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"La Vicìnia"
Mai dal 2011
 

L’appello dell’agenzia di stampa “Bioagricoltura notizie”
«FERMIAMO I LADRI DI TERRA, RIFORMA AGRARIA SUBITO!»

Land grabbing è un’efficace dicitura inglese che mette in evidenza una vera e propria tragedia per i contadini di tutto il pianeta, come anche per tutti noi. L’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani stabilisce che ogni individuo e ogni comunità hanno il diritto di entrare in possesso delle risorse e dei mezzi necessari a produrre o a procurarsi cibo in quantità adeguata alla sussistenza, e ogni Stato deve garantire che questo avvenga. La realtà, però, ci parla di migliaia di famiglie di contadini espulsi con la forza dalle loro terre e privati dei loro prodotti, fonte della loro sussistenza.

Stimare la dimensione del fenomeno a livello globale è difficile a causa della mancanza di disponibilità, sia dei governi che dei settori privati, a rendere pubbliche le informazioni sulle trattative e sugli accordi in tale ambito. Sappiamo comunque da dati Fao che il fenomeno è in crescita esponenziale negli ultimi due anni soprattutto in Africa. Alcuni studi svolti tra il 2004 e il 2009 in Etiopia, Ghana, Madagascar e Mali rivelano che circa due milioni di ettari di terra sono stati trasferiti a proprietari stranieri, compreso un progetto di irrigazione di 100.000 ettari nel Mali, una piantagione di 452.500 ettari per la produzione di agrocarburanti in Madagascar, un progetto zootecnico di 150.000 ettari in Etiopia.
Il Relatore sul Diritto al cibo delle Nazioni Unite Olivier de Schutter in un recente inventario ufficiale ha trovato ben 389 acquisizioni di larga scala di terra agricola a lungo termine in 80 Paesi. Solo il 37% dei cosiddetti progetti di investimento mirano a produrre cibo, mentre il 35% è destinato ad agro carburanti. 19,5 milioni di ettari di terra agricola si trasformano ogni anno in aree industriali e immobiliari. In meno di due anni, tra il 2007 e il 2009, almeno 20 milioni di ettari di terreni coltivabili – pari ad un’estensione di Italia che va dalla Val d’Aosta fino a Napoli – sono stati oggetto di negoziati e accordi tra governi e società private.
È per tale motivo che questo tema è stato centrale al Forum Mondiale di Dakar di febbraio 2011, dove le organizzazioni contadine e le organizzazioni della società civile di tutto il pianeta si sono incontrate per testimoniare singole esperienze di lotta e di resistenza e sottoscrivere un Appello per denunciare la gravità del fenomeno.

Il monitoraggio della società civile sulla coerenza delle politiche europee

L’Europa, come anche l’Italia, hanno grandi responsabilità in questa corsa alla terra. La Commissione Europea nel luglio 2007, ha lanciato la Comunicazione “Advancing African Agriculture” (AAA) che si è avvalsa di notevoli contributi della società civile. Essa, infatti, puntava a stabilire meccanismi di cooperazione regionale e continentale per lo sviluppo agricolo in Africa, mettendo al centro i piccoli produttori dell’agricoltura familiare e puntando sulla dimensione di mercato locale e regionale e introducendo meccanismi di partecipazione degli attori sociali nella costruzione delle politiche più rilevanti. Il monitoraggio sull’applicazione della strategia condotto da un gruppo di Ong europee ha però dimostrato che la forza di questa innovazione è indebolita, ad esempio, dall’introduzione di regole come la direttiva UE 2009/28EC (dell’Aprile 2009) che ha stabilito che un 10% minimo del mix energetico dei consumi dei Paesi membri doveva essere coperto con gli agrocarburanti. Succede così che, ad esempio l’italianissima Eni, partecipata dal nostro Governo al 30%, abbia concluso un’acquisizione da molti miliardi di dollari di terra in Congo proprio per sviluppare, tra l’altro, agro combustibili da dolio di palma. La cooperazione allo sviluppo europea è fortemente impegnata nell’introdurre la produzione di agrocarburanti in Africa, ad esempio, veicolando fondi propri oppure, ad esempio, della Banca Mondiale.
La società civile sta facendo sentire fortemente la propria voce e facendo concreti passi avanti chiedendo all’Unione Europea di armonizzare la propria legislazione e quella dei suoi stati membri prevenendo le acquisizioni fondiarie su larga scala, eliminando il target basato sull’energia per le risorse rinnovabili (agro-carburanti) e congelando tutte le politiche che incoraggiano l’uso di agrocarburanti nel settore dei trasporti, rafforzando, inoltre, la messa in pratica delle politiche fondiarie fondate sui diritti umani dell’Aiuto Pubblico allo Sviluppo.

Che cosa puoi fare: firmare l’appello di Dakar!

Al Forum Sociale di Dakar movimenti sociali, sindacati, Ong e contadini hanno riconosciuto che in presenza di una ineguale distribuzione della ricchezza nelle aree rurali, migliorare la produzione non basta, c’è bisogno di ridistribuire la terra con una riforma agraria. L’appello, lanciato a febbraio 2011 nel corso del Forum e sottoscrivibile da tutti all’indirizzo www.europafrica.info chiede ai Parlamenti e ai Governi nazionali di: interrompere immediatamente con una moratoria tutti i fenomeni di accaparramento delle terre in corso; introdurre meccanismi diversi di accesso alla terra e di garanzia dei piccoli produttori contro il Land Grabbing; promuovere la riforma agraria ovunque vi sia concentrazione delle terre e scarso accesso, soprattutto per i più giovani; offrire alternative concrete ai contadini per arginare l’esodo dalla terra che non si arresta.
L'appello contro il land grabbing è disponibile anche su internet. Firma l’appello on-line: http://www.petitiononline.com/dakar/petition.html.

Bioagricoltura notizie
Edizioni AIAB, Anno IX, Numero 16, 6 Maggio 2011