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"La Vicìnia"
Jugn dal 2011
 

Per l’innovazione sociale, culturale e politica del territorio
È NATO IL “FORUM DELL’AGRICOLTURA SOCIALE”
Quale spazio saprà ritagliarsi in questo settore la Proprietà collettiva?

Nell’ambito della manifestazione “Terra Futura” (www.terrafutura.info), il 21 maggio, si sono riuniti a Firenze gli aderenti al Forum dell’Agricoltura sociale, espressione di un ampio numero di realtà, imprese e cooperative, associazioni, onlus ed esperti.

L’Assemblea del 21 maggio ha esaminato le varie problematiche e le azioni utili allo sviluppo dell’Agricoltura sociale in Italia ed ha deliberato la nascita del “Forum nazionale dell’Agricoltura sociale” (Fnas).
Il Forum sarà «il luogo del pluralismo delle esperienze di agricoltura sociale nel Paese, ovvero di tutte quelle realtà e pratiche che impiegano l’agricoltura per l’inclusione sociale e lavorativa di soggetti svantaggiati».
Il Forum si propone di divenire «luogo dell’integrazione delle diverse culture: sociale, agricola, sanitaria, formativa e del lavoro», partendo dal presupposto che «l’agricoltura sociale è l’espressione dell’innovazione del sistema agricolo e delle politiche di welfare del Paese».
Il Forum, inoltre, dovrà essere il luogo in cui si esprime «il più alto livello della rappresentanza dell’Agricoltura sociale in Italia» e promuoverà le Comunità di pratiche dell’Agricoltura sociale.
L’Assemblea di Firenze ha pure deciso di riconvocarsi entro luglio per gli ulteriori adempimenti formali inerenti la costituzione del Forum e per approvare un piano d’azione da portare avanti nei confronti delle istituzioni per favorire l’approvazione di una normativa che realizzi un adeguato e forte sostegno allo sviluppo dell’Agricoltura sociale in Italia.
Durante l’assemblea è stato proposto l’appello per la costituzione del “Forum nazionale-Comunità di Pratiche dell’Agricoltura sociale”.

Appello per la costituzione del “Forum nazionale-Comunità di Pratiche dell’Agricoltura sociale”

