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"La Vicìnia"
Novembar dal 2013
 
La copertina del volume, scaricabile anche da internet (www.casaxeuropa.org/2013/10/22/i-boschi-dellalto-friuli-e-lenergia-pubblicazione-a-cura-della-casa-per-leuropa/)

Davide Pettenella, professore associato del Dipartimento Territorio e Sistemi agroforestali ed Economia politica agraria dell’Università di Padova
La “Casa per l’Europa” di Gemona propone gli atti del convegno di Bordano
I BOSCHI DELL’ALTO FRIULI E L’ENERGIA
Riflessione a 360° sulle prospettive del settore forestale

[M. Z.]
Non ci possiamo «più permettere istituzioni inefficienti, lontane dai bisogni dei cittadini e dalle imprese, basate su modelli di controllo e gestione diretta delle proprietà forestali»: Davide Pettenella, professore associato del Dipartimento Territorio e Sistemi agroforestali ed Economia politica agraria dell’Università di Padova, non ha avuto esitazioni nell’individuare la prima causa della disarmante situazione in cui versa il settore forestale italiano e regionale quando, nel dicembre 2012, è intervenuto al convegno “I boschi dell’Alto Friuli e l’energia”, promosso a Bordano dalla “Casa per l’Europa” di Gemona.
Da qualche settimana, le relazioni di quel confronto sono state raccolte in una pubblicazione e messe a disposizione dei navigatori della rete, all’indirizzo www.casaxeuropa.org/2013/10/22/i-boschi-dellalto-friuli-e-lenergia-pubblicazione-a-cura-della-casa-per-leuropa/.
Il 6 novembre, gli atti verranno presentati a Gemona (alle ore 17.30, presso il municipio) e, nella mattinata del 23 novembre, a Tolmezzo.


Gli atti del convegno di Bordano “I boschi dell’Alto Friuli e l’energia”, sono stati curati da Sandro Di Bernardo.
La pubblicazione propone i contributi di Roberto Del Favero, già professore di Scienze forestali all’Università di Padova, Rinaldo Comino, all’epoca responsabile del Servizio forestale della Regione Friuli-V. G., Andrea Barilotti, amministratore della società “E-Laser”, Antonio De Mezzo, presidente dell’Ordine dei dottori agrari e forestali della provincia di Udine, e Verio Solari, portavoce dell’Associazione regoinale imprenditori boschivi “Aibo”.
In appendice, sono riportati alcuni interventi a cura di Gasper Rino Talucci (“L’impegno della cooperazione per lo sviluppo dell’associazionismo forestale”), Luca Nazzi (“Terre civiche: Comunità vive, per un’economia nuova”), Sandro Di Bernardo (“La piccola proprietà forestale della Regione Friuli-Venezia Giulia”) e Luciano Sulli (“Affidamento della gestione del patrimonio boschivo comunale”).
Completano l’opera alcuni stralci di documenti fondamentali in materia di politica forestale nell’Unione europea e in Italia e i saluti del presidente della “Casa per l’Europa”, Silvio Moro, e del vicesindaco di Bordano, Flavio Piazza.

Il contributo del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva
al volume “I boschi dell’Alto Friuli e l’energia”

