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Cittadini e associazioni ambientaliste avevano denunciato il grave danno per i Demani civici
LA CORTE COSTITUZIONALE GIUDICHERà IL NUOVO “EDITTO DELLE CHIUDENDE”
Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito: http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com

[Stefano Deliperi, “Gruppo d’Intervento Giuridico onlus”]
Il Consiglio dei Ministri, nel corso della seduta del 4 ottobre, accogliendo le istanze ecologiste e di tanti cittadini sardi, ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale (art. 127 Cost.) per lesione delle competenze legislative statali in materia di tutela dell’ambiente (artt. 9 e 117, comma 1°, lettera s, Cost.) la legge regionale della Sardegna n. 19/2013 (pubblicata sul B.U.R.A.S. digitale n. 36 - parti I e II - dell’8 agosto 2013) che dispone il nuovo “Editto delle chiudende”, il “sacco dei Demani civici” e la speculazione immobiliare sulle sponde delle zone umide dell’isola. Pesanti le motivazioni del ricorso, anche a difesa delle competenze statali in materia di pianificazione paesaggistica. Così, Stefano Deliperi del Gruppo d’Intervento Giuridico ha commentato la buona notizia.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia il 12 agosto avevano inviato una specifica istanza al Governo affinché impugnasse davanti alla Corte costituzionale per lesione delle competenze legislative statali la legge regionale sarda 19/2013.
Successivamente, almeno una trentina fra comitati popolari e singoli cittadini avevano inoltrato analoghe istanze al Governo affinché difendesse davanti alla Corte costituzionale i Demani civici sardi.
Nell’istanza ecologista sono state ampiamente motivate le violazioni delle competenze legislative statali, costituzionalmente garantite, in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente ai sensi degli artt. 9 e 117, comma 1°, lettera s, della Costituzione.
Infatti, con l’art. 1 della legge regionale i Comuni sono delegati «alla ricognizione generale degli usi civici esistenti sul proprio territorio», mandando a quel paese anni di difficile lavoro e milioni di euro spesi dalla Regione Sardegna per le operazioni che hanno portato all’Inventario generale delle terre civiche previsto dalla legge.
Una “ricognizione” che, nella realtà, costituirebbe la base soprattutto per “sclassificazioni” – termine orrido e inesistente, in quanto sarebbero “sdemanializzazioni” – in particolare per i «i terreni sottoposti ad uso civico (che, ndr.) abbiano perso la destinazione funzionale originaria di terreni pascolativi o boschivi ovvero non sia riscontrabile né documentabile la originaria sussistenza del vincolo demaniale civico», cioè in tutti quei casi in cui vi siano state occupazioni abusive, abusi edilizi, destinazioni agricole ovvero i diritti di uso civico siano stati accertati per presunzione in quanto già terreni feudali (la gran parte dei demani civici).
Previsione palesemente incostituzionale per violazione delle competenze statali in materia di tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali (art. 117, comma 1°, lettera s, cost.), visto che ex lege i terreni a uso civico sono tutelati con il vincolo ambientale/paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., ma già legge n. 431/1985).
Insomma, ancora una penosa, raffazzonata, squallida operazione che punta a un nuovo “Editto delle chiudende”, come ormai il Consiglio regionale sardo sta offrendo da tempo alla ribalta. Spesso e volentieri per interessi particolari ben identificabili.
I diritti di uso civico e i Demani civici sono una realtà importantissima per l’Isola (quasi un quinto del territorio) e costituiscono una cassaforte di ambiente e di risorse territoriali, economiche e sociali per le collettività locali.
Una seria riforma non si fa con queste modalità di rapina, in silenzio e in pochi minuti, perché per sistemare qualche situazione di contenzioso (es. Orosei, Dorgali, Cabras, Orune, Lula, Fluminimaggiore, Carloforte, ecc.) determinata dall’edificazione e/o occupazione abusiva di terreni appartenenti ai Demani civici di gran parte della Sardegna, si impoveriscono le collettività locali e i tantissimi cittadini onesti.
Ma non finisce qui. L’art. 2 della proposta di legge cerca di rimescolare in un calderone giuridico di dubbia fattura la legge regionale n. 20/2012, nota come legge “Scempia-stagni”, finalizzata a legittimare le opere edilizie realizzate nelle fasce spondali delle zone umide sarde alla faccia delle normative di tutela e, in primo luogo, del Piano paesaggistico regionale. La folle disposizione, nata sull’onda del noto caso del palazzo realizzato presso le Saline di Molentargius, quasi legge “ad palazzum”, è stata giustamente impugnata dal Governo (delibera del Consiglio dei Ministri del 6 dicembre 2012) davanti alla Corte costituzionale, dietro segnalazione delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.
Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra e Lega per l’Abolizione della Caccia esprimono forte soddisfazione per l’azione legale del Governo davanti alla Corte costituzionale contro questa scandalosa legge regionale contro l’ambiente e i diritti delle Collettività locali.