Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Novembar dal 2014
 

Il giudice della Corte costituzionale, Paolo Grossi. Giovedì 20 novembre, presiederà i lavori alla prima giornata della XX Riunione scientifica del Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive di Trento
Il 20 e 21 novembre è in programma la XX Riunione scientifica di Trento
RIPENSARE ALL’ASSETTO FONDIARIO COLLETTIVO IN MODO GLOBALE ED UNITARIO
Il grande convegno annuale promosso dal Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive

Il 20 e 21 novembre, il Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive convoca a Trento la XX Riunione scientifica.
I massimi studiosi degli Assetti fondiari collettivi in Italia si confronteranno con gli Amministratori dei Demani civici e delle Proprietà collettive di tutto il Paese sul tema: “Principi per una strategia di gestione dei patrimoni degli assetti fondiari collettivi in un sistema evolutivo economia-ambiente”.
Ai lavori parteciperà anche una delegazione del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva in Friuli-V. G.
Oltre a tutte le informazioni per garantire la partecipazione all’assise, il Centro studi trentino ha pubblicato sul suo sito internet (www.usicivici.unitn.it) un’articolata introduzione sul tema prescelto e il programma completo degli interventi.


Con la convocazione della XX Riunione scientifica, il Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive si pone l’obiettivo di costituire una ulteriore occasione di incontro fra studiosi, ricercatori accademici, amministratori degli enti di gestione, testimoni ad alto livello, per approfondire i temi più attuali temi degli assetti fondiari collettivi.
In contrasto col sentire comune, che identifica la proprietà collettiva con un settore tradizionale e quindi poco innovativo, vi sono, invece, molte ragioni che ci inducono a ritenere altrimenti.
Giovandosi, allora, della collaborazione interdisciplinare, la Riunione si pone come sede di confronto, di dibattito e di approfondimento culturale per quanti identificano nella proprietà collettiva un diverso modo di possedere (contrastando il forte pregiudizio ideologico contro la proprietà collettiva) ed un diverso modo di gestire (contrastando l’opinione ampiamente diffusa secondo cui la proprietà collettiva è fonte di inefficienza).

Come è noto, ogni assetto fondiario collettivo è caratterizzato dai seguenti elementi strutturali: rispettivamente, di natura personale (la collettività locale), patrimoniale (il patrimonio civico) e teleologica (lo scopo comune). Dalle relazioni tra questi elementi strutturali è possibile cogliere appieno ciò che contraddistingue l’economia degli assetti fondiari collettivi, da una parte, la consapevolezza di una stretta interazione fra l’economia della collettività locale e il suo patrimonio civico e, da un’altra parte, il concetto di co-evoluzione considerando esplicitamente il rapporto tra il demanio civico come ecosistema fisico-biologico e la collettività locale come sistema sociale, dalla cui interazione si evince come la collettività locale conserva e valorizza il proprio demanio civico e il demanio civico assicura la base territoriale della produzione di utilità per lo sviluppo della collettività.

Se già i forestali, trattando della stazione forestale, hanno sempre inteso far riferimento ad un fattore complesso – in quanto abbraccia beni economici, come il terreno con le sue qualità fisico chimiche originarie, e beni non economici, come gli elementi del clima –, nella fase più recente la nozione di patrimonio civico non solo sottende una pluralità di contenuti, ma ha subito anche profonde modificazioni attraverso una sua estensione in ragione della percezione delle diverse utilità che esso può fornire; ragion per cui, l’elemento di natura patrimoniale dell’assetto fondiario collettivo deve essere individuato principalmente nell’insieme degli elementi naturali e dei sistemi che essi formano e che sono suscettibili di essere trasmessi alla generazione futura oppure di trasformarsi. Questo pool di potenziali risorse presenti all’interno dei confini della terra di collettivo godimento costituisce il cosiddetto patrimonio civico, dotato di autonomia rispetto ai patrimoni personali dei singoli membri della collettività.

Scendendo ad un grado di maggiore dettaglio, possiamo comprendere come il demanio civico sia formato da due sotto-sistemi: il biotopo e la biocenosi. Il biotopo va individuato nell’ambiente fisico della vita e comprende generalmente elementi quali il suolo, l’acqua e l’atmosfera con l’energia solare che l’attraversa, combinati in proporzioni variabili. La biocenosi è un insieme di organismi vivi che coesistono in un luogo dato e che intrattengono relazioni di concorrenza o di complementarità. La realtà si concreta quindi in una serie praticamente infinita di demani civici, che sono, in sostanza l’espressione ultima delle forze economiche operanti nel territorio locale. Di, più, ad un attento esame, il demanio civico si presenta, per un verso, come spazio multidimensionale in ragione della sua complessità data da un gran numero di elementi naturali ed antropici coesistenti in una relazione di interdipendenza e, per un altro verso, come cellula del grande tessuto di un territorio più ampio.

