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"La Vicìnia"
Jugn dal 2012
 
Bosco e girasoli (foto S. D. - Archivio “GrIG”)

Dopo trent’anni di vicende travagliate
IL DEMANIO CIVICO DI FARNESE VA DIFESO!
L’opera di salvaguardia intrapresa dal “Gruppo d’Intervento Giuridico”

[Gruppo d’Intervento Giuridico onlus]
Da più di trent’anni il Demanio civico di Farnese (Vt) vive vicende piuttosto travagliate. Di antichissima origine, deriva dalla fruizione collettiva delle terre del feudo di Farnese, di cui erano titolari prima i Farnese (con certezza dal XII secolo) e successivamente i Chigi (XVII sec.) e i Torlonia (XIX sec.).
I residenti traevano il loro sostentamento per i bisogni fondamentali della vita dalle terre feudali che coltivavano o dove conducevano il bestiame, sempre per conto dei feudatari. Oltre al rilevante valore economico-sociale del Demanio civico sul piano agricolo, c’è quello ambientale: infatti, interessa la Riserva naturale regionale Selva del Lamone.
Tuttavia, la gestione corretta delle Terre demaniali civiche sembra tuttora molto lontana: della questione si è interessato il “Gruppo d’Intervento Giuridico onlus” di Cagliari (via Cocco Ortu, 32 - 09128 Cagliari - grigsardegna5@gmail.com - grigsardegna@tiscali.it), che sul proprio sito web (http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com) ha diffuso un interessante articolo.


