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"La Vicìnia"
Mai dal 2014
 

Parte la nuova campagna di “Scarpe & Cervello”
PAESAGGIO E ASSETTI FONDIARI COLLETTIVI

In vista delle nuove escursioni di “Scarpe & Cervello”, gli organizzatori hanno messo a punto delle rapide introduzioni per riassumere il significato e gli obiettivi della campagna annuale di “Legambiente” e per presentare sinteticamente origine e importanza della Proprietà collettiva.
Di seguito riportiamo integralmente i contributi di Moreno Baccichet e di Nadia Carestiato.


Scarpe & Cervello 2014

Scarpe & Cervello è la campagna di Legambiente del Friuli Venezia Giulia che dal 1994 si interessa ai luoghi proponendo una originale forma di incontro che privilegia gli ambienti e la loro lettura dall’interno. Il laboratorio si sposta durante tutto l’anno nelle diverse regioni del Friuli V.G. per indagare il valore o il dissesto dei paesaggi e proponendo conversazioni e dibattiti da “dentro” i luoghi.
La carovana di Legambiente inizia ad aprile e smette la sua attività a novembre permettendo ai cittadini di collaborare a un processo di conoscenza e di elaborazione di idee che poi saranno rese esplicite dalle ufficiali prese di posizioni dell’associazione. L’esperienza, infatti, sviluppa il concetto che solo la frequentazione dello spazio fisico e la conoscenza diretta dei fenomeni che su questo si sono prodotti nel tempo può condurci a una completa lettura dei luoghi. Le scarpe, usate non in termini personali ed edonistici, creano l’occasione per ragionare sulle trasformazioni territoriali confrontandosi direttamente con il modo di sentire delle comunità locali.
La nostra scala di approccio al territorio sarà quella del dettaglio. Gli ambienti verranno letti come dei “microcosmi” nel tentativo di impedire che una visione territoriale, per così dire, “dall’alto” finisca per collocare in categorie omologanti le specificità dei territori più minute.
Noi proponiamo una valorizzazione della presa di coscienza che le comunità locali dovrebbero avere, e a volte hanno, del loro territorio, invertendo i flussi informativi che attraversano la piramide dell’amministrazione pubblica. Proponiamo, infatti, un’attenzione agli ambienti culturali che dai comuni, attraverso le provincie, arrivi alla regione (dal locale al globale) garantendo una tutela minuta e di dettaglio all’interno di un quadro politico e normativo a scala regionale.
Secondo noi paesaggi, beni culturali, siti archeologici, biotopi, riserve comunali, potrebbero essere cartografati con puntualità all’interno di un processo di pianificazione che deve coinvolgere la comunità locale rendendola protagonista e attore principale di questa specifica politica territoriale.

La campagna

Rispetto al contesto culturale, normativo ed operativo, a livello nazionale e nella realtà regionale, si è ritenuto importante che un’associazione come la nostra si attivi con le forze di cui dispone per riproporre l’attenzione sui temi del paesaggio e del governo del territorio in questa regione.
Il modo scelto è quello più diretto e concreto possibile: entrare “dentro il paesaggio”, iniziare cioè un’esplorazione dei numerosi e diversi luoghi del nostro territorio per riconoscerne e apprezzarne le singolarità, i valori ed anche le problematicità.
Si tratta in sostanza di una serie di escursioni in luoghi noti e meno noti, da percorrere e guardare comunque in modo nuovo, condividendo sensibilità e attenzioni diverse, saperi esperti ed esperienze comuni. Visiteremo paesaggi naturali e costruiti, densi di storia o contemporanei, luoghi del quotidiano e spazi inusuali. Cercheremo di riconoscere e interpretare i segni della terra e quelli della fatica dell’uomo, le armonie e le dissonanze del paesaggio e ciò che esse significano.
L’iniziativa, oltre al valore immediato rappresentato dalle escursioni, si propone come obiettivo quello di costruire un sistema di conoscenze e di esperienze il più possibile organico e, per certi versi, originale. Questo potrà essere pubblicizzato e diffuso come contributo dell’associazione ad una nuova consapevolezza da parte della comunità e delle istituzioni dei valori e dei problemi del nostro territorio.
Proprio quest’opera di sensibilizzazione e di condivisione di conoscenza rappresenta la sostanza della campagna. Solo da una rinnovata e diffusa coscienza dell’importanza e del significato del nostro patrimonio territoriale può prendere forma e vigore una domanda sociale di norme e politiche attive di tutela alla quale chi governa la nostra regione dovrà dare adeguata risposta.

