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"La Vicìnia"
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Una fase del convegno di Valdeavellano (foto Stefano Lorenzi), promosso dal Consorzio “Indigenous Peoples’ and Community Conserved Territories and Areas” (www.iccaconsortium.org)

Il “Notiziario delle Regole” di Ampezzo, n. 145 del novembre 2013, cha ha presentato l’incontro internazionale del Consorzio Icca a Valdeavellano
La Consulta nazionale ha partecipato al convegno internazionale dell’Icca, in Spagna
LA PROPRIETà COLLETTIVA ITALIANA SI PRESENTA ALL’EUROPA
Il resoconto del notiziario delle Regole di Ampezzo “Ciasa de ra Regoles”

[Stefano Lorenzi]
Nei giorni dal 3 al 7 ottobre 2013 si è tenuto in Spagna, presso il centro rurale di Valdeavellano, in provincia di Soria (250 km a nord di Madrid), un incontro internazionale del Consorzio Icca, durante il quale c’è stata anche l’assemblea generale annuale del consorzio medesimo.
Icca è l’acronimo di “Indigenous Peoples’ and Community Conserved Territories and Areas” (“Territori e aree conservati da indigeni e comunità”, www.iccaconsortium.org), un’associazione internazionale che riunisce esponenti di varie comunità e associazioni che lavorano alla tutela dei territori collettivi in tutto il mondo (attualmente si compone di circa 200 soggetti). L’associazione è nata nel 2010 ed ha sede in Svizzera, e si colloca nella rosa delle molte realtà associative nate dalle diramazioni delle diverse commissioni delle Nazioni Unite.


Il Consorzio Icca e i patrimoni naturali collettivi nel mondo

Buona parte della rappresentanza di tali soggetti proviene dai Paesi in via di sviluppo e dalle comunità indigene di Africa, Asia e Sudamerica. In Europa tali realtà sono conosciute come “commons” o proprietà collettive, diffuse anche sul nostro continente e frammentate in centinaia di comunità rurali o di villaggio.
L’Italia è uno dei pochi Paesi europei in cui tali piccole comunità si sono organizzate in modo spontaneo e indipendente in un’associazione che le rappresenti a livello nazionale e regionale, la Consulta Nazionale della Proprietà Collettiva, costituitasi a Roma nel 2006.
L’esempio italiano e la sua struttura federale, che prevede coordinamenti in ogni Regione della penisola, ha interessato il direttivo del Consorzio Icca quale esempio di modello per la costituzione di analoghe realtà nel diversi Paesi dell’Unione Europea e del vecchio continente più in generale.
All’incontro ha partecipato anche Stefano Lorenzi, segretario del Coordinamento Veneto della Consulta e delle Regole di Cortina d’Ampezzo, membro onorario del Consorzio Icca per le attività e gli studi da lui svolti sulle proprietà collettive dell’arco alpino.
Dall’Italia erano presenti anche l’antropologo Marco Bassi (Università di Trento) e il naturalista Antonino Morabito (Legambiente).
Erano presenti al meeting rappresentanti di molti Paesi del mondo, i quali hanno presentato vari esempi sulla tutela e sulle difficoltà che le comunità indigene e le proprietà collettive incontrano nell’esercitare i loro diritti sulle terre in cui sono insediate: la problematica delle usurpazioni di territori, delle ingiustizie a danno delle comunità locali, ma anche gli esempi di successo in cui queste riescono a difendere se stesse dalla prepotenza delle multinazionali e dei gruppi economici esterni alle comunità stesse, hanno dimostrato come vi sia una sostanziale affinità fra le diverse comunità sparse per il globo.
Nonostante le molte diversità fra una comunità e l’altra, eredi di culture e situazioni storiche assai differenti fra loro, è stato dimostrato che il mantenimento di rapporti d’uso fra le comunità locali e l’ambiente in cui vivono - ispirati alla proprietà collettiva - ha come effetto la conservazione dell’ambiente e la prevenzione dello stesso dal degrado.
Le proprietà collettive non nascono però con l’obiettivo specifico della tutela ambientale, ma con quello della sopravvivenza in forma allargata di una comunità locale, o di una rete di comunità locali. L’effetto di un buon governo del territorio orientato alla sopravvivenza delle persone nel tempo, con un’ottica inter-generazionale di mantenimento delle risorse su
periodi che superano la durata di vita dei singoli individui, induce una migliore conservazione degli ecosistemi, rispetto ai casi in cui i territori sono affidati alla mano pubblica o a singoli privati.
La necessità dell’esperienza italiana nel contesto del convegno era giustificata dai seguenti obiettivi.
- Informare i rappresentanti di altre comunità internazionali sulla rete di proprietà collettive nata in Italia con la Consulta, rete che da alcuni anni permette di mantenere in contatto le varie piccole comunità e di consentire loro un mutuo soccorso e sostegno nella gestione dei rispettivi patrimoni, oltre che stimolare iniziative di riconoscimento istituzionale presso lo Stato e le Regioni.
- Agevolare la nascita di una Consulta anche fra le proprietà collettive della Spagna, che presentano una molteplicità di modelli gestionali molto simile a quella italiana: in tal senso, una delle giornate di lavoro è stata dedicata proprio allo scambio di queste esperienze, che ha portato a formalizzare una dichiarazione di intenti da parte delle proprietà collettive spagnole per costituire una rete di proprietà collettive nel Paese iberico.
- Portare la voce delle piccole comunità in sede di Unione Europea. In tal senso, il Consorzio Icca intende muoversi in due direzioni parallele: la prima attraverso i contatti a Bruxelles già attivi per informare le sedi istituzionali sull’esistenza delle comunità locali che gestiscono proprietà collettive ed aree protette; la seconda attraverso un processo sulla nuova Politica Agricola Comunitaria (Pac) che riconosca le proprietà collettive come soggetti beneficiari di misure anche specifiche di sostegno al territorio. In tale ambito si è ipotizzata la costituzione
di specifici fondi riservati alle comunità con minore capacità economica.
- Favorire una maggiore interazione fra le diverse realtà presenti nei vari Paesi, al fine di costituire nel tempo una rete europea delle proprietà collettive.