Nella cultura della civiltà rurale, il capitale natura è stato e continua ad essere il fondo sul quale è basata l’utilizzazione dei beni naturali al fine di trarre utilità per la collettività locale. Tuttavia con la seconda metà del secolo scorso il brusco aumento dei prelievi sul capitale natura (con le attività agricole, forestali, estrattive, industriali delle energie rinnovabili, collettrici della caccia, pesca, raccolta funghi, ecc.), dei diversi tipi di inquinamento degli ambienti (chimico, acustico, ecc.) e dei cambiamenti nella utilizzazione della terra (da fattore di produzione a bene di consumo di tipo residenziale, paesaggistico, turistico attivo o rigenerativo) al generale convincimento intorno ai beni naturali come inesauribili, invulnerabili e gratuiti, sono subentrati nuovi interrogativi sui modi di gestire le risorse naturali e, più in generale, in questi ultimi anni sono sempre più frequenti i riferimenti ai termini di relativa scarsità delle risorse naturali e di sviluppo sostenibile e durevole nelle politiche di sviluppo locale.

Da qui il ricorrente interrogativo di come deve essere gestito il patrimonio civico affinché questo possa contribuire allo sviluppo sostenibile e durevole dell’assetto fondiario collettivo nella sua complessità costitutiva di collettività locale titolare dei diritti d’uso e di demanio civico come base territoriale di risorse naturali, cioè di quelle materiali, da cui derivano flussi di beni finiti o intermedi o di energie rinnovabili, e di quelle ambientali, da cui derivano i servizi degli ecosistemi (servizi di spazio vitale, di regolazione, di informazione).

Questo interrogativo rinvia ad analisi sulle implicazioni patrimoniali delle caratteristiche degli elementi costituenti il patrimonio civico, sulla necessità di disporre strumenti che permettano una valutazione permanente, quanto meno fisica, del patrimonio stesso, sui criteri di equità diacronica (intergenerazionale) e di equità sincronica, sia, e prioritariamente, con i titolari del diritto d’uso, sia, una volta soddisfatta la domanda da parte dei titolari dei diritti d’uso, con la società in generale a beneficio della quale molteplici effetti esterni dell’assetto fondiario collettivo costituiscono veri e propri beni comuni (paesaggio, biodiversità, ambiente salubre).

Attraverso la tutela e la razionale valorizzazione delle risorse naturali, siano queste singolarmente considerate come l’acqua, l’aria, la flora e la fauna selvatiche, oppure gli ecosistemi terrestri o acquatici che tali risorse contengono, gli assetti fondiari collettivi contribuiscono alla conservazione di risorse essenziali per l’umanità.

Tuttavia, è necessario ricordare in proposito come le risorse naturali sono per una parte importante fuori mercato e il sistema dei prezzi, anche laddove questi si possono rilevare, non sempre contengono tutte le informazioni necessarie sul sistema fisico di produzione rappresentato dal demanio civico per la sua efficace tutela e valorizzazione. Ragion per cui, sia che ci si collochi in un approccio ex ante di riflessione circa la destinazione d’uso delle risorse o in un approccio ex post circa la valutazione di un danno economico, il calcolo economico del beneficio o della perdita ambientale si impone. Questo esercizio impone che si collochino i servizi resi dal patrimonio civico in una logica economica e che si definiscano le modalità di calcolo delle perdite o dei benefici associati ad una modificazione nella struttura e nel funzionamento del demanio civico e quindi ad una variazione dei servizi che questo procura.

E poiché, in ogni caso, è il sistema dei segnali che individua un modello di economia, al massimo livello di generalizzazione, si è soliti definire l’economia degli assetti fondiari collettivi come un sistema fisico di produzione di beni o di servizi organizzato secondo un sistema sociale di segnali riconoscibile in una particolare collettività e che di questa orienta il comportamento, dovendosi, quindi, riconoscere che, se nell’economia di mercato i processi del sistema fisico sono organizzati secondo un sistema di segnali molto particolare, cioè il sistema dei prezzi di mercato, nelle economie dell’uso – specifica degli assetti fondiari collettivi –, invece, il sistema dei segnali è sempre rappresentato da una combinazione di valori di scambio e codici di comportamento culturali o ideologici. La dinamica degli assetti fondiari collettivi dipende quindi dalle condizioni fisiche della produzione di utilità.