Istruzioni per l’uso

Il nostro obiettivo primario è quello di muovere l’interesse della stampa e della comunità locale e regionale verso il problema della tutela dei luoghi. Durante il percorso vedremo di incontrare amministratori, popolazione e studiosi con i quali dialogare promuovendo il recupero culturale e ambientale del territorio e delle sue forme.
Questa iniziativa ha lo scopo di introdurre chi ci seguirà alla lettura e alla frequentazione di alcuni luoghi del Friuli che riteniamo possano essere percepiti solo se si è “dentro”.

Moreno Baccichet


Diritti collettivi e risorse naturali

Ancora oggi piccole comunità locali sono detentrici di diritti collettivi su sistemi di risorse naturali – pascoli, prati, boschi, aree di pesca ecc. – che assumono l’appellativo di “proprietà collettive”.
Dal punto di vista giuridico la proprietà collettiva si configura come un ordinamento di diritti di proprietà che fa capo ad un gruppo di individui – in genere rappresentato da una comunità stabilmente insediata in un dato territorio – che condivide diritti e doveri rispetto ad un sistema di risorse.
La proprietà collettiva si distingue in due tipologie: la proprietà collettiva “chiusa”, nella quale sono ammessi a godere dell’uso delle risorse naturali i residenti in una certa zona discendenti dagli antichi originari (le famiglie radicate nel territorio da molte generazioni, alle quali sono intestati i diritti d’uso collettivo su un dato ambito), e la proprietà collettiva “aperta”, nella quale l’accesso alle risorse è garantito a tutti gli abitanti residenti in dato luogo. Dal punto di vista economico, la proprietà collettiva si presenta come un sistema di gestione delle risorse naturali che offre alle comunità locali i principali mezzi per il proprio sostentamento.
In termini più ampi, però, la proprietà collettiva può essere descritta come uno spazio fisico in cui una comunità attua un autogoverno del territorio reso possibile da un modello di vita associata basato su una stretta relazione tra l’uomo e le risorse naturali.
L’antichissima origine della proprietà collettiva, e la sua presenza in aree geografiche e culture molto diverse e distanti tra loro, è documentata da una vastissima letteratura scientifica che interessa discipline diverse (scienze naturali e ambientali, scienze politiche, economiche e giuridiche, geografia, antropologia ecc.).
In Italia la proprietà collettiva è presente in tutto il territorio nazionale. Da Nord a Sud, le istituzioni collettive si presentano come realtà complesse legate al pluralismo culturale proprio del nostro Paese, rispondendo a denominazioni diverse: “Regole”, “Magnifiche Comunità”, “Vicinie”, “Comunanze”, “Partecipanze” ecc.
A prescindere dalle distinzioni di carattere storico, culturale e geografico, tutte le proprietà collettiva hanno carattere di beni indivisibili, inalienabili e a destinazione vincolata. Tale condizione ha fatto in modo che le proprietà collettive siano considerate dalle leggi di tutela e valorizzazione paesaggistica (legge quadro sulle aree protette n. 394/1991 e D. lgs. n. 42/2004 e sue modifiche).
In Friuli-V. G. l’istituto della proprietà collettiva si ritrova in tutto il territorio regionale con caratteristiche diverse dettate sia dai fattori geografici, trattandosi di diritti legati agli ambiti naturali in questa regione molto vari – boschi e pascoli nell’area montana (Carnia, Valcanale e Carso), pascoli magri nell’alta pianura, boschi planiziali della fascia a sud delle risorgive, mote ed isole nelle lagune di Grado e Marano, dove insistono diritti esclusivi di pesca delle comunità di Grado e di Marano Lagunare –, sia dai fattori storici, viste le complesse vicende che ne hanno segnato il destino, con i numerosi cambiamenti di confine e l’alternarsi di governi diversi (Patriarcato di Aquileia, Repubblica di Venezia, Regno Italico, Lombardo Veneto e Italia unita dalla parte del Friuli cosiddetto “veneto”; giurisdizioni imperiali, Impero d’Austria – poi austro-ungarico – Jugoslavia e Slovenia dalla parte della Venezia Giulia).

Nadia Carestiato