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"La Vicìnia"
Jugn dal 2013
 

In mostra a Roma, per iniziativa di “Libera”
TERRE DI LIBERTà

[M. Z.]
“I volti e i luoghi del riscatto civile dalle mafie” ritratti nelle fotografie di Ivano Adversi, Roberto Brandoli e Alessandro Zanini potranno essere ammirati fino al 24 luglio, presso la “Casa della memoria e della storia” di Roma, grazie alla mostra “Terre di libertà”.
L’iniziativa è curata da “Libera” (www.libera.it/), in collaborazione con “ZèTema progetto cultura”.


La mostra “Terre di libertà”, allestita presso la “Casa della memoria e della storia” di Trastevere, a Roma (via San Francesco di Sales 5 – www.casadellamemoria.culturaroma.it - http://casamemoria.wordpress.com), è nata «per dare voce ai fatti, ai volti, ai nomi che sono l’anima di “Libera” e “Libera Terra”, progetto di riscatto civile dalle mafie che utilizza la confisca dei terreni per restituire lavoro e sviluppo al territorio».
Nell’intenzione dei promotori, si tratta di fotografie «da guardare ma anche da “ascoltare”, perché ognuna ha qualcosa da raccontarci attraverso il linguaggio della bellezza. Bellezza dei luoghi e delle persone, delle fatiche e delle speranze, bellezza soprattutto dell’impegno».
Il tema delle terre confiscate alle mafie come possibili nuove Proprietà collettive è stato recentemente affrontato a Teglio (Ve), nel corso del convegno “Mi domandai di chi fosse quella terra. I nuovi beni civici per le nuove comunità”, organizzato il 9 e 10 marzo dalle associazioni “Etica-mente” (www.eticamente.eu/) e “Prati delle Pars” (www.pratidellepars.it/news.aspx), in collaborazione con i Coordinamenti regionali della Proprietà collettiva del Friuli-V. G. e del Veneto.
In quell’occasione, “Libera” è stata rappresentata da Mattia Masat del Presidio “Giancarlo Siani” di Portogruaro ed è stato ricordato che attualmente i beni confiscati «sono assegnati in comodato d’uso e non in proprietà, cosa che rende difficile l’accesso a finanziamenti da parte delle banche. Inoltre il contratto di comodato d’uso non contiene clausole sull’irrevocabilità dell’assegnazione e sul riconoscimento delle migliorie apportate», come acutamente osserva Francesca Forno nel contributo “Coltivare il bene comune sulle terre dei boss”, proposto dal recente volume “In Viaggio nell’Italia dei Beni comuni” (www.marottaecafiero.it).