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"La Vicìnia"
Mai dal 2002
 
L’Archīf comunāl di Ravasclźt al ten cont un document preciōs su lis propietāts coletivis de Cjargne intal 1860
LA FIN DAI INDIANS?

[Stefano Plazzotta, conseīr comunāl di Monai]


Al č sucedūt che i colonos anglźs cuant ch’a son rivāts in America par concuistā la cjera nova, ai si son cjatāts devant i indians natīfs dal puest ch’a ju an fermāts e ai ur an det: «I no podźs vignī a paronā chesta cjera parvia ch’a č nesta». I concuistadōrs anglźs par cuintra ai ur an domandāt: «Veiso un toc di cjarta dulą ch’al č scrit che la cjera a č vuesta?». I indians ai ur an rispuindūt: «I no la vin ma no nu coventa stant che prin di cumņ a era dai nestis paris e dai paris dai nestis paris e las robes a son simpri stades cussi». I concuistadōrs alora ai ur an det: «Cenēa una cjarta ch’a dīs che la cjera a č vuesta, la cjera a č di ducj». E parvia che lōr a erin i plui fuarts, a intindevin di dī che la cjera a era lōr. La storia dai indians d’America no č tant difarent da storia di tancj ātis popui das Americhes, da l’Africa o dal Orient e, pensant benon, a podarčs no jessi tant difarent da nesta storia. I dirits che la int das nestes comunitāts a ą su pa sō cjera, che tal stes timp a son encja i dovźs che la int das nestes comunitāts a ą viers da sō cjera, a son chel leam inseparabil ch’al ą mantegnūt, tai secui, la int a vivi tun teritori cussģ miser e dūr. I vecjus a vevin, cetant plui di chel ch’a no si crōt: la cussienēa storica dai lōr dirits e chest a ur ą permetūt di no jessi condanāts tai secui a ubidī e fā i pipinots; no pierdevin mai ocasion di riguardā i lōr “privilegjos”, a vōs e par scrit in tancj documents ch’i podģn cjatā intai archivis publics e privāts dai nestis paīs, ogni volta che interčs politics e economics di potents e prepotents a an tentāt di cancelāju par podź disponi cun libertāt das risorses dal nesti teritori. Purtrop, in dģ di vuź, las resons di un popul e la nesta cjera as cor un gros pericul. Un secul di pressions centralistiches dal Stāt talian, dōs vueres disastroses e soradut la bondanēa dai ultins trent’agn a an fuscāt la memoria das ultimes gjenerazions, incjocāntles e fasintles cressi e modelā denti un stamp ch’a nol era il lōr. S’i no fasģn memoria e no i cjapģn coragjo, un popul sovran al sta par deventā sotan.