Occorre allora considerare come nel caso specifico degli assetti fondiari collettivi le utilità passano attraverso processi di transazioni, di esazioni, di inserzioni che investono direttamente il demanio civico. La transazione implica lo scambio reale di beni o servizi ottenuti dai processi produttivi attuati all’interno del demanio civico o di stock di beni naturali presenti nello stesso demanio con i titolari dei diritti d’uso o con soggetti esterni con mutuo vantaggio e con l’accordo dei soggetti interessati. L’esazione, invece, implica l’acquisizione, forzata e senza compenso, di beni o servizi ottenuti dai processi produttivi attuati all’interno del demanio civico o di stock di beni naturali presenti nello stesso demanio da parte di un agente (o agenti) che effettua (o effettuano) un altro processo di produzione o di consumo. L’inserzione, a sua volta, implica l’imposizione sul demanio civico, forzata e senza compenso, degli outputs di un processo da parte dell’agente (o agenti) che lo effettua (o effettuano) un altro processo di produzione o di consumo. È questo il caso dell’inquinamento oppure dell’abbandono nel demanio civico di rifiuti.

Nel caso degli assetti fondiari collettivi, nel quale la collettività locale è congiuntamente determinata con il suo patrimonio civico, la storia della collettività locale e quella del suo demanio civico sono interconnesse, in quanto variazioni nell’una danno origine a nuove forme nell’altro. Per cui, la nozione importante da trarre è che gli assetti fondiari collettivi possano essere sospinti oltre la “soglia di instabilità” sia da contraddizioni interne sia in conseguenza di nuove interazioni con il demanio civico.

In proposto gioca un ruolo notevole la comprensione di due ordini di attività allorché ci si trova nelle condizioni di decidere sulle scelte da compiere: da una parte, attività dette cruciali, in quanto soggette ad incertezza, e, da una’altra parte, attività dette non cruciali, in quanto soggette a rischio. Le prime storicamente uniche, per le quali non vi sono osservazioni in base alle quali costruire una funzione al fine di prevederne i risultati. Le seconde, invece, hanno dei precedenti storici; esse sono simili, in tutto o in parte, alle attività intraprese precedentemente nel demanio civico e, di conseguenza, vi sono molte osservazioni in base alle quali costruire una funzione di variabili casuali per tutti i possibili risultati associati con il tipo di attività prescelto.

Di qui la necessità di ripensare all’assetto fondiario collettivo in modo globale ed unitario e di collegare le competenze attribuite alla collettività locale con le caratteristiche del suo demanio civico, in quanto ciò fa emergere l’identità profonda della collettività locale nel momento in cui deve definire il proprio orientamento strategico che riguarda: (a) che cosa essa fa o vuole fare, in termini di attività; (b) perché lo fa o lo vuole fare (cioè stabilire gli obiettivi di fondo; (c) come lo fa o lo vuole fare, vale a dire le modalità della gestione e dell’organizzazione; (d) quando lo fa o lo vuole fare, vale a dire determinare l’orizzonte temporale distinguendo tra il breve periodo ambientale in cui non vi è alcun cambiamento ambientale o tecnologico associato ad una particolare attività e il lungo periodo ambientale durante il quale il processo di cambiamento ambientale o tecnologico ha dato origine a qualche effetto.

La letteratura delle scienze logico-matematiche in materia è considerevole ed ha raggiunto livelli di raffinata complessità ed è stata anche suffragata da numerosi studi empirici; tuttavia per queste il test di verità richiede solo che le deduzioni da un dato insieme di assiomi siano logicamente corrette; nel caso, invece, degli assetti fondiari collettivi, diventa essenziale la descrizione sistematica delle interrelazioni fondamentali fra le variabili della realtà, onde il test ultimo di verità è se le proposizioni corrispondono o meno alla realtà. La conoscenza storica è quindi di rilevante importanza nella gestione dei patrimoni degli assetti fondiari collettivi, in quanto solo i precedenti storici di attività con caratteristiche non cruciali consentono di affermare qualcosa sulla gamma e sulla distribuzione dei risultati possibili.

Centro studi e documentazione sui Demani civici e le Proprietà collettive
www.usicivici.unitn.it