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"La Vicìnia"
Març dal 2013
 
Delio Strazzaboschi, segretario del Coordinamento della Proprietà collettiva in Friuli-V. G.

Le Comunità hanno il diritto non solo di gestire i Beni comuni ma anche i Servizi pubblici locali
ECONOMIA LOCALE E SERVIZI PUBBLICI
All’indomani della presentazione del Forum regionale per i Beni comuni e l’Economia solidale

[Delio Strazzaboschi]
Tutto il possibile è verificato, controllato, autorizzato. Per valorizzarsi rispetto ai propri mandanti, l’obiettivo degli attuali governanti è quello di sottrarre capacità decisionale agli individui e alle comunità. Da qui la necessità di distruggere ogni organizzazione sociale autonoma dal potere e di privare le persone anche di ogni risorsa aggiuntiva, perché evidentemente un uomo senza risorse non può essere un uomo libero. Le catene sono però innanzitutto nella nostra mente e nei nostri cuori, e il giorno stesso in cui smetteremo di obbedire saremo liberi.

È la persona la sorgente e l’origine, il soggetto titolare di tutti i diritti fondamentali che via via trasmette a superiori livelli di governo in proporzione alle complessità che deve affrontare.
E sono il territorio, l’ambiente, il paesaggio e i beni comuni, i veri supporti alla vita (acqua, cibo e combustibili innanzitutto), finora colpevolmente abbandonati o dolosamente delegati ad altri.
Non basta il decentramento amministrativo. La sussidiarietà orizzontale, che non significa il solo volontariato che supplisce all’inefficace welfare pubblico, deve esprimere ogni realtà in grado di fornire servizi a chiunque voglia riceverli. Essa deve diventare fonte dell’economia delle comunità, per soddisfarne i bisogni, ad iniziare da quello, oggi drammatico, del lavoro. Purtroppo, infatti, la recessione dell’economia sarà l’unico parametro in crescita. Oltre il mercato, specialmente laddove sono storici i suoi fallimenti come in montagna, l’alternativa è lo sviluppo dell’iniziativa imprenditoriale di comunità come strumento di promozione delle persone e della società civile, senza fare ricorso agli scambi autoritari del potere politico.
Le Comunità hanno infatti il diritto non solo di gestire i cosiddetti beni comuni, funzionali all’esercizio di loro diritti fondamentali, ma anche i servizi pubblici locali, aree d’affari capaci di costituire un mercato non più irresponsabilmente regalato a società esterne e predatorie, o delegato a carrozzoni amministrativi di inefficiente livello superiore.
Le colpe della politica sono, in questo senso, immani: leggi e regolamenti hanno impedito ed impediscono tuttora che la gestione dei sevizi pubblici essenziali o delle fonti di energia (oltre che allo Stato e agli enti pubblici) possa essere affidata a «comunità di lavoratori o di utenti» (art. 43 della Costituzione repubblicana).
Vogliamo realizzare subito e nella pratica autentiche politiche economiche che soddisfino bisogni locali mediante il lavoro di persone del luogo: manutenzione e cura del territorio e dei villaggi; recupero produttivo delle terre agricole e boschive abbandonate; creazione di filiere corte (fra produttori e consumatori locali) dei prodotti agricoli ed agro-alimentari, dei manufatti artigianali e delle energie rinnovabili; assistenza e servizi all’infanzia e agli anziani.
Ma anche la gestione diretta dell’acqua e dei servizi idrici, la raccolta differenziata e lo smaltimento dei rifiuti, l’esazione dei tributi ed ogni altro possibile servizio pubblico che, grazie al proprio mercato, può dare reddito, occupazione e benessere collettivo.
Dicono che non si può fare, ma la verità è che non ci hanno pensato, né l’hanno detto e neppure tentato mai. Credono anche di essere moderni, ma nell’attuale fase storica quello che sembrava vecchio è invece nuovo, e viceversa. Si può, e si deve, superare l’assetto burocratico che negli ultimi anni, a causa dell’incapacità politica e dell’indolenza amministrativa, ha sclerotizzato scelte folli come fossero indiscutibili, prive di alternative, obbligate. Data l’emergenza recessiva, è ora di smetterla, adesso.
Ne va della nostra stessa sopravvivenza come Comunità.