L’attualità del dibattito sul futuro della “Pac” (Politica agricola comunitaria) dopo il 2013 (nella Ue a 27 Paesi) in corso ai vari livelli europeo nazionale e regionale, delinea nuovi ed importanti orientamenti per il settore primario, tra questi, un più intenso rapporto nei sistemi locali, con i consumatori ed i contribuenti, per assicurare la organizzazione di infrastrutture vitali per la qualità della vita dell’Unione.
Gli effetti radicali dei processi di globalizzazione e quelli esercitati dall’attuale crisi mondiale implicano una profonda revisione dei meccanismi di creazione e distribuzione del valore, generando domanda profonda di innovazione nella gestione delle risorse ambientali come nella riorganizzazione dei legami sociali.
L’attuale crisi dei sistemi di welfare-state in atto in Italia ed Europa, è il frutto di questo processo e rischia di mettere in discussione i diritti sociali di cittadinanza raggiunti, accentuando l’aumento della disuguaglianza sociale.
L’agricoltura non è estranea alla necessità di offrire risposte utili all’interno dell’Unione, assecondando un’ulteriore evoluzione del modello agricolo europeo, a sostegno di una politica di sviluppo sostenibile, radicata nel territorio, rispettosa dell’ambiente, capace di valorizzare il lavoro e di creare sinergie tra istanze produttive e un più moderno e responsabile stato sociale.
La futura “Pac” è organizzata intorno ad alcuni punti cardine, tra cui la necessità di: garantire la sicurezza alimentare, mantenere un sistema agricolo diversificato sul territorio, assicurare la fornitura di beni pubblici, promuovere uno sviluppo equilibrato delle aree rurali. Proprio in merito agli ultimi due elementi si inserisce l’utilità diffondere e rafforzare pratiche e sistemi di agricoltura sociale in Europa ed in Italia.
L’Agricoltura sociale si inserisce in modo coerente con le strategie fissate da “Europa 2020”. Essa è il frutto di percorsi di innovazione sociale capaci di fornire nuove risposte ai bisogni della popolazione, attraverso la capacità di:
- coinvolgere un’aperta pluralità di soggetti del mondo della piccola e grande impresa agricola e del mondo sociale,
- legare in modo inatteso i temi della produzione, della responsabilità e della inclusione di fasce “fragili e svantaggiate” della popolazione,
- modificare le attitudini di lavoro in agricoltura e nelle pratiche inclusive,
- rompere le barriere specialistiche e mobilizzare risorse nuove e non specialistiche nel rafforzamento dei percorsi di inclusione sociale e lavorativa,
- favorire lo sviluppo sociale nelle aree rurali e una più stretta interazione tra aree urbane e periurbane,
ampliare e riqualificare l’occupazione in agricoltura
- tutelare e valorizzare, in forme sostenibili, l’ambiente e le risorse naturali.
In Italia le pratiche di Agricoltura sociale si sono oramai radicate da tempo nel territorio, spesso in modo informale e anonimo, grazie al contributo del mondo agricolo e della cooperazione sociale, in accordo con i servizi socio-sanitari di territorio.
Queste realtà, a partire dal 2002, hanno iniziato a venire alla luce, a seguito di un rafforzamento di processi di ricerca e di conoscenza che hanno progressivamente coinvolto un numero rilevante di soggetti e di iniziative del mondo agricolo, socio-sanitario, della ricerca, scolastico, giudiziario, di soggetti istituzionali e del mondo dei consumatori. Sulla spinta di questi elementi si sono aperti confronti tra le istituzioni interessate che hanno prodotto pratiche complesse di territorio,processi di riconoscimento formale, legislazioni regionali di riferimento e tavoli permanenti di coordinamento.
Parimenti, in Europa, si è registrato un analogo fenomeno di venuta alla luce di pratiche ed esperienze che si sono andate progressivamente formalizzando. A fare da tramite di questo processo, di aggregazione e di consolidamento della tematica, oltre alle entità nazionali, è stato il ruolo svolto dalla Comunità di pratiche europee “farming for health”, che ha saputo, liberamente ed in modo concreto, allargare lo spettro della discussione sugli usi sociali dell’agricoltura, ad una ampia varietà di soggetti. Più di recente, la nascita della Rete rurale Europea ha la possibilità di ampliare il dialogo e di rafforzare la diffusione dell’agricoltura sociale, ove connessa con i reali portatori di progetto, in un processo dialettico e costruttivo.
La diffusione dell’Agricoltura sociale, ovunque, ha assunto i caratteri della sperimentazione, della ricerca di nuovi aspetti della multifunzionalità, generando servizi e beni immateriali. In molte aree l’Agricoltura sociale ha rappresentato un elemento dell’innovazione sociale, culturale e politica del territorio rafforzando il sistema relazionale e la costruzione di reti di reciprocità e di capitale sociale. Essa ha inoltre contribuito a diffondere valori etici, rafforzare il capitale umano, culturale ed economico della conoscenza. Rilevante è il contributo dell’Agricoltura sociale in merito all’affermazione di modalità originali ed innovative di espressione della responsabilità sociale dell’impresa (“Rsi”) come una strategia di sviluppo capace di contemperare interessi aziendali e interessi del territorio e delle popolazioni.
In Italia, come altrove in Europa, si accresce l’interesse per il tema dell’Agricoltura sociale con visioni articolate e, a volte, contrastanti. Proprio per raccogliere queste tendenze, per favorire la formazione di un dialogo costruttivo, rendere aderenti politiche e scelte al significato concreto delle pratiche in atto e in evoluzione sul territorio nazionale,
i sottoscrittori di tale appello individuano la necessità di far nascere un luogo generale di aggregazione e di confronto tra tutte le esperienze in atto ed in divenire, con l’intento di dare voce e spazio alla costruzione di visioni condivise per l’insieme delle agricolture sociali superando possibili spinte corporative sul tema.
Questo spazio ha il ruolo di favorire la partecipazione aperta e democratica dei soggetti interessati e dei cittadini, sostenere il protagonismo delle forze culturali, economiche e sociali e della pubblica amministrazione, superando i rischi, sempre presenti, della autoreferenzialità.
Da qui l’idea di avviare in tempi ravvicinati, con la più ampia libertà di adesione, un “Forum nazionale-Comunità di pratiche dell’Agricoltura Sociale”, con l’intento di creare un luogo aperto di discussione e costruzione di iniziative e proposte, rafforzare la tematica e le reti di soggetti su scala nazionale e dare continuità e protagonismo attivo alle visioni degli operatori italiani nelle future scelte dell’agricoltura in Europa e nel nostro Paese.