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"La Vicìnia"
Setembar dal 2011
 

L’intervento del Coordinamento regionale al convegno di Priola
VALLE DEL BûT: APPELLO AL SENSO CIVICO
Venerdì 16 settembre è stata convocata la popolazione della Valle del Bût

Solidarietà con le comunità di Priola e Noiariis, da troppo tempo in attesa di poter votare il proprio Comitato per l’amministrazione dei Beni civici, e impegno per costituire nuovi Comitati in tutti i Comuni della Valle ove esistono Proprietà collettive: sono le due “parole d’ordine” risuonate all’affollato convegno pubblico, svoltosi il 16 settembre a Priola di Sutrio.
Al dibattito, intitolato “Una risposta alla crisi: economia locale e solidale nella Valle del Bût con i Beni civici”, hanno partecipato il presidente della Consulta nazionale della Proprietà collettiva, Michele Filippini, il presidente del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva, Luca Nazzi, e Delio Strazzaboschi, responsabile dei Progetti di Gestione associata dei Beni civici promossi dallo stesso Coordinamento regionale.
Il Coordinamento della Proprietà collettiva in Friuli-V. G. ha presentato la seguente relazione.


La vita e la storia dei nostri paesi della Valle del Bût, della Carnia e di tutto il Friuli sono incomprensibili se non si fa riferimento all’autonomia delle Ville; alla gestione e alla proprietà collettiva dei boschi e dei pascoli.
Per secoli qua è stato possibile vivere perché le risorse locali, anche se non straordinariamente ricche, sono state consapevolmente e razionalmente utilizzate, trovando un punto di equilibrio e di armonia fra la gestione privata e la gestione comunitaria, fra gli interessi privati e il bene comune.
Anche se la realtà oggi è molto cambiata, la Proprietà collettiva dei boschi e dei pascoli esiste ancora. È presente in tutti i Comuni del Canale di San Pietro, anche se non sempre è conosciuta e riconosciuta e anche se, nella maggioranza dei casi, o non è gestita o è gestita in maniera insufficiente, o è mal gestita.
E ciò è drammaticamente grave se si pensa ai “morsi” della crisi economica, alla profonda crisi dell’agricoltura montana, al terrificante deficit energetico che pesa sulle nostre spalle e sul nostro futuro.
Nella Valle del Bût, le uniche comunità che ancor oggi sono protagoniste della gestione dei loro Beni civici sono quattro: Priola e Noiariis, che ci ospitano questa sera e che ringraziamo, e Valle e Rivalpo, in Comune di Arta.
Fino a non molti anni fa, ha operato anche il Comitato di Fielis, in Comune di Zuglio, ma ora quell’esperienza risulta “sospesa”.
Eppure, (allargando un po’ i confini della Vallata e guardando all’antico Quartiere e alle nuove aggregazioni amministrative) si potrebbero immediatamente costituire altre Amministrazioni dei Beni civici anche nelle Frazioni di Paluzza e di Tolmezzo e in quelle di Ravascletto.
Mentre nei Comuni di Arta Terme, Cercivento, Ligosullo, Paularo, Treppo e Zuglio le operazioni di accertamento non sono ancora definite.
Nel mentre denunciamo questo inaccettabile ritardo, come pure l’antidemocratico ostruzionismo dell’Amministrazione comunale di Sutrio, che si rifiuta di convocare le regolari elezioni a Priola e Noiariis, nonostante le ripetute sollecitazioni della popolazione, della Regione e del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva, vogliamo richiamare tutti alle proprie responsabilità.
Con questa iniziativa vogliamo proporre a tutte le comunità della Valle del Bût, dimostrandone i benefici, che è tempo di assumersi una sfida nuova per crescere ancora, assicurando un futuro positivo a quanti intendono continuare a vivere nel paese dei loro antenati e a quanti intendono farvi ritorno.
Non ha senso che le Amministrazioni comunali continuino ad amministrare i Beni civici «in nome e per conto della Frazione», se la comunità è in grado di far da sé, esercitando pienamente il proprio dovere civico di partecipazione e i principi costituzionali di sussidiarietà e solidarietà.
I benefìci attesi dalla ricostituzione dei Comitati frazionali sono molteplici e di ordine diverso.
Riassumendo e semplificando, si tratta di benefìci economici, di benefìci sociali e culturali e di benefìci democratici ed ecologici.
Ecco in sintesi perché e come.
Mediante l’Amministrazione dei Beni civici, le comunità potrebbero perseguire le più moderne modalità di utilizzazione boschiva, che prevedono lavorazioni “a cottimo” o con manodopera diretta e la vendita “a strada” del legname assortimentato, in collaborazione con gli operatori collettivi, pubblici e privati più sensibili ed innovatori.
Tale sistema di gestione, che per natura sua è rispettoso degli equilibri naturali ed ecologicamente orientato (con ricadute indispensabili per qualsiasi ambizione di tipo turistico del comprensorio), non mira soltanto allo sfruttamento economico della risorsa bosco ma, nel mentre la lavora, la coltiva e la valorizza, anche sotto l’aspetto ambientale e paesaggistico (assicurando manutenzione e pulizia del territorio e incentivando la conservazione delle forme tradizionali di sfruttamento agricolo).
Non va dimenticato, che l’Amministrazione frazionale è beneficiaria di finanziamenti europei, statali e regionali, con le stesse facilitazioni e ridotte percentuali di compartecipazione alle spese garantite agli enti pubblici.

