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"La Vicìnia"
Novembar dal 2012
 
I diritti di proprietà della terra della tribù degli Hadza sono stati formalmente accordati nel corso di una cerimonia speciale (© Dorobo Fund for Tanzania / Ucrt)

È la prima volta che il governo della Tanzania riconosce formalmente i diritti territoriali di una tribù minore
LA TRIBù DEGLI HADZA CELEBRA I SUOI DIRITTI TERRITORIALI
Per l’occasione, “Survival international” propone un’apposita galleria fotografica

I Diritti territoriali sono stati formalmente assegnati alla tribù nel corso di una cerimonia speciale tenutasi il mese di ottobre nella comunità hadza di Domongo. È la prima volta che il governo della Tanzania riconosce formalmente i diritti territoriali di una tribù minore (www.survival.it/notizie/7863).

«Abbiamo deciso di accordare dei titoli ufficiali di proprietà agli Hadza –ha dichiarato durante la cerimonia Doroth Wanzala, Commissario aggiunto ai territori della Zona Nord – per assicurarci che gli ultimi cacciatori-raccoglitori del nostro Paese non siano più minacciati da invasori avidi di terra, specialmente nell’attuale corsa all’accaparramento di terre».
Naftali Kitandu, un rappresentante degli Hadza, ha dichiarato: «L’invasione da parte di altri gruppi che portano con sé greggi di bestiame e introducono nella valle l’agricoltura, minaccia la sopravvivenza del popolo degli Hadza che per il proprio sostentamento dipende esclusivamente da frutti, radici, miele e piccoli animali».
«Siamo molto felici – ha dichiarato a “Survival” un Hadza dopo la cerimonia – ora dobbiamo fare in modo di ottenere i diritti territoriali per le altre comunità hadza».
Gli Hadza sono una piccola tribù di circa 1500 cacciatori-raccoglitori. Vivono nella Tanzania nord-occidentale e parlano una lingua a schiocco. Vivendo in piccoli campi mobili, gli Hadza non hanno “capi” né organizzazioni politiche formali. Fino agli anni ’50 hanno vissuto esclusivamente di caccia e raccolta. Poi la loro vita è diventata sempre più difficile perché tribù di pastori più grandi hanno progressivamente invaso molta della loro terra, distruggendone la fauna e le piante da cui dipende il loro sostentamento.
La lunga lotta degli Hadza per il riconoscimento dei diritti territoriali è stata sostenuta da alcune “ong”, tra cui il “Ujamaa Community Resource Team”. L’avvocato di questa organizzazione, Edward ole Lekaita, ha commentato così la vittoria: «Davvero un grande risultato e un bel successo per la lotta condotta per proteggere i mezzi di sussistenza degli Hadza e garantire loro un promettente futuro».
Per commemorare il primo anniversario della storica vittoria territoriale della tribù degli Hadza, in Tanzania, “Survival international” ha pubblicato il 5 novembre una galleria fotografica a loro dedicata (http://www.survival.it/galleria/hadza).
Spaccato di vita quotidiana di una delle ultime tribù di cacciatori-raccoglitori che rimangono in Africa, la galleria mostra la loro forte connessione e dipendenza dalla terra.
Riconoscendo per la prima volta l’importanza della terra per gli Hadza, nell’ottobre 2011 il governo della Tanzania ha riconosciuto formalmente i diritti alla terra ad una comunità composta di 700 persone. La decisione è stata storica perché è stata la prima volta che la Tanzania ha riconosciuto i diritti alla terra di una tribù minore.
Mille 300 Hadza abitano nel nordovest della Tanzania, sulle rive del Lago Eyasi. Mentre la maggioranza vive oggi in insediamenti e integra la propria alimentazione con cibi raccolti nella savana, circa 300-400 di loro sopravvivono ancora quasi interamente dei prodotti naturali che crescono nei dintorni.
La galleria fotografica di “Survival” illustra le abitudini di caccia degli Hadza. Mostra per esempio come la ricerca del miele della tribù dipenda da un uccellino che li guida con il suo canto fino ai favi nascosti sugli antichi alberi di baobab e come realizzano archi e frecce utilizzando tendini d’animali e piume di faraona.
«Nella nostra storia orale non c’è traccia di periodi di fame dicono gli Hadza. La ragione è che noi dipendiamo dai prodotti naturali dell’ambiente… Vivendo in questo modo, l’ambiente da cui dipendiamo non viene mai danneggiato e rimane sano».
Essendo vissuti nella Grande Rift Valley per millenni, il legame che unisce gli Hadza alla loro terra è fortissimo. Ma nel corso degli ultimi 50 anni, la tribù ha perso il 90% del territorio, insieme alla selvaggina e alle piante da cui dipende il suo sostentamento.
«Poiché noi non seminiamo i campi né alleviamo bestiame – ha spiegato un uomo Hazda a “Survival” – molta gente, inclusi i leader del governo, considerano le nostre terre vuote e inutilizzate».
«Questo è un anniversario che non deve passare inosservato – ha commentato oggi Stephen Corry, direttore generale di “Survival International” –. È la storia dello straordinario successo segnato da una delle ultime tribù di cacciatori-raccoglitori rimaste in Africa. Hanno sofferto l’erosione della loro terra per decenni, ma oggi alcuni di loro godono a pieno titolo dei diritti alla terra, e possono quindi continuare a sostentarsi autonomamente, così come hanno fatto con successo per migliaia di anni. Ora dobbiamo fare in modo che ad altre comunità hadza venga concessa la stessa opportunità».