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"La Vicìnia"
Dicembar dal 2011
 
Il logo della Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica

“Bioagricultura Notizie”, Anno IX Num. 42 - 9 Dicembre 2011
RIFONDARE L’AGRICOLTURA MISTA CHE TUTELA RISORSE E BENI COMUNI
Dalla rubrica “Bioricercando”, a cura di Luca Colombo

I dati provvisori forniti dall’Istat sull’ultimo censimento agricolo hanno indicato una seria emorragia di aziende agricole, non uniformemente ripartita a livello regionale, orografico e dimensionale (in termini di Sau ed economici).

Tra i settori che la ristrutturazione degli assetti agrari e fondiari ha particolarmente falcidiato, la zootecnia è quella che ha subito i colpi più duri estremizzando al contempo la concentrazione territoriale e di bestiame.
Sono infatti proprio gli allevamenti di piccola scala inseriti in aziende a bassa intensità produttiva quelli aggrediti dalla modernizzazione competitiva. Fatalmente sono anche quelli a maggiore vocazione agroecologica: una tendenza da invertire, a partire dal biologico.
Sono queste le considerazioni di fondo che hanno fatto da cornice alla giornata di lavoro che “Firab” (Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica; www.firab.it/) ha promosso in seno al congresso “Aiab”, giornata volta a capire come rifondare quell’agricoltura mista che tutela risorse e beni comuni e a comprendere come organizzare il sistema di ricerca a suo sostegno. Abbiamo invitato a discuterne aziende, esponenti della società civile, ricercatori, responsabili del settore ricerca delle amministrazioni e funzionari di organizzazioni internazionali.
Molti gli spunti e le piste di lavoro che ci sono state consegnate, non necessariamente circoscritte alla sola agricoltura biologica, che riassumiamo in ordine sparso, tutte racchiuse e ben espresse dallo slogan dello “Iaastd”, riportatoci in apertura dei lavori da Hans Herren, che ne è stato il suo vice-chair: «Business as usual is not an option».

La multifunzionalità dell’agricoltura è tendenzialmente meglio garantita da produttori di piccola scala che non perseguono il solo obiettivo economico di massimizzazione delle rese e dei ricavi;

il biologico ha dimostrato – dati alla mano – di lavorare oltre che per la sostenibilità ambientale anche per quella climatica, stoccando e accumulando CO2 sottraendola dall’atmosfera;

le evidenze relative agli impatti del caos climatico sono già corroborate da verifiche quali-quantitative, ma sono necessari ulteriori e approfonditi dati sperimentali, soprattutto nelle campagne del sud del mondo;

la biodiversità e la salute dei terreni sono determinanti per un approccio ecologico alla produzione, rendendo il sistema agricolo più resistente e resiliente a una crescente condizione siccitosa e a eventi meteorici estremi;

pratiche di arricchimento in sostanza organica dei terreni aumentano la capacità di ritenzione idrica e riducono l’esposizione all’erosione dei suoli, stabilizzando le rese;

le colture di copertura, Ia gestione dei residui colturali, la consociazione con leguminose, il compostaggio e la letamazione divengono pertanto pratiche di primaria importanza non solo nel ripristino e mantenimento della fertilità dei suoli, ma anche nella sfida alla gestione sobria e sostenibile della risorsa idrica;

i piccoli e medi agricoltori dispersi nei molteplici territori rurali sono depositari di un ricco bagaglio di conoscenze che vanno messe in rete, socializzate e valorizzate con particolare urgenza perché è dalla diversità che si impostano le multiformi strategie di mitigazione e adattamento;

tale ricchezza di know how va promossa nelle sedi in cui si definiscono e implementano le politiche di ricerca agricola.

Molto di questo già si conosce e si pratica. Una giornata di riflessione e scambio aiuta a razionalizzare le esperienze, dare dimensione prospettica a un piano di intervento, offrire spunti di sperimentazione e arricchimento ulteriore. E aiuta anche a riordinare e ricordare le priorità: un contributo utile a coloro che hanno salutato la sparizione di un terzo delle aziende agricole italiane, emerso dai dati del censimento Istat, come il compimento del processo di modernizzazione competitiva di un sistema di imprese, in sfregio a qualsiasi considerazione sulla multifunzionalità dell’attività primaria.