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"La Vicìnia"
Zenâr dal 2012
 
Dalla “Carta topografica del Regno Lombardo-Veneto” a cura dell’Imperial regio stato maggiore austriaco, 1833 (l’immagine è stata proposta dal numero 6 della rivista regionale “Tiere furlane”)

Le recenti prese di posizione della “Magnifica Comunità di Grado”
LOTTIZZAZIONE COLOSSALE

La “Magnifica Comunità di Grado”, organismo registratosi nel 2008 presso l’Agenzia delle entrate di Monfalcone con il nome di “Comitato per l’Amministrazione separata degli Usi civici di Grado”, ha recentemente rinnovato la propria protesta nei confronti dei mezzi d’informazione regionale.
Secondo il comitato gradese, la propria opinione sull’avvenire di Grado e sulle sue Proprietà collettive viene sistematicamente “censurata”.
Di seguito, vengono riprodotte la lettera spedita il 10 gennaio al direttore del quotidiano “Il Piccolo” di Trieste e la “Lettera aperta” a sindaco, giunta e consiglieri comunali di Grado del dicembre 2011, cui si fa riferimento nel testo.


Lettera aperta al direttore
del quotidiano “Il Piccolo” di Trieste

Pregiatissimo Direttore,
il 1° gennaio, abbiamo inviato via internet alla vs. Redazione di Monfalcone l’allegata lettera aperta al Sindaco di Grado. È stata censurata come del resto la quasi totalità dei nostri precedenti comunicati stampa. E con essi qualcosa di più di un semplice punto di vista critico in merito alla colossale lottizzazione immobiliare del Parco delle Rose, spiaggia e retrospiaggia, travestita da “Nuovo Polo Termale”.
A nostro avviso, uno slogan immobiliare taroccato da new economy per liquidare alla svelta il diritto di Uso Civico ed un turismo ecosostenibile, che da più di un secolo funziona egregiamente.
Inoltre, a giudizio non solo nostro, per coprire una sorta di cambiale in bianco sottoscritta dal Consiglio comunale al gran completo senza alcun contraddittorio per cedere a zero euro l’intero comparto balneare, avente un valore capitale di parecchie centinaia di milioni di euro.
Nessuno dentro e fuori il Consiglio comunale, da destra, centro o sinistra, ha pensato di indire un referendum per interpellare una buona volta i cittadini, cioè i legittimi proprietari per immemorabile diritto di Uso Civico. A difesa dei quali la “Magnifica Comunità di Grado” sta a proprie spese in giudizio contro la Regione ed il Comune.
E questa, se permette, non sarà forse una notizia da prima pagina, ma nemmeno da cestinare considerato che con la crisi è anche finita l’era di trattare i “Graisani” come sudditi con il cappello in mano.
Questi sono i fatti richiamati nella lettera su cui ci preme attirare la Sua attenzione. Le argomentazioni contrarie sparate ad alzo zero rispettivamente dall’ex Sindaco Olivotto, dal Commissario prefettizio Blarasin e dall’attuale Sindaco Maricchio, non hanno mai colpito il bersaglio.
Sono solo fotocopie dei diktat regionali, a loro volta, fondati su futuribili quanto immaginarie stagioni da “Mille ed una Notte” da 12 mesi su 12 cui nessun “suddito” ha mai prestato fede.
Anche i principali partiti di opposizione in Consiglio comunale trovano giustamente spazio in cronaca, spesso a caratteri cubitali ed a più colonne. Peccato non abbiano ancora scoperto il controvalore economico ed ambientale delle proprietà collettive di Uso Civico nell’ambito del territorio comunale di Grado. Speriamo che ce la facciano prima della naturale scadenza o della fine anticipata dell’Amministrazione Maricchio.
Richiamiamo intanto la Sua attenzione sulla libertà di informazione che ci viene appunto negata. O al massimo elargita, non più di una volta all’anno, sulla rubrica “Lettere”. E ciò in quanto la “Magnifica Comunità di Grado” è probabilmente colpevole di aver fornito ai “sudditi” una difesa giudiziaria e dimostrato come la strombazzata lottizzazione immobiliare in argomento, non costituisca affatto un fattore di modernizzazione e di crescita economica.
Rinnoviamo perciò con spirito collaborativo quanto abbiamo già fatto presente anni fa per ribadire come la censura, rischi di coprire l’omicidio perfetto degli oltre 177.000 mq. emblematicamente rappresentati dal Parco delle Rose. Un omicidio o quantomeno un tentato omicidio di cui si rischia appunto di non sapere mai nulla perché inesistente in quanto non pubblicato dai media e che pertanto non ha fatto notizia.
Ma può una notizia, come la nostra impugnativa di 2° grado innanzi alla Corte di Appello di Roma – Sezione Speciale Usi Civici –, essere veramente censurata?
Il tutto nell’era di internet che, se pubblicata anche da un solo giornale, può raggiungere decine di blog e siti web?
Senza contare che il ruolo della vs. Redazione di Monfalcone, non dovrebbe essere quello di censurare le notizie scomode per i poteri forti o supposti tali perché sono semplicemente vere.
Tanto più che in passato alcuni fondatori della “Magnifica Comunità di Grado”, hanno sostenuto con la vs. Redazione vittoriose battaglie ambientali a partire dalla salvaguadia del Banco d’Orio, anch’esso gravato da Uso Civico.
Cordialmente.