«Conseguentemente alle deliberazioni del Consiglio dalla seduta 27 corrente tenutasi in questo Comune, relativa ai modi di utilizzare gli usurpi e fondi incolti, questa rappresentanza Comunale si fa dovere di far presente a codesto N° Commissariato il modo col quale intendesi utilizzare quind’innanzi non solo gli usurpi e fondi incolti, ma anche li boschi deperiti e li boschi d’alto fusto non compresi nella categoria dei deperiti anco nell’accompagnare alla Superioritą Tutoria, codesto n°Ufficio, le deliberazioni Consiliari in proposito possa dimostrare evidentemente l’intenzione degli Abitanti proprietari di detti fondi onde ottenere la rettifica dell’intestazione domandata dal Consiglio. Ragionevolmente il Consiglio si č dichiarato non spettare a lui il pronunziarsi sul modo d’utilizzare li fondi in discorso, poiche essendo l’utile e il godimento di questi di proprietą assoluta degli abitanti Originari delle singole Frazioni componenti il comune stante la concessione auta ab immemorabile dai Patriarchi d’Aquileja, riconfermata dal Senato di Venezia col documento primo Agosto 1608 e sempre posteriormente accordato fino al presente dalle Leggi Italiche e Austriache sia per pascoli sia per prodotti legnosi; avendo S. Maestą colla Sovrana Risoluzione 16 Aprile 1839 col S.B°. rinunziato a qualunque diritto di diretto dominio su tali fondi a favore delle Comuni interessate onde lasciare pieno campo alla maggiore e migliore utilizzazione dei medesimi. Sul piede perņ delle aute concessioni e in base alla venerata Risoluzione 16 Aprile 1839 li Abitanti originari di cadauna Frazione sonosi disposti di utilizzare tutti li fondi su cui cadde a loro il diritto nel seguente modo.
I. Domandano e sostengono che sia rettificata l’iscrizione Censuaria intestando tutti nominatamente gli abitanti Originari di cadauna Frazione in base ad un regolare elenco da formarsi concordemente tra essi con equitą e giustizia e senza parzialitą di sorta, onde non siano compresi forestieri ed avventisti. II. Eseguita in tal modo la regolare intestazione Censuaria, verrą dai compropietari concordemente dichiarato e stabilito con regolare convenzione o statuto da sancirsi superiormente onde riporti il pieno suo effetto, che gli usurpi coi pochi beni incolti esistenti nel territorio della propria Frazione siano utilizzati mediante un equa e giusta ripartizione tra tutte le famiglie riconosciute originarie, cioč colla vendita enfiteutica di una giusta quota a cadauna delle medesime, stabilendo un annuo canone per ogni quota da pagarsi in cassa della rispettiva Frazione a cui per addietro spettava il diretto dominio in base alla Sovrana Risoluzione 16 Aprile 1839, ed affrancabile questo canone entro anni dieci nella cassa stessa. III. Verrą pure dai compropietari medesimi colla convenzione stessa (o statuto) dichiarato e stabilito che li boschi deperiti separati da quelli d’alto fusto ritenuti colti o di prospera vegetazione siano bensģ alienati a titolo enfiteutico ma ai compropietari della stessa Frazione, formando un Consorzio fra gli abitanti medesimi, e con l’obbligo di conservarli sempre a bosco, e con una regolare ripartizione fra le famiglie compropietarie di un annuo canone da pagarsi in cassa della rispettiva Frazione, ed affrancabile entro un decennio, per compensare la Frazione stessa del diritto dominio che va a cedere; non mai perņ in alcun tempo possa essere ripartito materialmente il fondo anco li posteri risentano l’utile come li attuali possessori in senso alle concessioni originariamente aute, che altrimenti colla divisione del fondo potrebbero succedere delle vendite, e ridursi il fondo in propietą di pochi ed anche estranei alla Frazione da cui ne deriverebbe la privazione dell’utile con danno notevolissimo ai sucessori. Col poi di questi boschi, quando riprodotti in buono stato di vegetazione e maturitą le famiglie comproprietarie potranno servirsi nei loro urgenti bisogni tanto per uso di fabbricazione, quanto con tagli regolari e vendita di piante sovenirsi negli estremi in annate sterili e di miseria senza ricorrere alla Comune per sussidi. IV. Li rimanenti boschi d’alto fusto non compresi nella categoria dei deperiti o considerati come colti dovranno essere ripartiti in dieci riprese secondo l’estensione pił o meno di cadauna Frazione, e giunti a prodotta maturitą, tagliare le piante in dette riprese a seconda dei bisogni cominciando dalla prima fino alla decima, di modochč terminato il turno delle riprese, si possa il primo anno del successivo decennio ripetere il taglio nella prima ripresa di piante mature senza bisogno di tagliare di quelle non giunte a maturitą onde conservare sempre il bosco in buono stato attivo, e in tal modo si avrą un fisso prodotto annuo per far fronte alle spese ordinarie d’amministrazione da sostenersi dalla Frazione medesima. Ritenuto perņ sempre che per la conservazione e prosperitą dei boschi tanto deperiti, quanto di quelli di buona vegetazione siano essi tutelati dalle forestali discipline per la regolaritą dei tagli. Premesso le su accennate dimostrazioni la scrivente Deputazione prega la compiacenza di codesto N° Commissario a volerle con voto favorevole accompagnarla alla Superioritą Tutoria pel desiderato loro effetto.»