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Il Premio Nobel per l’Economia Elinor Ostrom

Il presidente del Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive, Pietro Nervi
Dal 17 al 18 novembre, XVII Riunione scientifica del Centro studi di Trento sui demani civici e le proprietà collettive
DENTRO GLI ASSETTI FONDIARI COLLETTIVI
A confronto sul tema: “L’altro modo di possedere dopo il Premio Nobel a Elinor Ostrom”

Dal 17 al 18 novembre, il Popolo delle Proprietà collettive di tutta Italia guarda a Trento, ove è in programma la XVII Riunione scientifica, promossa dal Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive.
Il tema del confronto fra gli amministratori dei demani civici e i massimi studiosi italiani della materia sarà: “L’altro modo di possedere dopo il Premio Nobel a Elinor Ostrom - L’importanza di stare dentro la realtà degli assetti fondiari collettivi”.
I lavori inzieranno giovedì 17 presso la Facoltà di Economia dell’Università trentina in via Rosmini 44 alle ore 16.


Con la convocazione della XVII Riunione scientifica, il Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive si pone l’obiettivo di costituire un’ulteriore occasione di incontro fra studiosi, ricercatori accademici, amministratori degli enti di gestione e testimoni ad alto livello,per approfondire i temi più attuali temi della Proprietà collettiva.
In contrasto col sentire comune, che identifica la Proprietà collettiva con un settore tradizionale e quindi poco innovativo, vi sono, invece, molte ragioni che inducono a ritenere altrimenti.
Giovandosi della collaborazione interdisciplinare, la Riunione si pone come sede di confronto, di dibattito e di approfondimento culturale per quanti identificano nella Proprietà collettive un «diverso modo di possedere» (contrastando il forte pregiudizio ideologico contro la Proprietà collettiva) ed un «diverso modo di gestire» (contrastando l’opinione ampiamente diffusa secondo cui la Proprietà comune è fonte di inefficienza).
La XVII Riunione scientifica si svolgerà in seduta plenaria nei giorni di giovedì 17 e venerdì 18 novembre, a Trento, presso la Facoltà di Economia dell’Ateneo.
I risultati conseguiti con i contributi presentati alla XVII Riunione hanno portato a convenire che l’identità stabilita da G. Hardin (1968) tra “bene a libero accesso” e “bene comune” ha condotto ad attribuire, erroneamente, a tutta la proprietà comune gli effetti negativi che indubbiamente porta con sé il “libero accesso” alle risorse naturali.
Infatti, già C. Perrings (1987) ha ritenuto «Hardin in parte responsabile se il suo studio ha provocato confusione in merito», in quanto la «tragedia dei “commons” è il risultato dell’uso privato, senza restrizioni, della proprietà comune» ed ha sottolineato come nel contributo di Hardin la parola cruciale è “libertà”, non “proprietà comune”.
Nel dibattito apertosi con la pubblicazione del saggio di Hardin intervenne, tra gli altri, S. V. Ciriacy-Wantrup (1975), insistendo sulla necessità di separare nettamente la “proprietà comune” dal sistema dei “beni a libero accesso”.
Successivamente G. Stevenson (1991) ha contribuito a consolidare definitivamente la distinzione tra i “commons” che descrive Hardin e quelli di “proprietà comune” soggetti ad una gestione collettiva.
Nel nostro Paese, Paolo Grossi, operando nell’ambito dell’Istituto di diritto agrario internazionale e comparato di Firenze e stante la familiarità con Giangastone Bolla che coltivava lo studio delle Proprietà collettive in genere e, particolarmente dei complessi assetti collettivi dell’arco alpino orientale, di questi volle saperne di più e si formò la consapevolezza che si trattasse «non di episodi da relegarsi nel novero delle mere curiosità storiche, bensì di un pianeta appartato affondante in un costume almeno plurisecolare, munito di propri valori, disciplinato da un ben definito breviario di regole». E, all’interno della grande diffusa accanita disputa sulle origini remote dell’appropriazione individuale e collettiva del bene “terra”, sul primato originario dell’una o dell’altra, sullo spazio possibile di una proprietà “collettiva” accanto al filone dominante di quella “individuale”, Grossi pubblica nel 1977 il volume dal titolo vistosamente evocativo e provocatorio “Un altro modo di possedere”, riconoscendo che tale titolo è espressione tratta dalla Relazione che scrisse (pubblicata nel 1851) il grande intellettuale italiano Carlo Cattaneo, chiamato ad indagare sulla natura di certi assetti collettivi esistenti nella pianura di Magadino, nell’alta valle del Ticino. “Altra” soluzione all’eterno problema del rapporto uomo/terra che caratterizzava quegli assetti collettivi che appartenevano ad un costume plurisecolare, rimasto assolutamente minoritario e appartato nel corso dei secoli, ma sicuramente meritevole di rispetto.
