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"La Vicìnia"
Lui dal 2011
 
Il ritorno delle grandi dighe devasterà le vite dei popoli indigeni (© E. Lafforgue/Survival)

Mentre in migliaia muoiono di fame
ETIOPIA: TERRE FERTILI AGLI STRANIERI
Comunicato di “Survival international”

Un’indagine condotta da “Survival International” ha portato alla luce prove allarmanti del fatto che alcune tra le terre agricole più produttive dell’Etiopia sono state sottratte alle tribù locali per essere affittate ad aziende straniere. Le società che si sono accaparrate la terra, l’utilizzeranno sia per la produzione di biocarburanti sia per coltivare ed esportare prodotti alimentari mentre, contemporaneamente, migliaia di Etiopi stanno morendo di fame a causa della terribile siccità in corso.

Ad essersi accaparrati ampi tratti di terra fertile situata nell’area del fiume Omo, nel Sud-Ovest dell’Etiopia, sono imprese malesi, coreane e anche italiane, tra cui la Fri-El Green Power.
Nonostante i 90 mila indigeni che vi abitano dipendano dalla terra per la loro sopravvivenza, i terreni saranno sgombrati per fare spazio alle coltivazioni estensive destinate all’esportazione.
Il governo sta pianificando di aumentare la quantità di terra da destinare al progetto ad almeno 245 mila ettari, di cui almeno 150 mila saranno riservati alle piantagioni di canna da zucchero.
La regione è attualmente afflitta dalla peggiore siccità degli ultimi 60 anni, che sta lasciando milioni di persone senza cibo.
Le tribù della Valle dell’Omo, per il momento, sono relativamente al riparo da questo flagello. Ma il governo li considera “arretrati” ed è determinato a “modernizzarli”: li vuole trasformare da contadini, pastori e cacciatori autosufficienti quali sono oggi, a manovali da impiegare nelle coltivazioni estensive. In alternativa, potrebbero essere anche semplicemente sfrattati dalle loro terre.
Il progetto agro-industriale varato dal governo nella regione include anche la costruzione di una serie di dighe sul fiume Omo, tra cui la controversa Gibe III ad opera dall’italiana Salini Costruttori, destinata a diventare una delle più grandi dell’Africa.
Alla realizzazione della diga seguirà la costruzione di centinaia di chilometri di canali di irrigazione, che devieranno il corso di acque indispensabili agli indigeni. Queste operazioni priveranno le tribù delle esondazioni stagionali del fiume, che alimentano e rendono possibile le loro coltivazioni.
La popolazione locale ha subito intimidazioni, volte a impedire il passaggio di informazioni agli esterni o ai giornalisti, e non è mai stata adeguatamente consultata.
Una persona, che ha recentemente visitato la zona, ha raccontato a “Survival” che governo e polizia stanno usando la mano pesante con gli indigeni, arrestandoli, torturandoli e violentando le donne, in modo che non oppongano resistenza all’invasione della terra.
Un indigeno ha detto a questo visitatore: «Le persone vivono nella paura, temono il governo. Per favore aiutate i pastori dell’Etiopia meridionale: su di loro incombe una grave minaccia».
«I popoli che vivono nella Valle dell’Omo non sono né “arretrati” né hanno bisogno di essere “modernizzati” – ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di “Survival International” –. Essi appartengono al XXI secolo esattamente come le multinazionali che stanno cercando di accaparrarsi le loro terre. Costringendoli a diventare manovali, con ogni probabilità la qualità della loro vita peggiorerà drasticamente e saranno condannati alla fame e all’indigenza, esattamente come accade a molti dei loro connazionali».
Per leggere la storia online: www.survival.it/notizie/7521.
Dal 1969, “Survival International” aiuta i popoli indigeni di tutto il mondo a proteggere le loro vite, le loro terre e i loro fondamentali diritti umani (www.survival.it).

25 luglio 2011