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"La Vicìnia"
Lui dal 2014
 
Elena Balloch, il giorno della Laurea magistrale in Giurisprudenza, all’Università del Friuli

Discussa a Udine una tesi su “Gli assetti proprietari collettivi tra stato e regioni: un confronto tra Austria e Friuli V. G.”
UNA RELAZIONE PECULIARE TRA L’UOMO E LA TERRA
Il pregevole studio è stato curato da Elena Balloch di Buttrio

[Luca Nazzi]
«Il problema fondamentale, lamentato ormai da decenni, consiste nel fatto che, a differenza di altre realtà regionali e nonostante l’attribuzione della potestà legislativa primaria in materia, il Friuli Venezia Giulia non si è ancora dotato di una disciplina organica del settore, essendosi limitato sinora solo a norme organizzative e di dettaglio»: la giovane ricercatrice Elena Balloch, che nell’aprile scorso ha conseguito la Laurea magistrale in Giurisprudenza all’Università del Friuli, non poteva che giungere a questa malinconica conclusione nella sua tesi in Diritto Amministrativo intitolata “Gli assetti proprietari collettivi tra stato e regioni: un confronto tra Austria e Friuli Venezia Giulia”.

Nel suo studio su “Gli assetti proprietari collettivi tra stato e regioni: un confronto tra Austria e Friuli Venezia Giulia” Elena Balloch di Buttrio è stata seguita dal noto giurista Leopoldo Coen, membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto di studi giuridici regionali di Udine e componente della Commissione paritetica Stato-Regione.
Dopo un’introduzione dedicata ai “Profili storici”, dalle origini medievali all’unificazione legislativa postunitaria, la tesi discussa ad aprile all’Ateneo friulano esamina “Gli usi civici nella legge 16 giugno 1927, n. 1766” ed analizza il riordino demaniale previsto dalla norma emanata dal regime fascista.
Il capitolo terzo si sofferma sul regime giuridico dei beni d’uso civico, previsto ancor oggi e connotato dai profili di inalienabilità, inusucapibilità, indivisibilità e destinazione vincolata.
Il capitolo quarto affronta il tema della natura giuridica degli assetti fondiari collettivi, distinguendo fra «usi civici in senso stretto» e «proprietà collettive».
Di particolare rilievo è il paragrafo 4, in cui Elena Balloch sottolinea la specificità dei Beni collettivi.
Si tratta di «esperienze appropriative connotate da una propria originarietà – scrive la studiosa friulana –, che nascono prima di qualsiasi tentativo di legiferazione in merito e ancor prima di qualsiasi ripartizione tra pubblico e privato: sia che si tratti di prìncipi, sovrani o legislatori, l’esito è lo stesso. Non sono stati essi a dar vita a questi assetti, bensì si sono limitati a recepire l’esistenza di forme peculiari di relazione tra l’uomo e la terra nate spontaneamente, dandone una regolamentazione che per la maggior parte dei casi si è poi rivelata di stampo liquidatorio o quanto meno limitativo e cieco di fronte alle loro potenzialità. Questa modalità di procedimento al contrario, che originariamente aveva avuto esiti nefasti per le proprietà collettive, potrebbe oggi essere riconsiderata per introdurre maggiore chiarezza in materia. In altre parole, sarebbe opportuno adeguare gli schemi giuridici alla realtà piuttosto che cercare di forzare all’interno di compartimenti predeterminati, provenienti da una cultura giuridica per antonomasia avversa ad assetti collettivi, ciò che si presenta ai nostri occhi come un’esperienza peculiare».
Alle forme di gestione dei beni d’uso civico è dedicato il quinto capitolo della tesi, che non sottace la problematica delle «liti dei Comuni contro le popolazioni» e che si sofferma diffusamente su Frazioni, Amministrazioni separate dei beni di uso civico e Associazioni agrarie.
I gravi problemi d’inadeguatezza della legislazione regionale sono affrontati nel sesto capitolo. Dopo una premessa sulla potestà legislativa, in esso vengono esaminate tre esperienze locali (Pesariis, Marano Lagunare e le Comunelle del Carso triestino) e l’autrice sottolinea “La necessità di una riforma”.
«La molteplicità di esigenze che si riscontrano a livello locale e le difficoltà attuali nella gestione dei terreni rientranti nel demanio civico spinge verso una riforma strutturale ed organica», sottolinea la studiosa di Buttrio.
«In primo luogo sussiste una anomalia, che si riscontra esclusivamente in Friuli Venezia Giulia, data dal concentramento in capo al Commissario per la liquidazione degli usi civici sia dei poteri amministrativi che di quelli giurisdizionali, in contrasto con la linea volta al decentramento amministrativo seguita a livello nazionale».
In secondo luogo, «è necessario che si giunga alla conclusione delle operazioni di accertamento in tutti quei comuni (attualmente 93) che ancora attendono il riconoscimento dei propri beni civici».
L’analisi della tesi prosegue individuando altre due questioni collegate al problema dell’accertamento: «La prima consiste nella collaborazione della Regione per la costituzione di Amministrazioni frazionali in quei Comuni che sono già dotati di accertamento e bando… La seconda, invece, riguarda quei beni civici che, a causa dell’abbandono o di un uso distorto che di essi è stato fatto nel corso del tempo, non sono più confacenti all’uso collettivo o idonei ad essere utilizzati secondo quanto originariamente previsto… Premettendo che sarebbe preferibile introdurre delle misure volte ad evitare a priori l’abbandono o l’uso non conforme alla natura civica dei fondi da parte dei soggetti che dovrebbero vigilare sugli stessi, è in ogni caso opportuno introdurre una disposizione che preveda la sclassificazione dei beni d’uso civico… Il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva in Friuli Venezia Giulia e gli organismi che si occupano della tutela e della valorizzazione dei beni civici suggeriscono, inoltre, che i patrimoni collettivi vengano reintegrati con la demanializzazione di altre terre appartenenti agli usurpatori o a quanti non abbiano dolosamente vigilato per la conservazione».
L’ultima parte della tesi di Elena Balloch presenta il caso austriaco, esaminando le esperienze dell’Allmende e delle Comunità agrarie, tematica che appare in tutta la sua importanza se si considera che varie Comunità carinziane posseggono e utilizzano beni al di qua del confine fra Austria e Italia così come succede, all’incontrario, per varie Comunità della Valcanale, nella quale sono numerosi e vivaci i Consorzi vicinali e antiche Vicinie.