Grado, 10 gennaio 2012
Il Consiglio Direttivo

Lettera aperta a sindaco, giunta, consiglieri comunali
e cittadini dell’isola “che non c’è”

Premesso che
la “Magnifica Comunità di Grado” era ed è tuttora favorevole alla costruzione del nuovo stabilimento termale, richiedente al massimo 1.700/2.200 mq. e non certo oltre 177.000 pretesi da Regione e Comune in nome del cosiddetto “Polo Termale”;

comprendente il Parco delle Rose, spiaggia e retrospiaggia: un ambito assolutamente unico in Italia, inedificabile per legge a meno di 150 m. dal mare, perfettamente allineato a mezzogiorno in posizione mozzafiato e sino agli anni ’80 modello insuperato di tutte le spiagge italiane;

per di più comprensivo, come è noto, del Palazzo dei Congressi e del Palazzo delle Terme, con al suo interno il mosaico musivo di Giuseppe Zigaina: le due uniche significative testimonianze architettoniche del ’900 in tutta la Città;

per cavalcare la tigre della lottizzazione immobiliare su tutti i 177.000 mq., compresi i palazzi e, l’immemorabile diritto di Uso Civico ivi gravante, è stata inventato lo slogan “Nuovo Polo Termale” onde liquidare la proprietà collettiva dei “Graisani” e con essa la storia;

vale a dire la “Dogale” Francesco Foscari del 14/12/1439, rettificata dalla “Sentenza delle Rason Vecchie” dd. 14/10/1452, entrambe riconosciute dal vigente Ordinamento quali titoli di proprietà per immemorabile diritto di Uso Civico; dai tempi di Attila, nessuno è arrivato a tanto.

Per tentare di salvare la faccia al Sindaco, Giunta e Consiglieri comunali, tenuti per Statuto a tutelare l’Uso Civico, la Regione ha promesso future stagioni da “Mille ed una Notte” da 12 mesi su 12 in contropartita dei 177.000 mq. fronte mare; nessuno, a quanto consta, l’ha ancora bevuta!

Ora serve un referendum cittadino per indurre al più presto l’Amministrazione Maricchio a tenere giù le mani da questo ambito balneare e rispettare, come da Statuto, le proprietà collettive di Uso Civico, ormai intrecciate con il futuro urbanistico e la vocazione balneare della Città;

nel frattempo, continuiamo a fronteggiare Regione e Comune innanzi alla Corte di Appello di Roma – Sezione Speciale Usi Civici – per scongiurare che l’ambito balneare per eccellenza finisca nel tritacarne del mercato immobiliare; infatti, è ancora il meglio del meglio per portare la Città fuori dalla crisi occupazionale e dalla deriva turistica senza fine;

prima del diluvio edilizio, Grado era l’immagine di una città fiorita in equilibrio con la laguna. Si è salvato solo il Parco delle Rose, ultimo polmone verde in un mare di cemento, solo perchè abbiamo interposto appello;

si stenta pertanto a credere che un tempo non lontano, era un’isola felice: il fiore all’occhiello dell’élite balneare nazionale ed internazionale unitamente a Portofino, Capri, Lido di Venezia, Taormina, Viareggio, Positano, Forte dei Marmi etc;

ora è «un’Isola che non c’è», in gran parte ridotta ad un’anonima periferia di condomini, grattacieli ed ecomostri a colpi di varianti urbanistiche su misura, a nostro avviso, palesemente illegittime sotto vari profili e recentemente approdate, secondo quanto riferito, anche nelle aule della Giustizia;

il «Nuovo Modo di Governare», adottato dalla Giunta Maricchio e prima ancora dalla Giunta Olivotto e dalla Giunta Marin, considera l’espansione edilizia illimitata come la condizione naturale dell’antica Città di Grado benché respinta come patologica da una parte crescente della popolazione;

ciò, oltre a cancellare ogni differenza tra i compiti istituzionali del Comune e quelli di una qualsiasi agenzia immobiliare, è alla base di una serie di fatti a partire dalla voragine milionaria dell’Ospizio Marino, che è tutto meno che fortuita;

anzi, per molti versi, simile alla voragine senza fondo aperta nel patrimonio collettivo di Uso Civico a colpi di usurpazioni, procedimenti fasulli, alienazioni senza indennizzo o per un piatto di lenticchie, oppure senza l’autorizzazione delle autorità competenti;

