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Marano Lagunare, in provincia di Udine

Lettera aperta al presidente della Regione, Renzo Tondo
LAGUNA ESPROPRIATA, DIRITTI USURPATI
Emilio Driussi di Marano denuncia il mancato rispetto dei cittadini maranesi e dei loro diritti acquisiti

[Emilio Driussi]
Emilio Driussi, pescatore di Marano, si rivolge al presidente della Regione Friuli-V. G., Renzo Tondo, con una “lettera aperta”, per contestare l’esproprio della laguna e il mancato rispetto dei cittadini maranesi e dei loro secolari diritti.
Il documento richiama l’attenzione sui Beni civici di Marano, proprio nel momento in cui infuria la bufera giudiziaria che ha investito la gestione commissariale della laguna e dell’inquinamento industriale del preziosissimo ambiente naturale.


Mancato rispetto dei cittadini e dei loro diritti acquisiti

OGGETTO: Esproprio regionale del bene lagunare; usurpazione dei secolari diritti acquisiti; mancato rispetto dei cittadini, del Regolamento comunale, delle Leggi esistenti e delle varie Sentenze definitive della Corte Suprema di Cassazione

Egregio Signor Presidente

Premessa: tutto nasce dall’uso improprio del Decreto L.vo n. 265/2001 e dalla L.r. 31/2005.
Si espongono, alla sua attenzione alcuni documenti ufficiali e visure catastali atti a “smascherare” l’usurpazione del territorio lagunare e quindi confermare la proprietà catastale del Comune di Marano, titolare del bene lagunare sino al 12/05/2008, data ufficiale dell’esproprio, con verbale di consegna a favore del demanio Marittimo Regionale ex Decreto L.vo 265/2001, come risulta nelle visure catastali, del 15/05/2009.
Le cause? La “voluta confusione” creata fra il Demanio Idrico (acque interne) e il Demanio Marittimo (acque marine) includendo nel contesto il Demanio Universale o Comunale, di cui fa parte la Laguna di Marano.
L’uso improprio del Decreto Legislativo 265/2001 e della Legge regionale 31/2005 è testimoniato dallo stesso decreto, all’art. 6 bis, dove si legge: «criteri di rilascio di concessioni di beni del Demanio Marittimo di zone del mare per finalità di pesca e acquacoltura».
Quindi, “a norma di legge”, le concessioni di pesca e di acquacoltura dovevano essere rilasciate in zone di mare facenti parte del Demanio Marittimo, non di zone lagunari appartenenti al Demanio Universale o Comunale e soggette al Perpetuo diritto di Uso Civico ed esclusivo di pesca.
Il Decreto Legislativo 265/2001 testualmente recita: «Art. 1) Trasferimento di beni demaniali - Sono trasferiti alla regione Friuli-V. G., di seguito denominata regione, tutti i beni dello Stato appartenenti al Demanio Idrico, comprese le acque pubbliche, gli alvei e le pertinenze, i laghi e le opere idrauliche, situati nel territorio regionale, con esclusione del fiume Judrio, nel tratto, classificato di prima categoria, nonché dei fiumi Tagliamento e Livenza, nei tratti che fanno da confine con la regione Veneto».
In coerenza con quanto affermato sopra, le cito dei documenti ufficiali: il Regolamento comunale, Leggi e varie Sentenze definitive della Corte Suprema di Cassazione.
L’Art. 223 del Regolamento comunale recita: «Il Municipio essendo l’assoluto proprietario della laguna tutta ed ammettendo i Comunisti all’uso e godimento della stessa perché possano provvedere ai bisogni della vita dando perciò a tutti il medesimo diritto e dovere di equabilmente usufruire della stessa, ogni cittadino Maranese ha il sacro dovere di tutelare e rispettare i diritti del Comune e la proprietà Comunale dipendendo dalla loro conservazione la ricchezza di Marano».
Trieste 6 Sett. 2004 - Regione Autonoma Friuli-V. G. - Direzione Generale - Direttive generali per l’azione amministrativa relativa alla gestione dei beni demaniali della laguna di Marano-Grado. «…la situazione di fatto della gestione dei beni lagunari, beni della laguna di Marano-Grado attualmente risultano per la quasi totalità accatastati o intavolati ai comuni di Marano e Grado; i beni immobili intestati al demanio dello Stato risultano essere pari all’1% della superficie del territorio lagunare».
Si fa notare che questo documento è stato emanato 3 anni dopo il decreto L.vo 265/2001.
Documento n. 96/ PATR./ IV B-9 dell’allora Direttore Regionale del patrimonio e dei servizi generali: «…accertato che, per la laguna di Marano-Grado, Comune censuario di Marano Lagunare, non è stato possibile redigere il verbale di consegna, in quanto è necessario che i beni vengano preventivamente volturati in favore dello Stato».
Dalla lettura di questi documenti si deduce che la stessa Regione riconosceva che i beni della laguna di Marano non erano e non sono di proprietà dello Stato e che per tali motivi non potevano essere trasferiti alla Regione. Come poteva lo Stato trasferire alla Regione un bene che non gli apparteneva e che non aveva mai preteso in quanto accatastato al Comune di Marano? Tra l’altro, la laguna di Marano non ha mai fatto parte del Compartimento Marittimo di Monfalcone.

