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"La Vicìnia"
Dicembar dal 2014
 

Il rapporto completo può essere letto sul sito del Forum mondiale dei pescatori (http://worldfishers.org/)
Un drammatico rapporto sull’accaparramento degli oceani
“GLOBAL OCEAN GRAB”
Il sito http://worldfishers.org presenta integralmente il testo

[slowfood.com/slowfish/pagine/ita/news/dettaglio_news.lasso?-idn=136]
Nei mesi scorsi, anche il movimento di “Slow food” ha contribuito alla diffusione di un innovativo rapporto internazionale sull’accaparramento degli oceani. Ancora una volta, come già succede per le terre a causa del fenomeno del “Land grabbing”, «i diritti delle comunità sono sistematicamente violati».
Le stesse minacce (politiche commerciali e d’investimento, definizione di aree protette, politiche in materia di ecoturismo, speculazione finanziaria e operazioni di espansione dell’industria, che comprendono, fra l’altro, l’acquacoltura…), denunciate a livello globale da Transnational Institute, Masifundise, Afrika Kontakt e “Wffp” (Forum mondiale dei pescatori), sono quelle che, su scala diversa, attentano anche in Friuli ai diritti delle Comunità di Marano e Grado, tuttora espropriate dei loro diritti di proprietà e di usufrutto sulla Laguna.


Il nuovo rapporto, Global Ocean Grab, è stato pubblicato dal Transnational Institute (www.tni.org/work-area/agrarian-justice), da Masifundise (www.masifundise.org.za) e Afrika Kontakt (www.afrika.dk) insieme al Wffp (il Forum mondiale dei pescatori - www.worldfishers.org). Narra la storia nascosta della pesca e dei pescatori. Una storia complessa, che parla di sostenibilità, cibo, modelli di sviluppo, cultura e politica, in cui i diritti delle comunità sono sistematicamente violati sotto i nostri occhi... talvolta proprio in nome della sostenibilità.
Il termine “ocean grab” (sfruttamento indiscriminato degli oceani) mira a gettare nuova luce sugli importanti processi che stanno interessando negativamente le persone e le comunità, il cui modo di vita e l’identità culturale dipendono dalla piccola pesca e dalle attività ad essa connesse. I piccoli pescatori e le loro comunità, sia nel Sud sia nel Nord del mondo, sono sempre più minacciati da forze potenti che stanno drammaticamente ridisegnando i regimi dei diritti di accesso e i modelli produttivi nel settore della pesca. Questo processo sta portando non solo alla diminuzione del controllo esercitato su queste risorse dai piccoli pescatori, ma anche, in molti casi, alla distruzione ecologica e alla scomparsa delle risorse stesse.
Lo sfruttamento indiscriminato degli oceani non riguarda soltanto la politica della pesca marina. Si tratta di un fenomeno mondiale che interessa diversi ambienti, fra cui le acque marine e costiere, le acque interne, i fiumi e i laghi, i delta e le aree paludose, le mangrovie e le barriere coralline. Anche i mezzi con cui le comunità di pescatori sono espropriate delle risorse su cui hanno tradizionalmente fatto affidamento assumono forme diverse. Questa espropriazione avviene attraverso meccanismi diversi come la gestione (inter)nazionale della pesca e le politiche commerciali e di investimento, la definizione di aree protette terrestri, costiere e marine in cui la pesca non è ammessa, le politiche in materia di (eco)turismo ed energia, la speculazione finanziaria e le operazioni di espansione dell’industria alimentare e ittica globale, che comprendono, fra l’altro, l’acquacoltura su larga scala. Nel frattempo, lo sfruttamento indiscriminato degli oceani sta entrando in una fase nuova e più drammatica, con la nascita, nel 2012, del Partenariato globale per gli oceani, un’iniziativa diretta dalla Banca mondiale che mira a privatizzare i regimi dei diritti di proprietà delle risorse acquatiche e a utilizzare modelli di protezione ambientale calati dall’alto, orientati alle logiche del mercato.

Il rapporto completo può essere letto agli indirizzi web:
http://worldfishers.org/wp-content/uploads/2014/08/The_Global_Ocean_Grab-EN.pdf (in inglese); http://worldfishers.org/ (anche in spagnolo e francese)