Jentrade / Articui / La Vicìnia
Jentrade/Gnovis
  Leams/Links
"La Vicìnia"
Setembar dal 2011
 
Il professor Alberto Lucarelli a Pradibosco, fra Nadia Carestiato, esperta friulana di Proprietà collettive, e Michele Filippini, presidente della Consulta nazionale della Proprietà collettiva (consultanazionalepropcollettiva@yahoo.it)

I possibili sviluppi, dopo il convegno di Pradibosco
OPPORTUNITà PER LA PROPRIETà COLLETTIVA
La proposta di legge 1838 dell’ottobre 2009 prevede un riconoscimento esplicito dei Beni comuni

In occasione del convegno regionale “Invertiamo la rotta!”, tenutosi a Pradibosco presso l’albergo dei Beni Civici di Pesariis il 17 settembre, il professor Alberto Lucarelli, ordinario di diritto pubblico all’Università di Napoli e primo assessore italiano ai Beni comuni, è intervenuto sulla definizione del nuovo quadro normativo di una materia che, dopo il referendum sull’acqua, è diventata una vera priorità sociale ed economica.

È stato innanzitutto ricordato il lavoro della cosiddetta “Commisione Rodotà”, che già nel 2007 proponeva una ricognizione complessiva dei Beni comuni, invitava a non s-demanializzarli per decreto e a non soccombere alla logica del far cassa, favorendo gli interessi dei poteri privati, perché si tradirebbero in tal modo tanto il mandato costituzionale di una proprietà gestita secondo le esigenze della sua funzione sociale quanto i princìpi europei di un’efficiente e razionale gestione del patrimonio pubblico.
Di conseguenza, fu presentato in Senato un disegno di legge per la modifica dell’articolo 810 del Codice civile, in materia di diritto della proprietà e dei beni – riforma attesa dal 1942 –, anche allo scopo di includervi le cose immateriali.
Il prof. Alberto Lucarelli ha richiamato l’importante sentenza della Corte di cassazione (n. 3665 del febbraio 2011), con la quale, pronunciandosi sulle valli da pesca della laguna di Venezia, veniva esteso il regime di “governance” pubblica ai beni comunque caratterizzati da un godimento collettivo, e quindi da ritenersi Beni comuni, prescindendo dal titolo di proprietà.
È stata quindi illustrata la proposta di legge (n. 1838 del 22.10.2009) che prevede innanzitutto l’istituzione della nuova categoria dei Beni comuni (accanto alla proprietà privata e pubblica), beni che non rientrano nella specie dei Beni pubblici perché sono a titolarità diffusa: le risorse naturali (l’aria, i torrenti e i fiumi e le loro sorgenti, i laghi, i boschi e le foreste, i parchi, la montagna d’alta quota, i litorali, la fauna selvatica e la flora protetta), le risorse archeologiche, culturali ed ambientali e il paesaggio tutelato.
Vi si prevede, fra l’altro, che la disciplina dei Beni comuni sia coordinata con quella degli Usi civici (Beni comuni di proprietà di una comunità), mentre altri articoli regolano le procedure di adozione del decreto legislativo e sottolineano l’assenza di nuovi oneri a carico della finanza pubblica.
A nome delle Proprietà collettive del Friuli-V. G., Delio Strazzaboschi ha osservato come nell’ipotesi di legge esse non saranno più considerate dualisticamente talvolta come soggetti pubblici e talaltra come soggetti privati.
I Beni civici delle comunità troveranno in tal modo, e finalmente, la loro esatta collocazione giuridica e a pieno titolo fra i Beni comuni, ossia le cose che esprimono utilità funzionali all’esercizio dei diritti fondamentali, al libero sviluppo della persona e agli interessi della collettività.