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"La Vicìnia"
Jugn dal 2014
 
Il consiglio regionale del Friuli-V. G. al lavoro (www.consiglio.regione.fvg.it/)

L’assessore alle Autonomie locali, Paolo Panontin (www.regione.fvg.it/)
L’autonomia dei Comitati frazionali è salva
SVENTATO UN “BLITZ” LIQUIDATORIO
Il Consiglio regionale ha bocciato una visione antidemocratica e accentratrice dei rapporti fra Comuni e Amministrazioni dei Beni collettivi

La reazione compatta delle Amministrazioni frazionali friulane, di numerosi Sindaci e di un fronte trasversale di Consiglieri regionali, unita alla sensibilità politica dell’Assessore regionale alle Autonomie locali, Paolo Panontin, ha stroncato l’ennesimo tentativo di svuotare l’autonomia degli organi di autogoverno dei Beni collettivi e di autorizzarne lo scioglimento per pure ragioni burocratiche e procedurali.
L’importante successo degli Assetti fondiari collettivi del Friuli è stato registrato il 10 maggio, quando il Consiglio regionale ha stralciato – con il solo voto contrario del consigliere Enzo Marsilio di Sutrio – gli articoli 5 e 6 del disegno di legge n. 52 “Misure urgenti per le autonomie locali”.
Le critiche dei Sindaci di Comuni ove operano i Comitati frazionali (Campoformido, Carlino, Mereto, Polcenigo, Prato Carnico, San Giorgio di Nogaro) o sono presenti Beni collettivi (Tramonti di Sotto) e quelle del Coordinamento regionale della Proprietà collettive alle norme introdotte inspiegabilmente in un procedimento “urgente” e dedicato al personale degli Enti locali sono state riassunte in due documenti che pubblichiamo integralmente.
Fra i consiglieri regionali più attivi per scongiurare il “blitz” (sostenuto, in sede di Commissione consiliare dal direttore regionale della Direzione centrale funzione pubblica, autonomie locali e coordinamento delle riforme, Antonella Manca): Elena Bianchi, Vittorino Boem, Silvana Cremaschi, Igor Gabrovec e Claudio Violino.


Il Documento dei Sindaci friulani

I Sottoscritti Sindaci, amministratori di Comuni ove operano positivamente a favore delle rispettive Comunità i Comitati per l’amministrazione separata dei Beni civici, esaminato il Capo III del Disegno di legge n. 52 “Misure urgenti per le autonomie locali”, chiedono formalmente che gli articoli n. 5 e n. 6 vengano stralciati.
Come opportunamente indicato nell’ordine del giorno n. 18 collegato al disegno di legge n. 2 “Assestamento del bilancio 2013 e del bilancio pluriennale per gli anni 2013-2015 ai sensi dell’articolo 34 della legge regionale 21/2007”, accolto dalla Giunta regionale nella seduta n. 11 del 18 luglio 2013, la nostra Regione ha estremo bisogno – «in tempi brevi» – di un disegno di legge organico, «che colmi le carenze evidenziate valorizzando in modo opportuno l’istituzione della Proprietà collettiva e dei Beni civici e risolva le problematiche» e non, invece, di ulteriori provvedimenti estemporanei e parziali e, perfino, discordanti con il dettato della nostra Costituzione e con i princìpi della normativa statale in materia di Assetti fondiari collettivi.
Le «funzioni amministrative di vigilanza» affidate ai Comuni devono rientrare in un quadro certo e definito di leale riconoscimento e collaborazione fra diversi e autonomi enti esponenziali della Comunità e tali «funzioni» vanno chiaramente specificate e circoscritte, nel rispetto dei principi costituzionali di riconoscimento delle Formazioni sociali (articolo 2 della Costituzione), della funzione sociale della proprietà (articolo 42 della Costituzione) e della Sussidiarietà orizzontale e verticale (articolo 118 della Costituzione).
Alla luce della dottrina riassunta autorevolmente da Vincenzo Cerulli Irelli nell’opera “Proprietà pubblica e diritti collettivi” (Cedam, Padova, 1983), riteniamo che quanto previsto dal Capo III del Disegno di legge n. 52 travalichi di gran lunga il «potere di sorveglianza» previsto dalla normativa statale in materia di Assetti fondiari collettivi e tradisca il principio secondo cui «il sindaco in tale fattispecie agisce appunto come pubblico potere e non come portatore di interessi del comune».
Inoltre, l’azione dei Comuni non può prescindere dal principio di “Partecipazione popolare”, stabilito al comma 1 dell’articolo 8 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267, “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali” («I comuni, anche su base di quartiere o di frazione, valorizzano le libere forme associative e promuovono organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale»).
Per tali ragioni, e in considerazione della decisiva importanza che annettiamo al riconoscimento e alla piena valorizzazione delle funzioni economiche, ambientali e sociali della Proprietà collettiva, siamo certi che la nostra istanza sarà accolta e, fin d’ora, offriamo il nostro contributo per la rapida stesura dell’attesa organica legge regionale in materia.

Il Documento del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva

Ai Signori Consiglieri regionali del Friuli-V. G.
Oggetto: Disegno di legge n. 52, artt. 5 e 6

A nome delle Proprietà Collettive del Friuli-V. G. si esprimono sorpresa e indignazione per il contenuto del Disegno di legge in oggetto.
Le Amministrazioni dei beni civici sono gli organi esponenziali di autogoverno ed autogestione dei patrimoni civici (le proprietà in capo a una Comunità) e vengono democraticamente eletti dal popolo dei residenti. Tali Amministrazioni non ricevono alcun contributo o trasferimento di fondi pubblici per il loro funzionamento; per questo motivo, non sono obbligate alla certificazione dei propri bilanci né al successivo controllo della Corte dei conti (Nota della Direzione centrale per le relazioni internazionali e per le autonomie locali Prot 17019/1.3.16 del 19.10.2005).
L’esercizio della funzione di vigilanza è esercitato dai Comuni ai sensi dell’art. 46 della LR 10/1988. A questo proposito, si rinvia alla Nota della Direzione centrale per le relazioni internazionali e per le autonomie locali Prot 8302/1.9.60 del 18.5.2006 che afferma: «Spetta alla Regione la tutela e vigilanza degli enti gestori dei beni civici, mentre ai Comuni spetta una generica vigilanza sull’amministrazione (in senso oggettivo) dei beni di uso civico; (omissis) Un tempo le leggi regionali avevano assoggettato a controllo gli atti deliberativi dei comitati frazionali, ma come noto il controllo preventivo di legittimità si era progressivamente attenuato per effetto delle leggi Bassanini fino a cessare del tutto con l’abrogazione dell’art 130 della Costituzione. (omissis) In linea di massima, pur non potendo circoscrivere la vigilanza ad alcuni tipo di atti, in assenza di una previsione di legge che li individui tassativamente, si ritiene che il comune dovrebbe opportunamente limitarsi a richiedere gli atti strettamente necessari all’esercizio di siffatto potere, se possibile riferendosi per analogia agli altri casi previsti dall’ordinamento». In sostanza, appare legittima ed accettabile la richiesta di controllo «per eccezioni», mentre non lo è affatto la pretesa di un controllo totale, per temi e costante nel tempo, che tenderebbe di fatto ad assoggettare il Comitato di amministrazione ad un vincolo d’informazione che priverebbe di ogni concretezza la propria autonomia gestionale.
Ciò premesso, si richiamano ed allegano la corrispondenza tra una Amministrazione Frazionale e la Presidente Serracchiani («desidero manifestare il mio interesse per una tematica che da troppo tempo non ha ricevuto l’attenzione dovuta») e l’Ordine del giorno n. 18, collegato al disegno di legge di assestamento del bilancio 2013 accolto nella seduta n. 11 del 18.7.2013 («…Considerato che il quadro legislativo che norma questa istituzione è piuttosto datato e che la nostra Regione non ha mai provveduto a redigere una propria legge organica in materia, il Consiglio regionale impegna la Giunta regionale a predisporre in tempi brevi un disegno di legge che colmi le carenze evidenziate valorizzando in modo opportuno l’istituzione della Proprietà collettiva e dei Beni civici…»).
Si chiede perciò che gli articoli 5 e 6 siano stralciati dal disegno di legge n. 52 e che si avvii finalmente il percorso per la definizione di una legge organica in materia di assetti fondiari collettivi.

Trieste, 10 giugno 2014
il Segretario, Delio Strazzaboschi