Attraverso la gestione diretta dei Beni civici

Comunità vive, per un’economia nuova

La situazione nel Gemonese, nel Canal del Ferro e nella Val Canale

Luca Nazzi
Portavoce del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva

«Questo studio, se solo riuscirà a demolire la convinzione di molti analisti politici che l’unica via per risolvere i problemi delle risorse collettive sia quella dell’imposizione, da parte di autorità esterne, di diritti di proprietà privata assoluti o di una regolamentazione centralizzata avrà realizzato uno scopo importante»: sono già trascorsi 4 anni da quando Elinor Ostrom è divenuta la prima donna “Premio Nobel per l’Economia”, ma ancora il suo capolavoro scientifico “Governare i beni collettivi” (da cui è tratta la breve citazione) non ha ottenuto i risultati sperati.
In Friuli, come in altre Regioni d’Italia, la brama della privatizzazione o l’ottusità della centralizzazione burocratica e amministrativa continuano a impedire il positivo dispiegamento di tutte le potenzialità economiche, sociali e ambientali connesse con una gestione diretta e comunitaria dei Beni civici.
Questa significativa forma di Proprietà collettiva, posseduta dalle Comunità eredi delle Ville di Antico Regime, attende ancora di essere pienamente valorizzata attraverso i princìpi delle leggi statali 1766/1927 e 278/1957 e, ancor più, attende un riconoscimento pieno e una regolamentazione organica da parte della Regione Friuli-V. G., che in questa materia gode di piena autonomia.
La crisi degli ultimi anni, fortunatamente, sta facendo riemergere l’importanza dell’Economia primaria (agricoltura-zootecnia-silvicoltura) e torna finalmente in primo piano la questione della sussistenza, sia alimentare che energetica, che le false promesse della globalizzazione non hanno affatto risolto.
Le Proprietà collettive, che dall’epoca dei primi insediamenti umani al 1800 hanno garantito il sostentamento alle Comunità sparse per il Friuli, sono tuttora una realtà considerevole e preziosa anche nel territorio compreso nella vecchia Comunità montana Gemonese-Canal del Ferro-Val Canale.
Delle tre componenti territoriali riunite nell’ente disciolto, l’unica nella quale i Beni civici (all’incirca 6 mila ettari) godono di una significativa gestione comunitaria è il Tarvisiano, ove operano 19 Consorzi vicinali (Pontebba Nova e La Glesie S. Leopoldo, in Comune di Pontebba; Bagni di Lusnizza, Santa Caterina, Malborghetto-Cucco, Ugovizza e Valbruna, in Comune di Malborghetto-Valbruna; e Camporosso, Tarvisio, Plezzut, Cave del Predil, Coccau, Rutte, Ortigara Inferiore, Aclete, Poscolle, Fusine in Valromana, Pascoli dei proprietari privilegiati di Fusine e Ratece, in Comune di Tarvisio, la cui forma giuridica è quella della Comunione familiare disciplinata dai rispettivi statuti, dalla legge statale 1102/1971 e dalla legge regionale 3/1996), a cui si aggiungono 12 comunità di “Aventi diritto di servitù” (San Leopoldo, Bagni di Lusnizza, Santa Caterina, Malborghetto, Ugovizza, Valbruna, Camporosso, Tarvisio, Plezzut, Cave del Predil, Rutte e Coccau).
Nel Canal del Ferro e in Val Resia, la situazione appare disarmante (anche se in linea, purtroppo, con il resto della Regione). Solo nel Comune di Moggio, infatti, i Beni civici sono stati regolarmente accertati e assegnati con Bando commissariale alle Comunità proprietarie (1986). Negli altri Comuni – Chiusaforte, Dogna, Resia e Resiutta –, le operazioni di Accertamento dei più che probabili diritti di Proprietà collettiva risultano ancora «non definite» (ad oltre 80 anni dalla promulgazione della legge che prescrive tale ricognizione).
Parzialmente diversa è la situazione nel Gemonese, in quanto i Comuni dotati di Accertamento e Bando dei Beni civici sono 3: Bordano (1970), Gemona (1971) e Trasaghis (1938). Mentre a Forgaria e Venzone si attende ancora la definizione delle operazioni di Accertamento, per Artegna e Montenars si registra l’esistenza di vecchi “Decreti di archiviazione”, risalenti all’epoca fascista (1936).
Al di là degli indispensabili riconoscimenti giuridici, il vero problema resta quello di una gestione attiva e fruttuosa di tali patrimoni, che hanno un senso e un’attualità soltanto se garantiscono benefici concreti alle Comunità che li posseggono e che li utilizzano.
Alla luce delle positive esperienze maturate nei territori regionali ove operano Comunioni familiari (oltre che in Val Canale, anche sul Carso e in alcuni Comuni della Carnia e del Friuli centrale) e Amministrazioni separate dei Beni civici (in tutto 10, di cui Givigliana e Tors, Ovasta, Pesariis, Priola e Noiariis e Tualis e Noiaretto in Carnia; Bressa, San Marco, San Gervasio e Villanova in provincia di Udine, e Le Prese di San Giovanni di Polcenigo in provincia di Pordenone), il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva, sorto 20 anni fa per promuovere e difendere questa forma di istituzione e di economia comunitaria, è impegnato con convinzione perché nascano amministrazioni dirette in tutti i 55 Comuni della Regione ove le Proprietà collettive sono riconosciute. Infatti, nella maggioranza dei casi ove ad occuparsi di questi patrimoni sono le Amministrazioni comunali, i Beni civici risultano abbandonati al loro destino oppure utilizzati per funzioni incompatibili con la loro natura civica e con la loro valenza ambientale.
Laddove, invece, le Comunità decidono di far da sé, esercitando pienamente il proprio dovere civico di partecipazione e applicando i principi costituzionali di sussidiarietà e solidarietà, si innescano rapidamente meccanismi virtuosi che garantiscono benefici economici (valorizzazione delle risorse e dei saperi locali; rilancio delle attività agricole; manutenzione del territorio; integrazione fra attività primarie, culturali e turistiche), sociali (contenimento della disoccupazione e dello spopolamento; potenziamento dei servizi di prossimità; sviluppo del senso civico e della partecipazione democratica; attualizzazione degli “Usi civici” di legnatico, rifabbrico, fungatico, caccia, pesca ecc.) ed ecologici (gestione e protezione del territorio; perseguimento dell’autonomia energetica e alimentare; transizione verso l’agricoltura estensiva e multifunzionale).