tutti riscostruibili, carta per carta, agli atti del tuttora enorme e misconosciuto patrimonio collettivo di Uso Civico, esteso dalla foce dell’Isonzo a quella di Portobuso; di incontestata proprietà collettiva degli ignari concittadini e non del Comune, cui compete per legge solo la gestione ordinaria dove, a nostro comprovato giudizio, ha cumulato danni ben superiori a quelli di Attila;

a nostro parere, il «Nuovo Modo di Governare», è anche alla base della soccombenza milionaria del Comune nella causa “Eredi Baffi”, interpretata in questi giorni come un fatto naturale, evadendo tra l’altro una vecchia domanda; ritornata alla carica per sapere una buona volta perché solo l’area Baffi non era soggetta ad Uso Civico, mentre tutte le altre aree circostanti ne erano invece gravate?

Inoltre, perché non risultano accertate le eventuali conseguenze dei due ripetuti e strani incendi dell’archivio comunale, rispettivamente nel 1963 e 1964, comportanti la perdita di buona parte della documentazione originale in materia di Usi Civici?

per l’insieme di queste ragioni, abbiamo assunto il pesante onere di impugnare la delibera di Consiglio comunale n. 24 dell’aprile 2009 da cui ha preso avvio la lottizzazione immobiliare travestita da “Polo Termale”;

impugnata in prima battuta in via amministrativa, in seconda innanzi al Commissario agli Usi Civici di Trieste ed in terza appunto con appello, tuttora sub judice, innanzi alla Corte di Appello di Roma – Sezione Speciale Usi Civici –;

nonostante la schiacciante, a dir poco, disparità di forze, questa durissima battaglia giudiziaria contro l’onnipotente centralismo regionale (molto meno rispettoso dei diritti dei cittadini di quello statale) coalizzato, come si è detto, con l’Amministrazione Maricchio contro gli indifesi concittadini e contro lo Statuto comunale, non è una follia; intanto perchè ci aspettiamo una vittoria.

È semmai il signor Tondo a temere una sconfitta, avendo inserito nella Finanziaria 2011 un’apposita norma, che più incostituzionale non si può a parere di esperti del diritto, essendo rivolta a tagliare in partenza le gambe al nostro ricorso in appello ed alle garanzie processuali dei cittadini;

in secondo luogo, perché era l’unico modo per bloccare le ruspe e le betoniere, risvegliare l’opinione pubblica, influire in maniera significativa sull’esito delle ultime elezioni comunali.
Dimostrare, in ultima istanza, che Grado prima o poi seppellisce sempre i suoi cementificatori come l’ingloriosa fine della Giunta Olivotto, ha puntualmente confermato;

dichiarare pubblicamente ciò che tutti pensano, ma nessuno sinora ha avuto il coraggio di dire e cioè che il futuro del 99% dei concittadini, non può dipendere dai profitti milionari dell’1% dei palazzinari e loro soci in affari;

se Liber@ ed il Partito Democratico, intendono risultare credibili agli occhi dell’opinione pubblica ed assumere il ruolo di una reale forza di opposizione in Consiglio comunale, debbono farsi portavoce di questo 99%. Anziché snobbare, per la gioia dell’1%, il ricorso della “Magnifica Comunità di Grado” e l’istituzione di una Commissione comunale in materia di Usi Civici, ormai assolutamente indispensabile all’esercizio di un’effettiva democrazia partecipativa;

tutto ciò premesso, la “Magnifica Comunità di Grado”, ringrazia i concittadini per le loro attestazioni di solidarietà, sappiamo che sarebbero state molte di più senza la feroce censura di certa stampa, inoltre per i preziosi contributi alle spese giudiziarie pervenuti anche da una associazione culturale;

invita l’Amministrazione Maricchio a revocare la delibera consiliare n° 24 dd. 29 aprile 2009 e ad invertire la logica del consumo del territorio e delle espansioni edilizie illimitate,

avverte che il raddoppio della Città e la lottizzazione travestita da “Polo Termale, ancorchè predicati in campagna elettorale, in Giunta ed in Consiglio comunale, hanno un piccolo difetto: sono fuori dalla realtà o al massimo in «un’Isola che non c’è».
Nell’isola di Grado, i bisogni concreti ed esistenziali del 99% dei cittadini, già alle prese con una crisi economica di lunga durata, sono invece incompatibili con gli interessi pronta cassa del ben noto 1%.
Senza un tempestivo mutamento di rotta, l’osservanza della normativa ambientale e dello Statuto comunale, La informiamo sig. Sindaco che la Sua Amministrazione corre, a nostro avviso, il rischio di fare la fine anticipata dell’ex Giunta Olivotto, sprofondando per di più la Città in un Far West turistico tipo “mordi e fuggi”.

Il Consiglio direttivo
Grado, dicembre 2011