1865.
La costituzione del dominio collettivo varia notevolmente a seconda che si tratti di Enti preesistenti alla legge del 1894 o Enti sorti per effetto dell’affrancazione, nel primo caso il dominio conserva quasi sempre le caratteristiche sue proprie e cioè il godimento del patrimonio collettivo è limitato alle famiglie discendenti dagli antichi originari, quindi trattasi di proprietà collettiva chiusa, e proprio per salvaguardare questi diritti nel Marzo 1896 fu convocata un assemblea dei 25 capifamiglia detti condomini, discendenti dalle 12 stirpi originarie e venne redatto un regolamento approvato dalla giunta provinciale amministrativa il 29 Dicembre 1896 a salvaguardia dei diritti dei domini precedentemente acquistati distinguendo gli utenti in utenti proprietari ed utenti semplici, i primi con maggiori diritti dei secondi.
Il regolamento dispone, tra le altre cose, che alle assemblee partecipano i capi delle famiglie discendenti dagli originari e solo a loro spetta svolgere funzioni amministrative assumendo cariche di gestione dividendosi i proventi dell’amministrazione e della vendita.
Con l’approvazione dello statuto del 1896, in vigore fino agli anni Trenta, c’è stata a tutti gli effetti una ricostituzione e un riconoscimento formale dell’Università.
A seguito della legge 1766 del 1927 e il conseguente statuto degli anni Trenta, aggiornato nel 2002, oggi tutti i residenti nella Frazione di Bagnara possono far parte dell’Università dopo aver maturato 5 anni di residenza nella Frazione perché l’utente è tenuto a conoscere il territorio dato che appare evidente alla luce delle analisi svolte che il corretto uso del territorio presuppone la conoscenza dello stesso e aiuta a far comprendere l’importanza di questo istituto dell’uso civico che permette di ritrarre le sue utilità dalla terra ma ne fa rispettare le regole fondamentali perché, come ci ha insegnato il grande maestro che noi tutti abbiamo conosciuto, il compianto prof. Vitucci, «l’interesse per le risorse di cui siamo amministratori e di cui godiamo va oltre quello che si riflette nelle generazioni viventi, è l’interesse dei nostri figli e dei loro figli, delle generazioni che seguiranno la nostra».
Abbiamo detto che «L’Università Agraria per storia e per statuto opera a favore della comunità» e per ciò che riguarda i secoli passati questo si evince da una breve relazione estrapolata da un più ampio scritto di don Giuseppe Tega, parroco di Bagnara dal 1933 al 1938.
Scrive il Tega: «Quello che possiamo affermare è che già nel 1600 l’Università si presenta come un ente a carattere pubblico che provvede e tutela gli interessi della comunità».
Provvedimenti a favore della comunità si incontrano assai spesso nella lettura di libri di amministrazione: riparazioni a ponti, alle strade, al corso del fiume e simili.
L’Università provvedeva alla decima, faceva erigere il Monte di pietà, ove si depositava il grano che avanzava per distribuirlo ai poveri che ne venissero a mancare e, a tale scopo, provvide all’acquisto di una casa.
Restaurava la casa del parroco, riparava la chiesa, faceva fondere la campana dell’arme contro i banditi e per convocare l’adunanza. Anche la beneficienza era compresa fra le attribuzioni dell’Università: così fra le spese dell’anno 1618 vi è quella di aver mandato un fanciullo all’ospedale dei trovatelli a proprie spese e nel giorno di S. Ubaldo, protettore dell’Università, si distribuivano elemosine ai poveri della Balia.
Tale ci appare l’Università, nella prima metà del 1600, dall’esame dei libri di amministrazione e tale si dovette conservare attraverso le vicende posteriori che sarebbe qui lungo e inutile ricordare.
Bastino questi brevi cenni a dimostrare come essa fosse un’istituzione per il bene comune per cui l’Università risulta trattare gli interessi e provvede ai bisogni civili e religiosi della popolazione.
Un ente che provvedeva a tutte le necessità di un luogo lontano e isolato e quindi praticamente indipendente.
Conclude il Tega: «là dove poche case si pigiano attorno a una chiesa le vicende di questa sono le vicende di tutte quelle e queste note non vogliono mettere l’aureola della storia ad un villaggio dell’Appennino che per sua natura vive ai margini della storia, ma solo ricercare e rendere noti alcuni fatti che hanno interesse pure particolare e locale ma appare evidente come l’Università in questo caso sia il motore economico e umano della vitalità di una frazione che ha fatto della sua storia e tradizione la prospettiva per il futuro».
