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"La Vicìnia"
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Al centro del Manifesto “Per un’economia sociale. Idee e persone per un’Italia sostenibile”
ECONOMIA SOCIALE DI TERRITORIO
Una prospettiva di cambiamento non può prescindere dall’«autogoverno locale dei beni comuni»

[L. N.]
«Nel grembo di questi cantieri di solidarietà vissuta, sparsi in tutta Italia, si ritrovano esperienze e persone che possono concorrere a dare nuovo slancio ideale e nuova vitalità al rinnovamento della politica italiana. Perché ciò succeda è però necessario che ciascuno faccia il proprio passo e si impegni a tradurre in forma e presenza politica quel vasto coacervo di progetti, idee e sperimentazioni che sono maturati nel seno della società civile, ma che sino ad oggi non hanno trovato adeguata rappresentanza e ascolto nel mondo politico». Inizia con queste parole il capitolo dedicato alla “Economia sociale di territorio” dal Manifesto “Per un’economia sociale. Idee e persone per un’Italia sostenibile”.
Il documento, leggibile integralmente nel sito http://peruneconomiasociale.wordpress.com/il-manifesto/economia-sociale-di-territorio/, è stato elaborato da 40 personalità della società civile italiana, che «lanciano richieste precise a partiti e forze politiche in questa fase cruciale della vita del nostro Paese. Non un manifesto politico tradizionale. Non un programma di partito. E neppure una nuova lista elettorale. Piuttosto una messa a fuoco chiara di una prospettiva di cambiamento – basata su esperienze e pratiche concrete – finalizzata a smuovere l’agenda politica e a trovare soluzioni sostenibili ai gravi problemi che attanagliano l’Italia».


I firmatari del Manifesto “Per un’economia sociale. Idee e persone per un’Italia sostenibile” (http://peruneconomiasociale.wordpress.com/il-manifesto/economia-sociale-di-territorio/ - economiasociale@gmail.com) chiedono che «partiti e movimenti che si presenteranno alle prossime elezioni ne considerino i contenuti in vista della definizione dei propri programmi e della propria azione».
Fra i promotori dell’iniziativa, figurano personalità storiche della Cooperazione sociale (Franco Marzocchi, Francesca Paini…), dirigenti del Commercio equo e solidale (Roberto Cavallini, Vittorio Rinaldi…), promotori della Finanza etica (Leonardo Becchetti, Maria Teresa Giacomazzi, Riccardo Milano, Fabio Silva…), esponenti dell’Ambientalismo (Luigi Casanova, Walter Ganapini, Chiara Sasso, Enzo Venini…), del Consumo critico (Francesco Gesualdi, Stefano Magnoni…), del Volontariato d’ispirazione cristiana (don Virgilio Colmegna, Umberta Lerner, Edoardo Patriarca…), delle Organizzazioni non governative (Granfranco Cattai, Sergio Marelli, Francesco Petrelli…) e promotori del movimento dei Beni comuni (Adriano Licini, Ugo Mattei…).
Il Manifesto sostiene che il pensiero neoliberista «è alla radice della crisi economico-sociale che stiamo vivendo e delle ricette di aggiustamento strutturale che, riproducendo le cause del dissesto, non cessano di causare precarietà, recessione, esasperazione delle disuguaglianze e decadenza del capitale sociale e dei beni comuni. Il neoliberismo, secondo il quale “non esiste la società, ma solo gli individui” e lo Stato deve limitarsi ad assicurare il buon funzionamento del “libero mercato”, è altresì responsabile della deriva ecologica e dell’ossessione per una crescita illimitata e predatoria che sta mettendo a repentaglio le risorse del pianeta e il futuro della specie».
A più riprese, il documento sottolinea la necessità di una cultura nuova e di politiche nuove per affrontare il tema dei Beni comuni e, anche, della Proprietà collettiva, cui è riservato un cenno nel paragrafo che affronta le urgenze della “Conversione ecologica”.
Tale conversione ecologica, insieme con una “Nuova governance internazionale”, è alla base di quella “Economia sociale di territorio” ritenuta indispensabile per garantire «inclusione sociale» e «protezione di lavoratori precari e disoccupati».
Caposaldo di questa nuova economia, secondo il Manifesto, deve essere la «riscoperta delle pratiche migliori del mutualismo, della cooperazione di lavoro e consumo, del credito cooperativo, di cui è ricchissima la nostra tradizione storica e da cui generazioni di italiani hanno tratto reddito, reti di prossimità e identità sociale».
Ma “Economia sociale di territorio” è anche «riconoscimento dei potenziali di generazione d’impiego non tradizionali legati allo sviluppo delle cooperative sociali, della finanza etica, del commercio equo e solidale, dell’housing sociale, delle produzioni agricole biologiche. Cioè delle forme di vita economica considerate abitualmente marginali o alternative. Forme di vita che hanno saputo invece dimostrare all’atto pratico come una motivazione di carattere etico-sociale possa tradursi in concreto fattore produttivo, capace di innescare occupazione, inclusione e scambio economico, senza sacrificare valori sociali e ambientali».
Ed “Economia sociale di territorio” «vuol anche dire recupero del ruolo strategico degli enti locali. Essi debbono poter disporre delle risorse necessarie per implementare opere pubbliche, servizi e programmi di promozione dell’innovazione, in una logica di welfare territoriale capace di riscattare competenze e protagonismi delle comunità locali e di garantire la manutenzione e la riqualificazione ambientale che incrementano, tra le altre cose, la capacità competitiva dei nostri territori sui mercati globali».
A prescindere dalla natura giuridica – pubblica o privata, for profit o non profit –, «tutti i soggetti che sono seriamente impegnati in azioni di sviluppo locale» dovranno essere coinvolti in questo progetto, «anche mediante formule inedite, quali ad esempio imprese sociali costituite ex novo come partnership societarie miste tra attori profit, non profit e pubblici».
Il tema dei Beni civici (forse introdotto in una forma eccessivamente generica all’interno della categoria dei Beni comuni e compreso fra i «diritti d’uso comunitari sulle terre») è trattato laddove si delinea il posto che l’agricoltura dovrà occupare nella costruzione di un nuovo modello di sviluppo.
«La via verso un nuovo modello di economia – sostiene il Manifesto “Per un’economia sociale. Idee e persone per un’Italia sostenibile” – passa anche dalla rivalutazione complessiva del ruolo dell’agricoltura multifunzionale nel mantenimento degli equilibri tra uomo e natura. E dunque dal sostegno delle produzioni di carattere familiare, delle piccole e medie aziende agricole, dei network di agricoltori a kilometro zero, dei soggetti dell’economia rurale che lavorano alla riproduzione dell’ambiente, alla socializzazione della ricchezza. Così come dal recupero e dalla riscoperta dei modelli più efficaci di autogoverno locale dei beni comuni – pascoli, sistemi irrigui, bacini imbriferi, parchi, aree verdi – e in generale dalla tutela dei diritti d’uso comunitari sulle terre».