Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Otubar dal 2013
 
Delio Strazzaboschi, segretario del Coordinamento della Proprietà collettiva in Friuli-V. G.

A cominciare da una rivoluzione culturale che concepisca la terra (e il paesaggio) come bene comune
UN NUOVO UMANESIMO
Per dare forma ad una nuova sussidiarietà orizzontale fra popolazione, imprese e istituzioni

[Delio Strazzaboschi]
Anche in Europa gli esperti dell’economia triste, che parlano un linguaggio così astruso da non riuscire neppure a capirsi fra loro, mascherano la completa assurdità delle loro affermazioni dietro formule pensate per confondere. Fondata la loro carriera su un abbaglio ideologico, essi hanno tradito la solida visione dei politici europei degli anni novanta che mai ritennero la competenza tecnica fosse requisito sufficiente per guidare una comunità di uomini in carne e ossa. Così oggi una generazione di politicanti di serie b, ostaggio di tecnocrati senza visione, è riuscita a far capottare l’Europa sulla crisi della Grecia, che rappresenta meno del 2% del Pil dell’Unione. Si credeva sapessero quel che facevano, invece non ne avevano la più pallida idea.

Non bisogna farsi abbagliare dalla tecnologia. L’idea stessa di applicare i metodi delle scienze alle scelte economiche e sociali è assurda. Come diceva Keynes: «meglio avere più o meno ragione che esattamente torto». Ma il pensiero unico, secondo cui tutto può essere misurato ed espresso in formule matematiche, dimentica che la razionalità spiega solo una minima parte del comportamento umano. Indeterminatezza, ambiguità e contraddizioni, caso e fortuna, sono costanti della vita, e non solo economica. Perché la vera conoscenza non abbisogna di titoli accademici e il fallimento degli ignoranti laureati è oggi clamorosamente manifesto. Di conseguenza la politica non è più il luogo dell’innovazione; anzi, solo quando un’idea ha raggiunto lo stadio della matura banalità diventa (inutile) oggetto di contesa. L’unica strada per uscire da tale tunnel è un po’ di leggerezza: chi subordina ogni conoscenza a uno scopo utilitaristico non è un uomo libero, poiché solo un certo grado di distacco e di amore per il sapere in sé può contraddistinguerlo come tale. Dopo tutto, mentre le questioni tecniche possono essere di certo risolte, quelle politiche non possono esserlo mai completamente.
Proprio in tempi di crisi si può sviluppare un nuovo umanesimo che porti in sé il seme di una possibile rinascita, come accadde nei secoli XIV e XV dopo la prima crisi finanziaria moderna. A cominciare da una rivoluzione culturale che concepisca la terra (e il paesaggio) come bene comune, trasformandolo da risorsa economica a diritto inalienabile dell’uomo e del pianeta. Un bene universale che costituisce le fondamenta stesse della libertà, della legalità e dell’uguaglianza di una società, civile nella misura in cui se ne cura. Ma c’è bisogno anche di un’azione popolare che trasformi ogni singolo bene comune in principio d’interesse, utilità e benessere per tutti, poiché sono le Comunità dei cittadini l’origine delle leggi e i titolari dei diritti. Esse possono diventare fonte di idee per una nuova agenda politica che colmi l’abisso creatosi fra i principi costituzionali e le pratiche di governo che quotidianamente li calpestano in obbedienza ai mercati. Non è vero che l’economia non serve più, ne serve di meno ma ben diversa. Rimettere al centro la vita dell’uomo e della natura e prendersi cura del luogo in cui si vive significa alimentare un’economia che da incivile diventa civile e poi civica. Ciò che ancora manca però sono gli uomini che la incarnano ed interpretano. Coloro che, superando l’insuperabile dell’utilità individuale e del breve periodo (ma capaci di stare sul mercato), mettono giuridicamente ed economicamente in pratica quanto enunciato dai princìpi e danno forma a una nuova sussidiarietà orizzontale fra popolazione, imprese e istituzioni.