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"La Vicìnia"
Avrîl dal 2013
 

Un tentativo di alienazione fa nascere una nuova sensibilità
GEMONA RISCOPRE I SUOI BENI CIVICI
Il periodico “PenseEMaravee” ha pubblicato un inserto di 4 pagine

La diffida inviata al Comune di Gemona, nel novembre scorso, da oltre cento Gemonesi per contrastare un piano di alienazione di proprietà comunali che comprendeva anche Beni civici della Comunità ha innescato un significativo dibattito nell’importante centro friulano.
Dall’inverno scorso, si sono susseguite varie iniziative di sensibilizzazione coronate a marzo dalla pubblicazione di un inserto del periodico “PenseEMaravee”, edito dall’omonima associazione (www.penseemaravee.it - info@penseemaravee.it).


L’inserto “Beni civici - Un altro modo di possedere” è stato diffuso nella Comunità gemonese, a partire dal marzo scorso.
Accanto all’articolo «Le terre civiche sono nostre e il Comune non può venderle», che rende conto delle iniziative intraprese per scongiurare alienazioni irregolari delle Proprietà collettive gemonesi, lo “Speciale Territorio” di “PenseEMaravee” propone due articoli predisposti in collaborazione con il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva.
Un contributo di Luca Nazzi guida “Alla scoperta dei Beni civici”; mentre Mario Zilli illustra “Le Buone pratiche della Proprietà collettiva” per uno «sviluppo locale auto-sostenibile».

“Speciale Territorio” del periodico “PenseEMaravee”
«Le terre civiche sono nostre e il Comune non può venderle»

Oltre un centinaio di gemonesi hanno inviato una diffida all’amministrazione comunale: i beni civici sono di proprietà esclusiva della comunità

Il 30 settembre 2010 il consiglio comunale di Gemona approvava con i soli voti della maggioranza un piano di alienazione delle sue proprietà. Accanto agli immobili si mettevano in vendita terreni per decine di migliaia di metri quadri, alcuni di proprietà dell’amministrazione, altri invece soggetti a “uso civico”. Questi ultimi, in gran parte boschi, incolti e pascoli, sono situati nelle zone di Ledis, Sant’Agnese, Cumieli, Monte Ercole e Rivoli Bianchi. Un patrimonio la cui proprietà è “collettiva”, cioè non appartiene all’amministrazione comunale bensì ai residenti di Gemona ed è – come spieghiamo in dettaglio negli articoli a fianco – «inalienabile, inusucapibile, imprescrittibile e immutabile». C’è perciò l’obbligo giuridico e morale di mantenerlo intatto, in base al principio secondo cui le “terre civiche” appartengono alle generazioni future.
Nonostante le leggi siano chiare, e prevedano per la vendita delle “proprietà collettive” la previa autorizzazione della Regione e del Commissario regionale agli Usi civici, l’amministrazione Urbani, a ridosso del consiglio comunale del 30 novembre scorso, ha presentanto un elenco di immobili e terreni che intende vendere al privato. Tra questi c’erano diversi ettari di bosco nella zona di Ledis e un fabbricato rurale sul Cumieli. L’elenco fu poi ritirato a ridosso dell’assemblea comunale per evidente contrasto con le normative vigenti, mancando le autorizzazioni necessarie per la dismissione. L’atto però prefigurava la chiara volontà di sbarazzarsi, cedendole ai privati, delle “terre civiche” dei gemonesi.
Un atto che alcuni cittadini hanno deciso di impedire attraverso una raccolta di firme e una diffida al sindaco Paolo Urbani, inviata per conoscenza al Commissario regionale agli Usi civici, alla Regione e al Coordinamento regionale della Proprietà collettiva. Nel documento oltre un centinaio di sottoscrittori invitano il sindaco «a una profonda riflessione sull’opportunità di tutelare e valorizzare la preziosa eredità storica dei superstiti Beni civici gemonesi: quali elementi fondanti l’identità storica della comunità locale; quali strumenti significativi per assicurare la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale comunale; quali componenti stabili del sistema ambientale; quali strutture eco-paesistiche del paesaggio agrosilvopastorale regionale; quale fonte di risorse rinnovabili da valorizzare e utilizzare a beneficio della collettività degli aventi diritto».
I firmatari della diffida ricordano inoltre che «la disciplina statale garantisce l’interesse generale della collettività alla conservazione dei Beni civici per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio», anche per la funzione economica e socioculturale che sono in grado di svolgere o potrebbero svolgere in futuro.
La diffida dei gemonesi è stata sostenuta anche dal Coordinamento regionale
della Proprietà collettiva, che ha inviato una lettera di apprezzamento dell’iniziativa e ha offerto la propria collaborazione al sindaco per intraprendere un percorso di valorizzazione dei beni comuni. Percorso che potrebbe portare alla costituzione di un Comitato per la gestione delle proprietà collettive, come previsto dalla normativa. Secondo il Coordinamento, alla luce delle positive esperienze di molti Comitati in Regione e in Italia, la valorizzazione delle “terre civiche” può costituire «un incentivo straordinario alla partecipazione e al coinvolgimento di tutti i cittadini alla vita della comunità. L’esperienza delle Proprietà collettive offre numerosi elementi per rinvigorire la cultura della democrazia».

“PenseEMaravee”
(n. 89 – Marzo 2013)