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"La Vicìnia"
Jugn dal 2011
 

Un importante servizio di Gabriele Bindi sul mensile “Terra Nuova” di giugno
«TERRE COLLETTIVE: I NATIVI SIAMO NOI!»

Il numero di giugno del mensile “Terra Nuova” propone un importante servizio di Gabriele Bindi sulla Proprietà collettiva.
Così, il sito del periodico «per l’ecologia della mente e la decrescita felice» (http://www.aamterranuova.it/article5915.htm) riassume i contenuti dell’articolo.


Le battaglie dei popoli indigeni assomigliano sempre più alle nostre in difesa del territorio. Ma c’è una via di uscita sancita dalla legge: il diritto alla proprietà collettiva della terra. Vi presentiamo le buone pratiche di autogestione e il caso degli Apuani contro la lobby del marmo.

Di chi è la terra? A chi appartengono le foreste, le acque, le pietre e le piante spontanee? C’è una legge non scritta di diritto naturale che potrebbe suonare molto esotica. Ma c’è anche una legge scritta che lo testimonia nel diritto positivo: i popoli nativi hanno diritto alla proprietà collettiva e indivisa delle terre. In Italia, come nell’angolo più sperduto della foresta amazzonica.

La questione non è un gingillo per appassionati di giurisprudenza. Ne va della nostra identità, del nostro futuro, insieme alla sopravvivenza dei popoli indigeni: i diritti originari possono essere riconquistati e possiamo far valere le nostre ragioni contro la rapina del territorio e delle sue risorse. Per le tribù, la negazione di tali diritti si traduce nella distruzione delle vite e degli elementi da cui dipende la loro sussistenza: il cibo, la casa, la propria cultura. Dalle nostre parti tale violazione a danno della comunità si accompagna a fenomeni come la cementificazione selvaggia, i dissesti idrogeologici, la distruzione dei paesaggi e delle economie sostenibili locali. Esistono degli esempi, anche in Italia, di come questi diritti possano essere esercitati nella buona gestione di un territorio.

Diritti tribali: dalle Ande all’Appennino

Nel Sud del Mondo gli invasori si chiamano coloni, società petrolifere, multinazionali minerarie o di disboscamento. Dalle nostre parti ci dobbiamo difendere da grandi opere, alta velocità, permessi di escavazione, e dalla malattia più grave: l’ignoranza. Checché ne dicano i nostri politici, il principio infatti è il medesimo: se qualcuno, in veste pubblica o privata, sottrae alla comunità i patrimoni e il godimento delle risorse, sta violando dei diritti fondamentali. Quello che molti attivisti e comitati non sanno, e i politici non dicono, è che esistono degli strumenti giuridici per permettere alle comunità di rivendicare la proprietà e l’uso dei territori, spesso mal gestiti dagli stessi comuni...

Gabriele Bindi

Sempre nell’articolo:
Le terre collettive dove si parla italiano
Le Regole ampezzane
I domini collettivi delle «comunalie» nel parmense
La Magnifica Comunità di Fiemme
Riconquistare la terra in Italia
Il comitato “Salviamo le Apuane”

La versione completa dell’articolo è disponibile nel numero cartaceo di Terra Nuova - Giugno 2011, in vendita anche nella versione eBook.