Sentenze
Sentenza della causa vinta dal Comune di Marano contro la Snia Viscosa, Sentenza Definitiva della Corte di Appello di Trieste 363/68, dopo rigetto di ricorso per Cassazione, presentato dalla Snia Viscosa Spa, la Corte Suprema di Cassazione pronunciando a Sezioni Unite Civili dichiarava inammissibile il ricorso.
A pag. 35 di detta Sentenza si legge: «...la legittimazione attiva del Comune di Marano e delle altri parti è stata ritenuta dal Tribunale sul fondamento del diritto esclusivo di pesca del Comune stesso, esercitato sia in proprio sia attraverso i pescatori suoi abitanti, diritto esclusivo di pesca riconosciuto ed accertato con Decreto Prefettizio 10/04/1886, nonché dalla nota Ministeriale dimessa in atti, 16/10/1954». A pag. 40 recita: «…non essendo le acque lagunari di Marano mai state iscritte nell’elenco delle acque pubbliche»!
Dato che la laguna non è mai stata iscritta nell’elenco delle acque pubbliche è evidente che non fanno parte del Demanio pubblico né Idrico né Marittimo. Se ce ne fosse bisogno, un’ulteriore conferma la si trova nella nota Ufficiale del Ministero dei Trasporti e della Navigazione - Capitaneria di porto di Monfalcone del 06/08/1994: «per la laguna di Marano al punto uno di tale verbale è fissato che la giurisdizione dell’Amministrazione Marittima si estende solamente sul canale di Marano, da Porto Lignano a Marano Lagunare».
Corte Suprema di Cassazione, 05/01/1950 n.51: «Le terre del demanio universale o comunale sono di proprietà delle popolazioni... Chiaro è, pertanto che il dominus del demanio è la popolazione perché la ingerenza delle autorità comunali sui demani deriva unicamente dalla qualità di rappresentanti dei cittadini, non da quella di amministratori dell’ente comune».
SS.UU. 14 giugno 1951 n. 1527: «I beni civici detti anche beni demaniali collettivi, appartenenti ai Comuni o alle stesse comunità di beneficiari e la collettività esercita sui beni in questione diritti civici perpetui di godimento di natura pubblicistica, per cui la loro disciplina è equiparata al regime di demanialità, con le conseguenti peculiari caratteristiche sopra richiamate (inalienabilità, imprescrittibilità, inespropriabilità, inusucapibilità, indisponibilità) proprie dei beni demaniali pubblici. Si evidenzia che “la denominazione di demani comunali dei beni soggetti ad uso civico è impropria poiché i beni dei comuni soggetti al regime dei beni demaniali sono (art. 824, comma 1 codice civ.) solo quelli della stessa specie dei beni indicati nel secondo comma dell’art. 822 codice civ. nonché quelli dell’art. 824 codice civ. secondo comma. Non essendo demaniali fanno parte del patrimonio dell’Ente».
Legge 6 Dicembre 91, n. 394 - Legge quadro sulle aree protette: Art.1 comma 3 lettera b), applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei a realizzare un’integrazione tra uomo e ambiente naturale anche mediante la salvaguardia dei valori antropologici, archeologici, storici e architettonici e delle attività agro-silvo-pastorali e tradizionali. Art. 11 comma 5 «…restano salvi i diritti reali e gli usi civici delle collettività locali, che sono esercitati secondo le consuetudini locali».

Signor presidente, la Regione gode certamente di competenza legislativa primaria da esplicare però nei limiti derivanti dal rispetto e dall’armonia con la Costituzione, con i cittadini e con i principi dell’ordinamento giuridico della Repubblica.
In sostanza, avete usurpato la laguna Maranese ai legittimi proprietari (...). I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
1° il “regalo” della zona Barancole fatto ai Gradesi.
2° La costituzione del Commissario Straordinario della laguna con sperperi milionari (per adesso, in dote 14 indagati).
3° la costruzione della cassa di colmata M1, definita la pattumiera di Marano, depositando i fanghi non certo salutari del Porto di Nogaro e della zona industriale del Fiume Corno.
4° la “geniale” costituzione dell’albergo diffuso nei casoni di Marano e Grado, distruggendo ciò che rimane della tipicità dei casoni tradizionali per farne degli alberghi (i turisti vengono in laguna per visitare i casoni tipici e non gli alberghi).
5° il rilascio delle concessioni in laguna con un assurdo canone regionale, decine di migliaia di euro, per delle concessioni rilasciate su di un territorio che era già di diritto dei concessionari (in pratica è come pagare l’affitto per poter abitare in casa propria).
In sostanza la Regione sta esercitando dei diritti che non ha! Le succitate Sentenze sono la prova lampante che la laguna non fa parte del Demanio regionale, basta vedere le difficoltà che avete per lo scavo del Canale Coron in cui la Capitaneria di Porto non può fare niente, perché non è demanio di loro competenza (ed è vero!). Loro hanno rispetto della legge, lo stesso dovrebbe valere anche per i politici. Se è così sicuro che la laguna è regionale, perché non si prende lei, la responsabilità di far scavare il Canale Coron (…)?

Marano Lagunare, 4 gennaio 2013