Oggi, a maggior ragione, il nostro obiettivo va oltre l’uso civico, occorre rinnovare l’uso civico allo scopo di evitare lo spopolamento della Frazione, va ritrovato un nuovo modello della comunità consentendo oltre che occuparsi di usi civici di occuparsi anche dello sviluppo sociale, culturale ed economico con iniziative occupazionali, è lo sviluppo del territorio perché la nostra forza è sì nella storia ma occorre valorizzare il territorio anche ai fini economici mettendo le risorse a disposizione della collettività per il bene comune.
Il passaggio dall’uso civico alle attività innovative deve essere coerente con la tradizione quindi tocca a noi, che viviamo in queste terre emarginate, trovare le soluzioni per ciò che è necessario per poter non solo salvaguardare il territorio di cui siamo i gestori ma far sì che i residenti, soprattutto le persone anziane, impossibilitate a fare il legname, abbiano quelle utilità compensative ed alternative al diritto di pascolo e legnatico, principi questi per una strategia di gestione dei patrimoni degli assetti fondiari collettivi in un sistema economia/ambiente.
Le proprietà collettive non vivono di imposte e tasse come altri enti ma devono far fruttare al meglio il proprio patrimonio per conservarlo e migliorarlo svolgendo un ruolo di presidio del territorio e di consumo sostenibile (la sostenibilità sembra che l’abbiano inventata oggi ma c’è sempre stata nella proprietà collettiva).
Per raggiungere questi obiettivi noi amministratori delle proprietà collettive dobbiamo confrontarci e collaborare facendo rete con le istituzioni per garantire il consolidarsi di processi di partecipazione attiva agli atti di programmazione economica, piani regolatori ecc. ed esser in condizione di accedere ai finanziamenti necessari per lo sviluppo del territorio, esercitando una buona gestione ordinaria delle risorse patrimoniali basata principalmente sugli utili derivanti da contributi della Comunità europea e dall’affitto di cave dove si esercita da parte nostra una costante vigilanza sulle modalità di coltivazione.
Grazie a questi utili l’amministrazione oltre alle attività connesse agli scopi istituzionali dell’Università si è impegnata a realizzare progetti promozionali finalizzati principalmente all’utilizzazione turistica del territorio legata comunque alla manutenzione e al miglioramento dei pascoli montani andando incontro alle esigenze, sia economiche che logistiche, degli allevatori.
L’impegno dell’amministrazione in tal senso è stato guidato dalla convinzione che il recupero della memoria storica, antica e recente, e la riscoperta dei valori ambientali proprio di questo territorio avrebbero portato al rilancio economico e produttivo della comunità.
In particolare sono state promosse le seguenti iniziative e realizzati i seguenti interventi: ricostruzione edicola votiva dopo la distruzione totale subita in seguito al sisma del 1997; campo sportivo di proprietà dell’Università, allestito con tende dopo il sisma del Settembre 1997 utilizzato per circa 3 mesi per poi passare ai container e infine alle più confortevoli casette di legno; sede del’Università ricostruita dopo il sisma e monumento al carabiniere Fulvio Sbarretti, uno dei martiri di Fiesole, nostro compaesano (l’Università cura sia gli interventi di manutenzione ordinaria che straordinaria); recupero degli alloggi in legno del villaggio di solidarietà di Bagnara, per realizzare un villaggio basato sui principi della sostenibilità, che sia centro di aggregazione sociale e di stimolo verso un atteggiamento ecocompatibile dell’intera comunità di Bagnara (aula didattica e accoglienza turistica); ripulitura e riordino di alcune piazzole di vecchie carbonaie nei boschi e, in collaborazione con le scuole, costruzione del percorso didattico “Il sentiero del carbonaio”; ripulitura e riordino di alcuni sentieri una volta percorsi dalla transumanza; presentazione del libro di Erika Silvestri “Il commerciante di bottoni”; allestimento della mostra “Le terre della Balia di Bagnara”; orgnizzazione del convegno “S. Francesco d’Assisi a Bagnara”; promozione di corsi di formazione; installazione di ponti di trasmissione per la ricezione dei segnali televisivi, telefoni cellulari e internet.
Dopo aver presentato queste iniziative sociali, culturali, ricreative, formative ecc. concludo facendo riferimento al forte senso di socializzazione, di lealtà e di amicizia che porta a sentirci parte di una comunità profondamente sociale e ancor più mi preme proiettare il nostro interessamento al futuro chiedendo a tutti la costante, inesauribile applicazione per far promuovere, far conoscere queste iniziative di cui oggi siamo attori e testimoni perché è importante che questi stimoli siano trasmessi ai giovani nell’intento di reclutare nuove generazioni alle quali lasciare questa nostra ricchezza.