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"La Vicìnia"
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La foto che accompagna i servizi giornalistici di “Avvenire”

Lo svela il quotidiano “Avvenire” in un reportage
IL SEGRETO DI CORTINA
Regole: l’espressione più antica dello spirito comunitario

Qual è il segreto di Cortina? «La mondanità esibita al passeggio in corso Italia» oppure le Regole, in quanto «espressione più antica di quello spirito comunitario che da sempre ha animato questi genti»?
Il dilemma è stato recentemente affrontato nel “reportage” sulla “Valle d’Ampezzo regina di picchi”, pubblicato il 20 luglio dal quotidiano “Avvenire”.


Così Enrico Fumagalli risponde al quesito. «Ancor oggi – scrive l’autore dell’articolo “Valle d’Ampezzo regina di picchi” – Cortina vive contraddizioni come quella tra la mondanità esibita al passeggio in corso Italia, o nascosta negli chalet da 15.000 euro al metro quadro, e istituti come le Regole d’Ampezzo, l’espressione più antica di quello spirito comunitario che da sempre ha animato questi genti.
«Definite anche Comunioni Familiari Montane, – spiega Fumagalli – le Regole sorsero, già all’epoca dei primi insediamenti fissi nella valle, come consorzi delle famiglie originarie per un uso collettivo ed indiviso dei pascoli e delle foreste.
Basato sulla proprietà collettiva dei fondi e finalizzato alla conservazione degli stessi, quello disciplinato dai Laudi, gli statuti delle Regole, è uno stile di vita che nei secoli ha regolato con successo il rapporto fra l’uomo e l’ambiente, e ha consentito un uso democratico, rispettoso e lungimirante delle risorse naturali.
Lo stesso avviene ancora oggi con un uso oculato e uno sfruttamento compatibile del territorio, come testimonia anche l’esperienza di gestione del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, un esempio di amministrazione perfetta del patrimonio collettivo.
A proposito di Regole, la straordinaria collezione di Mario Rimoldi fu donata alla sua morte, nel 1972, proprio alle Regole d’Ampezzo, che da quella collezione ha fatto nascere il Museo d’Arte Moderna “Mario Rimoldi”, ospitato nella Ciasa de ra Regoles. Ad esso si affiancano gli altre due musei delle Regole: l’Etnografico e il Paleontologico “Rinaldo Zardini”.
Il tema di «un uso democratico, rispettoso e lungimirante delle risorse naturali», viene affrontato anche nell’intervista che accompagna il “reportage” di “Avvenire”.
Il direttore del Parco naturale Dolomiti d’Ampezzo, Michele Da Pozzo – sollecitato da Enrico Fumagalli – «parla di quello spicchio di Veneto che il 26 giugno 2009 è entrato, insieme al resto delle Dolomiti, nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco».
Sulle ragioni dell’istituzione del Parco, Da Pozzo spiega: «La bellezza del paesaggio montano, delle vallate, delle cime e delle pareti rocciose, che caratterizzano il territorio del parco, non ha bisogno di essere sottolineata, lo stesso riconoscimento dell’Unesco lo conferma. Il processo istitutivo, inoltre, è stato semplice giacché la Regione Veneto ebbe a trattare con un solo soggetto, le Regole d’Ampezzo, proprietarie di tutto il suolo non demaniale entrato a far parte del parco e, dato che una delle prime finalità delle Regole è la conservazione del territorio, non c’è mai stato conflitto con le finalità del parco. L’unica condizione fu che il parco fosse amministrato dalle Regole stesse. E così è stato».
L’area naturale protetta oggi accoglie 800 mila visitatori all’anno, di cui il 70% italiani. La fruizione non ha impatti devastanti, in quanto «entro i confini del parco – spiega Da Pozzo – non ci sono né insediamenti umani né infrastrutture turistiche, tipo impianti di risalita» e anche per il fatto che «non c’è altro modo di accedere alle aree protette se non a piedi o in mountain bike (su sentieri dedicati)».
Il direttore non nasconde tuttavia che sulla realtà amministrata dalle Regole d’Ampezzo incombono anche dei pericoli.
Alla domanda «Quali sono allora le minacce per il parco?», Michele Da Pozzo risponde: «Non abbiamo mai dovuto difenderci da minacce locali, quanto piuttosto da minacce esterne: l’Enel che voleva fare una diga, il Ministero della Difesa che ha espropriato un’area per un deposito militare, la società Autostrade che voleva prolungare l’A27 entro i confini del parco. Sembrerà paradossale, ma dobbiamo difendere il nostro territorio contro gli interessi e le mire dello Stato».