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"La Vicìnia"
Fevrâr dal 2012
 
I Comuni della Regione in cui esistono Beni civici

Delio Strazzaboschi, segretario del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva
Occorre un nuovo sviluppo locale auto-sostenibile
SALVAGUARDARE LA SOCIO-DIVERSITà
Per frenare il degrado dei territori rurali e montani

[Delio Strazzaboschi, segretario del Coordinamento della Proprietà collettiva in Friuli-V. G.]
Venerdì 2 marzo, è in programma presso il Centro di accoglienza “Ernesto Balducci” di Zugliano (Pozzuolo del Friuli) l’assemblea annuale del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva in Friuli-V. G.
I lavori si apriranno alle 17.45 per l’approvazione di alcune modifiche statutarie, per la discussione dei bilanci e delle relazioni sull’attività svolta nel 2011 e su quella programmata per il 2012, all’insegna del consolidamento e della valorizzazione di tutti i Beni civici sparsi nel territorio friulano e sul Carso triestino.
In particolare, proseguirà il confronto sulla promozione di “un altro modo di fare economia”, attraverso una vera gestione patrimoniale delle Proprietà collettive, che superi la concezione riduttiva del prelievo o della rendita.
In vista di tale dibattito, il segretario del Coordinamento, Delio Strazzaboschi, ha elaborato le seguenti considerazioni sulla costruzione di «un nuovo sviluppo locale auto-sostenibile».


Il degrado anche sociale dei territori rurali e montani deriva dal modello unico di sviluppo, che è stato sostenuto dall’esterno con divieti, vincoli e norme, ma anche contributi, appalti, bonifiche fondiarie e sistemazioni idraulico-forestali. Un’economia aliena che, a sviluppo solo apparente, ha accumulato invece squilibrio e distruzione delle risorse locali e una spoliazione scientifica di conoscenze agricole e di memorie manifatturiere.
La mercificazione sistematica di tutti i bisogni ha riformato anche gli abitanti della campagna e della montagna in consumatori intercambiabili, per cui, ad esempio, oggi chi vive a fianco dei campi non sa più procurarsi il cibo, chi abita in mezzo ai boschi non è capace di riscaldare la casa, e nessuno in genere sa riparare un qualsiasi attrezzo di uso comune.
Per durare come complesso sistema vivente i luoghi rurali abbisognano di cura e continua trasformazione, perché il territorio dell’uomo non è museo e non si può certo salvaguardare e valorizzare la bio-diversità senza la sua socio-diversità, e perciò un nuovo sviluppo locale auto-sostenibile deve essere innanzitutto progresso della società locale.
In questa ipotesi, i valori patrimoniali del territorio diventano gli elementi propulsivi di sviluppi auto-sostenibili, le basi materiali collettive per la produzione economica della ricchezza, ma solo inedite modalità di programmazione e gestione comunitarie potranno garantirne anche la sostenibilità sociale, impedendo sfruttamento e distruzione delle risorse da parte dei soggetti più forti nella competizione sul mercato.
Infatti, l’economia neoliberista, che ha considerato il territorio solo come superficie insignificante e mero supporto dei suoi processi di produzione e scambio, si è completamente disinteressata della dissipazione dei patrimoni locali e non si è curata affatto della sua conservazione a beneficio delle future generazioni, per esempio a causa della mancanza di manutenzione o del consumo di risorse non rinnovabili.
Ai fini della crescita della società locale e della sua capacità di autogoverno, occorre riportare gli stili di vita al territorio, ri-localizzarvi l’economia, ridurre l’impronta ecologica chiudendo a livello locale i cicli dell’acqua, dell’alimentazione, dei rifiuti, della produzione e gestione dell’energia, e in generale ogni filiera di produzione e consumo.
Riunificando così abitanti, produttori e consumatori della società locale, anche tramite l’espansione di attività di manutenzione del patrimonio territoriale finalmente vissuto come proprio, sarà superata l’estraneità dell’economia ai suoi luoghi.
Scelte economiche e politiche adottate alla luce dei valori popolari di chi si prende cura della terra sopravanzeranno anche il concetto di autarchia, garantendo la rifondazione degli elementi essenziali alla riproduzione della vita individuale e collettiva, biologica e culturale.
Come sempre nella storia, tutto comincerà con la rivolta e con l’esodo di soggetti instabili e impazienti, in conflitto col mondo dell’omologazione mercificata di produzione e consumo e portatori di nuove concezioni di civiltà, nuovi insorgenti i cui primi sintomi sono il desiderio di qualità dell’abitare e del vivere e un rinnovato bisogno d’identità e di senso.
Fuori dalla logica esclusiva dell’uomo economico, e spesso contro, ma dentro il mercato. Fuori dal palco del potere ma con l’ambizione di portare una propria visione politica nel fare quotidiano. Patrimonio territoriale ed energie del cambiamento possono diventare i nuovi elementi della costruzione del benessere e della felicità pubblica.