Benefìci sociali e culturali

L’impiego di manodopera locale nelle attività imprenditoriali della Frazione, limitando la disoccupazione e lo spopolamento, consente di offrire un più ampio servizio sociale, mantenendo in loco la ricchezza prodotta e venendo incontro alle concrete necessità dei residenti (i vari “Usi civici” – legnatico, fabbrico e rifabbrico, pascolatico, fungatico, erbatico… – che vanno riorganizzati secondo appositi regolamenti da predisporre insieme).
Ma i ricavi ottenuti mediante il nuovo modo di operare nel bosco devono anche permettere di allargare l’operatività tradizionale dell’Amministrazione dei Beni civici, incentivando – per il bene della comunità e in spirito mutualistico – iniziative commerciali (negozi di prossimità), turistiche e culturali.
Senza dimenticare che la conservazione e l’uso della Proprietà collettiva è un sistema efficace «per legare la storia della nostra gente al proprio territorio e costruire un futuro che abbia serie basi etiche» (Documento-Proposta del 1997 “Le Terre civiche della montagna del Friuli-V. G.”; www.friul.net/vicinia.php).

Benefìci democratici ed ecologici

L’amministrazione diretta del proprio patrimonio, infine, è un incentivo straordinario al coinvolgimento e alla partecipazione di tutti i cittadini alla vita della comunità ed è una scuola di gestione responsabile e consapevole dei Beni pubblici e dei Beni comuni, secondo i princìpi della “gestione patrimoniale” di tipo usufruttuario, visto che «la proprietà delle Terre civiche appartiene alle generazioni future, in un’ottica di equità intergenerazionale e di rinnovabilità delle risorse» (Documento-Proposta del 1997 “Le Terre civiche della montagna del Friuli-V. G.”; www.friul.net/vicinia.php).
L’esperienza delle Proprietà collettive, inoltre, offre numerosi elementi per rinvigorire la cultura della democrazia. In questo genere di amministrazioni spicca la centralità del «momento orizzontale». «Perno della forma politica della comunità è l’assemblea, il convenire e il ragionare insieme».
Le istituzioni frazionali non sono misurate «sull’unico metro della funzionalità, del raggiungimento di obiettivi strumentali, del conseguimento di efficacia. Sono forme di vita, esprimono dei modi di essere, il loro fine è il godimento di un bene, che è certo il bene materiale, ma è anche il bene della vita stessa e della vita da uomini liberi» (“La cultura della democrazia”; La Vicìnia, marzo 2006; www.friul.net/vicinia.php).