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Appello di cittadini, sindaci e Comitato referendario per la revisione della legge regionale
PER UNA GESTIONE DELL’ACQUA PUBBLICA, PARTECIPATA E SOSTENIBILE
Ha preso il via una raccolta di firme “on-line” a cura del Comitato referendario regionale

[Clara Canci]
Un nuovo appello «per una gestione dell’acqua pubblica, partecipata e sostenibile» è stato lanciato il 30 settembre nel corso di una conferenza stampa svoltasi nella sede della Regione per iniziativa del Comitato referendario “2 Sì per l’acqua bene comune”, che chiede all’Amministrazione regionale di rispettare l’esito del voto referendario e di rivedere il testo del disegno di legge in materia di risorse idriche in fase di elaborazione, che rischia di reintrodurre la privatizzazione respinta dai cittadini.

«A poco più di 3 mesi dalla straordinaria vittoria democratica del Sì al referendum – ha affermato Massimo Moretuzzo del Comitato referendario “2 Sì per l’acqua bene comune” – quando dei 565 mila cittadini del Friuli-V. G. che si sono recati alle urne (58% di affluenza) circa 530 mila hanno detto un chiaro e netto Sì per l’acqua pubblica e per la sua gestione fuori dal mercato e dai profitti, la gestione del servizio idrico rischia di essere sottratta al controllo diretto dei Comuni e alla partecipazione dei cittadini, per essere consegnata a società private».
«La Giunta regionale ha approvato lo scorso 9 settembre un disegno di legge, non ancora reso pubblico nemmeno ai consiglieri regionali – ha spiegato Michele Negro – in cui mette in capo alle Province (la cui stessa esistenza è ora in discussione) la gestione dell’acqua e privilegia l’affidamento del servizio attraverso le regole del mercato. Questo avviene in totale opposizione alla volontà popolare e ai recenti pronunciamenti della Corte costituzionale, che ha sancito l’abrogazione delle norme a cui la Giunta fa riferimento. Noi abbiamo reso pubblico il testo della legge (sul blog http://perlacqua.wordpress.com/ alla voce materiali), condividendo anche lo posizione contraria dell’Anci regionale, denunciando l’operazione con cui questa Giunta vorrebbe far rientrare dalla finestra ciò che i referendum hanno abrogato, cancellando così la volontà popolare».
«È per questo – ha aggiunto Marco Iob – che i movimenti, le associazioni e i comitati di cittadini che si sono impegnati nella campagna referendaria, riprenderanno la mobilitazione e lanciano l’“Appello per una gestione dell’acqua pubblica, partecipata e sostenibile” cui tutti i cittadini possono aderire, firmando on-line dal blog http://perlacqua.wordpress.com/. Chiediamo alla Regione di rivedere il disegno di legge sulla base delle “linee guida” contenute nell’Appello, che delineano in 5 punti una normativa coerente con l’esito referendario nell’ottica di una gestione totalmente pubblica, della riduzione degli sprechi e della tutela del diritto di tutti all’acqua».
In questo senso si è espressa anche l’Anci regionale, che nei giorni ha preso posizione contro la sottrazione del potere decisionale ai comuni, cui si associa il Comune di Udine, con il sindaco Furio Honsell e l’assessore Lorenzo Croattini, pronti a sottoscrivere l’appello e a sostenere la mobilitazione del Comitato referendario: «Riteniamo che questo non sia un metodo e una modalità corretta da parte della Regione di affrontare la questione della gestione dell’acqua in Friuli-V. G. – hanno detto il primo cittadino e l’assessore – i Comuni si sentono rappresentanti dei cittadini e in quanto tali devono essere coinvolti. Chiediamo alla Regione che si fermi, coinvolga gli enti locali e recepisca la volontà espressa dai cittadini con il voto referendario».
In prima fila nella battaglia in difesa della gestione pubblica si schiera anche il Comitato “Aghe di Mont”, rappresentato da Franceschino Barazzutti, il quale ha ribadito «l’indisponibilità dei cittadini e dei Comuni della Carnia a cedere la propria sovranità sull’acqua, da sempre patrimonio fondamentale delle comunità di montagna, che attorno all’acqua hanno costruito la propria cultura e le regole della convivenza civile».
Al Comitato regionale “2 Sì per l’acqua bene comune”, fin dal referendum, aderisce anche il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva.