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"La Vicìnia"
Jugn dal 2012
 
Il numero 136 del Notiziario delle Regole d’Ampezzo “Ciasa de ra Regoles”

Casera Valbona. Regola Alta di Lareto (foto Dino Colli)
Dal notiziario delle Regole d’Ampezzo “Ciasa de ra Regoles”
IL PATRIMONIO ANTICO D’AMPEZZO
«Un’unica realtà dalla duplice veste», anche in tempi di dismissioni dei beni pubblici

[Gianfrancesco Demenego]
Nella recente Assemblea Generale del 15 aprile 2012 il Regoliere Ugo Pompanin “Bartoldo”, ultimo testimone diretto della Transazione per la divisione dei beni fra Regole e Comune del 1957-60 assieme al Regoliere Leo Michielli “Buranona”, in quanto sedevano allora fra i banchi del Consiglio Comunale, ha riportato all’attenzione della comunità quell’importante momento storico.
L’atto che chiuse una lunga incertezza sui beni silvo-pastorali d’Ampezzo e assegnò finalmente la piena proprietà delle terre alle Regole e al Comune è il noto decreto del Pretore - Giudice Tavolare Alibrandi – n. 31 del 23 marzo 1960.
Questo lungo documento, di cui è interessante ogni tanto la lettura, è stato pubblicato integralmente in questi giorni sul sito internet delle Regole (www.regole.it) nella sezione “Approfondimenti”.


Con il decreto del Giudice Tavolare venne finalmente suddivisa ogni promiscuità fra le terre poi considerate regoliere e quelle considerate comunali, beni però provenienti da un’unica realtà precedente considerata appunto “patrimonio antico” d’Ampezzo e un tempo intestati alla Magnifica Comunità d’Ampezzo.
Già alla fine degli anni ’50, durante le lunghe e complesse trattative che portarono alla divisione dei beni fra Regole e Comune era ben chiara alla comunità l’importanza che questi beni mantenessero nel tempo una loro integrità, a garanzia del perpetuarsi della loro conservazione in avvenire.
C’erano state negli anni precedenti diverse alienazioni di beni silvo-pastorali, concesse in modo più o meno volontario dal Comune: lo sviluppo turistico avviato già negli anni ’30 con le iniziative alberghiere e con le ville dei primi facoltosi turisti registrava sporadiche cessioni di patrimonio della comunità, poi cessate in seguito alla transazione.
Prima ancora che le leggi nazionali e regionali contemplassero il concetto di inalienabilità dei beni, già il decreto di Alibrandi puntualizzò che nelle partite tavolari attestanti la proprietà di Regole e Comune fosse precisato che i beni in esse compresi «conserveranno la loro originaria natura rimanendo inalienabili, indivisibili e vincolati alla loro destinazione».
Tali princìpi ispiratori vennero poi consolidati a livello legislativo – su iniziativa delle Regole e dopo lunga battaglia – con la nota Legge sulla montagna del 3 dicembre 1971 n. 1102 (art. 11), poi ripresa con la più recente Legge sulla montagna del 31 gennaio 1994 n. 97 (art. 3). Le leggi regionali del 1975 e del 1996 che seguirono le disposizioni statali puntualizzarono meglio le forme e le possibilità di utilizzo diverso del territorio regoliero per attività turistiche,
pubbliche, artigianali, ecc., sempre ferma restando l’inalienabilità dei beni.
Anche sui beni comunali la legge ha disposto precise formalità, assoggettandoli al regime degli usi civici riservati agli abitanti di Cortina d’Ampezzo non Regolieri, così come fu concordato in sede di transazione.
La legge regionale 22 luglio 1994 n. 31 “Norme in materia di usi civici”, applicata in Ampezzo con delibera della Giunta Regionale del Veneto n. 2223 del 16 luglio 2003, individua i beni del patrimonio comunale soggetti a indisponibilità, siano essi classificati agro-silvo-pastorali (1.527 ettari circa), siano essi sclassificati perché hanno perduto la loro originaria destinazione (59 ettari circa).
Benché la legge regionale ammetta la possibilità di alienazione per beni di uso civico non più destinati a bosco e pascolo, resta valido quanto stabilito nella transazione e iscritto al Libro Tavolare: così come non è ammissibile l’alienazione del “patrimonio antico regoliero”, allo stesso modo non è possibile la vendita di “patrimonio antico” comunale, valendo a reciproca garanzia quanto concordato nel 1957-60.
Recenti disposizioni dello Stato che si leggono fra le molteplici formule del decreto “Salva Italia” (D. L. 06.12.2011 n. 201) prevedono particolari agevolazioni per i comuni che vendono beni agricoli o assimilati, riportando quindi una certa attenzione sul tema anche al di fuori del limitato contesto regoliero. Nel caso remoto in cui le Regole o il Comune avessero la necessità di alienare questi beni e la legge lo consentisse, si pone il dubbio se l’autorizzazione alla vendita dei beni rilasciata dall’ente Regione sia titolo sufficiente a superare anche i vincoli iscritti a suo tempo al Libro Fondiario o se, venendo meno l’integrità originaria del patrimonio, si debba rimettere mano anche agli accordi definiti in fase di transazione.

Articolo tratto dal numero 136 del Notiziario delle Regole d’Ampezzo “Ciasa de ra Regoles”, pubblicato a maggio e disponibile anche nel sito www.regole.it