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"La Vicìnia"
Novembar dal 2014
 
L’Università di Trieste (immagine tratta dal sito http://www-amm.units.it/regolamenti)

La geografa Nadia Carestiato, esperta di Beni comuni e Proprietà collettive (immagine tratta dal sito https://decrescitafvg.wordpress.com/)
Iniziativa del Dipartimento di Scienze Politiche e sociali dell’Università di Trieste sugli Assetti fondiari collettivi
DA RELITTI STORICI A NUOVE FONTI DI SVILUPPO
A confronto il 19 novembre su “Sviluppo locale, Cooperazione e Comunità”

All’Università di Trieste, mercoledì 19 novembre, si discute di Proprietà collettive e Beni comuni.
Alle 14.15, presso l’Edificio H3 (Piazzale Europa 1, aula 2CH3), è in programma il seminario “Le proprietà collettive del Friuli-V. G.: da relitti storici a nuove fonti di sviluppo”.


Qualcuno ritiene le Proprietà collettive un relitto del passato, una bella istituzione medioevale miracolosamente sopravissuta in luoghi remoti e ameni. In molti casi è così: le proprietà indivise di boschi e campi sono appannaggio di comunità residenziali demograficamente in declino, senza che il bene condiviso abbia una vera funzione economica, se non quanto si può ricavare dalla conservazione delle tradizioni.
In realtà, dopo che Elinor Ostrom, la studiosa americana dei Commons, ha ricevuto il premio Nobel nel 2009, si è scoperto che queste proprietà esistono in tutto il mondo e, a volte, arrivano a garantire un buon equilibrio fra conservazione e sviluppo.
Esistono anche in Friuli-V. G., dove se ne contano fra grandi e piccole un centinaio, collocate per lo più sui rilievi (Carnia e Val Canale, Carso triestino e gorizano), ma ve ne sono anche in pianura (i boschi planiziali di San Gervasio, frazione di Carlino, nella stessa Carlino e a Muzzana e terre agricole a Bressa di Campoformido e a San Marco di Mereto di Tomba…), a cui si aggiungono i diritti di pesca nella Laguna di Marano.
Esiste poi un coordinamento di queste su scala nazionale e regionale. Il presidente della rete regionale delle Proprietà collettive, Luca Nazzi, è stato invitato come relatore al seminario “Le proprietà collettive del Friuli-V. G.: da relitti storici a nuove fonti di sviluppo”, che si tiene il 19 novembre alle ore 14.15 all’Università di Trieste (edificio H3, Piazzale Europa 1, aula 2CH3). Egli illustrerà la situazione generale, in particolare lo “status” di queste proprietà. Ma il fulcro dell’intervento sarà sulle prospettive di sviluppo. Infatti il seminario si tiene nell’ambito del corso di Sociologia dello sviluppo locale, curato dal professor Giorgio Osti, come a dire: tali realtà possono diventare una fonte di benessere sociale e sostenibile?
Ad approfondire tale tema ci aiuterà anche l’altra relatrice del seminario, Nadia Carestiato, geografa che, dover fatto la tesi di dottorato sui Beni comuni, continua a far ricerca sulla loro attualizzazione.
Nelle Proprietà collettive non è in gioco solo un’economia nuova, ma anche funzioni sociali importanti come il bisogno di legarsi in comunità e i doveri civili verso gli altri, tutti valori assai deboli al momento attuale.
Si tratta di utopie o peggio di inutili “revival” di istituzioni decrepite? Non è così pessimista l’organizzatore del seminario e titolare del corso universitario, Giorgio Osti, che assieme al collega Giuseppe Ieraci, proporrà agli studenti e a quanti vorranno partecipare, questo intrigante argomento.
Per chi vuole saperne di più http://wug.cab.unipd.it:8080/DigLib/DataBase/repository/1176822196/pagine_79_88.pdf.