L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus – su segnalazione di residenti – ha inoltrato (il 21 giugno 2012) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale e l’adozione degli opportuni provvedimenti riguardo una serie di conciliazioni amministrative adottate (marzo-settembre 2011) dalla Giunta comunale di Farnese per l’attribuzione di terre in proprietà privata a occupatori senza titolo di porzioni di Demanio civico, nonostante l’espresso avviso contrario della Direzione Agricoltura – Area diritti collettivi della Regione Lazio (nota n. 387796 del 28 luglio 2011). Detti atti deliberativi appaiono adottati in forza della deliberazioni Consiglio comunale di Farnese nn. 36 e 37 del 10 novembre 2010, con le quali è «stato ritenuto opportuno e necessario addivenire a delle soluzioni transattive» di contenziosi ormai ventennali nei confronti di occupatori “sine titulo” di terreni appartenenti al Demanio civico.
Interessati il Commissariato per gli Usi civici per Lazio, Toscana e Umbria, la Direzione del Dipartimento economico e occupazionale della Regione Lazio, la Direzione regionale dell’Agricoltura della Regione Lazio, il Comune di Farnese, la Riserva naturale regionale “Selva del Lamone” e, per gli eventuali aspetti di competenza, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Viterbo e la Procura regionale della Corte dei conti per il Lazio.
Fra le richieste ecologiste, particolarmente rilevante il recupero dei terreni illecitamente occupati al Demanio civico di Farnese.
È, infatti, ora di voltare definitivamente pagina rispetto a una poco attenta gestione del Demanio civico: addirittura la Giunta comunale di Farnese, con deliberazione n. 10 del 20 gennaio 2012, ha ritenuto, «quale Ente esponenziale dei titolari dei diritti civici ed in nome e per conto della collettività che rappresenta, di manifestare e di riconoscere tra gli interessi prioritari di quella stessa comunità un pubblico interesse, economico-produttivo, alla privatizzazione dei terreni di uso civico», facendone partecipe la competente struttura della Regione Lazio, pur non avendo l’Organo esecutivo comunale alcuna competenza in proposito.
Il Comune di Farnese da tempo cerca di regolarizzare la situazione del Demanio civico, ma non è certo questo il modo migliore, tantomeno legittimo.
Riguardo il Demanio civico di Farnese emerge una situazione di grave carenza gestionale ultra-ventennale: nel 1984 – su incarico della Regione Lazio (decreto 17 marzo 1981) – veniva prodotto da perito demaniale (per. agr. Luigi Ranucci) una proposta di legittimazione (art. 9 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.) per n. 375 “quote” di terreni demaniali civici detenute da occupatori sine titulo.
Nel 1988 ne venne disposta la pubblicazione (artt. 15 e 30 del regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) all’albo pretorio del Comune di Farnese. In seguito giunsero numerosi atti di opposizione basati sulla carenza dei requisiti per l’ottenimento della legittimazione (es. mancate migliorìe, mancato possesso effettivo dei terreni, ecc.), supportati da perizia giurata di libero professionista abilitato (per. agr. Alessandro Alebardi) incaricato dal Comune di Farnese.
La fondatezza di gran parte dei rilievi diede luogo alla legittimazione di solo n. 18 “quote” (superficie complessiva Ha 20.07.60) con determinazione Direttore Dipartimento economico e occupazionale Regione Lazio n. C698 del 14 giugno 2008.
In seguito, con determinazione Direttore Dipartimento economico e occupazionale Regione Lazio n. C0412 del 26 febbraio 2009 è stata definitivamente respinta la suddetta proposta di legittimazione (art. 9 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.) per le restanti “quote” di terreni demaniali civici detenute da occupatori senza titolo, in quanto priva dei requisiti di legge, prevedendo in ogni caso il non accoglimento nel futuro delle “quote” «ricadenti all’interno del perimetro della Riserva Naturale Selva del Lamone, per esigenze pubbliche, come rappresentate dal Comune stesso», e il «procedimento di reintegra demaniale» per i terreni non ammessi alla legittimazione.
Gli Usi civici e gli altri diritti d’uso collettivi sono in generale diritti spettanti ad una collettività, che può essere o meno organizzata in una persona giuridica pubblica (es. Università agraria, Regole, Comunità, ecc.) a sé stante, ma comunque concorrente a formare l’elemento costitutivo di un Comune o di altra persona giuridica pubblica: l’esercizio dei diritti spetta “uti cives” ai singoli membri che compongono detta collettività.
Gli elementi comuni a tutti i Diritti di uso civico sono stati individuati in: - esercizio di un determinato diritto di godimento su di un bene fondiario; - titolarità del diritto di godimento per una collettività stanziata su un determinato territorio; - fruizione dello specifico diritto per soddisfare bisogni essenziali e primari dei singoli componenti della collettività.
L’uso consente, quindi, il soddisfacimento di bisogni essenziali ed elementari in rapporto alle specifiche utilità che la terra gravata dall’Uso civico può dare: vi sono, così, i Diritti di uso civico di legnatico, di erbatico, di fungatico, di macchiatico, di pesca, di bacchiatico, ecc. Quindi l’Uso civico consiste nel godimento a favore della collettività locale e non di un singolo individuo o di singoli che la compongono, i quali, tuttavia, hanno diritti d’uso in quanto appartenenti alla medesima collettività che ne è titolare.
Dopo la legge n. 431/1985 (la nota Legge Galasso), i Demani civici hanno anche acquisito una funzione di tutela ambientale (riconosciuta più volte dalla Corte costituzionale: vds. ad es. sent. n. 345/1997 e n. 46/1995). Questa funzione è importantissima, basti pensare che i Demani civici si estendono su oltre 5 milioni di ettari in tutta Italia (un terzo dei boschi nazionali).
Molte normative regionali vi hanno aggiunto alcune nuove “fruizioni” (es. turistiche), ma sempre salvaguardando il fondamentale interesse della collettività locale. In particolare, sono rimaste invariate le caratteristiche fondamentali dei Diritti di uso civico. Essi sono inalienabili (art. 12 della legge n. 1766/1927), inusucapibili ed imprescrittibili (artt. 2 e 9 della legge n. 1766/1927).
Con l’approvazione regionale degli strumenti previsti (regolamento per la gestione, piano di recupero e gestione delle Terre civiche) sarà, così, possibile tutelare efficacemente il Demanio civico e svolgere tutte quelle operazioni (permute, recuperi, sdemanializzazioni, trasferimenti di diritti, ecc.) finalizzate a ricondurre a corretta e legittima gestione una vera e propria cassaforte di natura della comunità locale (legge n. 1766/1927 e leggi regionali specifiche).
È quello che si deve fare, a Farnese come nel resto d’Italia.