Più recentemente C. A. Graziani (2006), precisa che nel caso della Proprietà collettiva siamo di fronte ad «una dimensione che sempre meno è riconducibile all’economia» e conclude che «in quelle proprietà la terra era veramente oggetto non già di dominio e sfruttamento, ma di buon governo». E P. Grossi (2008), valutando che per queste realtà la qualificazione di “proprietà” potesse essere probabilmente equivoca, invita a preferire il sintagma di assetti fondiari collettivi, «che sottolinea unicamente quale tratto tipizzante di queste realtà il rapporto uomo/terra non riducibile all’emungimento di un forziere di ricchezza, né la terra è qui, in prima linea ricchezza».
Il Centro studi, raccogliendo l’invito ad un approfondimento della conoscenza e della comprensione degli assetti fondiari collettivi, sottolinea l’importanza di una analisi dell’esercizio dei diritti di uso e rivolge agli studiosi ed agli amministratori un invito alla collaborazione scientifica, seguendo la tipologia proposta da E. Schlager ed E. Ostrom (1992), la quale permette di combinare i loro differenti aspetti funzionali.
Come è noto, secondo i suddetti autori, i diritti d’uso possono essere distinti e analizzati come: - diritti di proprietà a livello individuale, detti anche operazionali, da cui discendono gli eventi: accesso in una determinata zona e prelievo di una particolare utilità, e - diritti di proprietà a livello collettivo, detti anche di amministrazione, da cui discendono le decisioni: di gestione (rappresentanza, tutela e valorizzazione del patrimonio collettivo) e di regolamentazione dell’accesso alle risorse.
In continuazione, pertanto, con i lavori condotti nei precedenti incontri, il Centro studi propone ulteriori approfondimenti dei diversi profili della gestione patrimoniale dei dominii collettivi nella convinzione che tutti i rami delle scienze sociali (diritto, storia, economia, sociologia, antropologia, pianificazione territoriale, ecc.) ed anche quelli delle scienze naturali (ecologia, climatologia, botanica, agronomia, selvicoltura, zoologia, ecc.) toccano o possono toccare il tema.
Tenuto conto di quanto sopra, al centro del dibattito della XVII Riunione scientifica è posto il tema: “L’altro modo di possedere dopo il Premio Nobel a Elinor Ostrom: L’importanza di stare dentro la realtà degli assetti fondiari collettivi”.
Il tema generale sarà sviluppato attraverso relazioni di base affidate ad autorevoli studiosi della materia. La Riunione vuole essere, quindi, un’ulteriore occasione di dibattito per riflettere su alcuni profili della proprietà collettiva, che attualmente rivestono maggior importanza per la stessa sopravvivenza della Proprietà collettiva nel nostro Paese.
Per il secondo anno consecutivo, il Centro studi e documentazione sui demani civici e le proprietà collettive di Trento ha scelto anche una realtà proveniente dal Friuli e aderente al Coordinamento regionale della Proprietà collettiva per animare il dibattito fra le “Voci dalle Proprietà collettive”.
Alle 18 di giovedì 17 novembre, interverrà insieme ai rappresentanti della Magnifica Comunità di Fiemme, della Comunalia di Coltaro (Pr) e dell’Asuc di Vigolo Baselga (Trento), il presidente del Consorzio Vicinale di Pontebba Nova/ Nachbarschaft Pontafel, Michele Kovatsch (www.consorziopontafel.com).
Nel 2010, a rappresentare il Popolo delle Terre collettive friulane era stata invitata la “Comunità de Maran” (www.comunitadimarano.it/), intervenuta con il suo presidente Fabio Formentin, oltre che rappresentante del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva per la zona lagunare e la Bassa friulana.
Il programma completo della Riunione scientifica di Trento (con le indicazioni necessarie per la partecipazione) potrà essere scaricato dal sito internet: www.usicivici.unitn.it/convegni/17rs/voci.html.