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Martino Kraner, president de Associazion dai Consorzis Vicinâi de Val Cjanâl / Kanaltal / Kanalska Dolina

Intervista con il presidente dell’Associazione dei Consorzi vicinali della Valcanale, Martino Kraner
UNA COMUNITà DI COMPROPRIETARI
«Valorizzare al massimo il patrimonio ambientale che ci hanno lasciato i nostri avi»: Martino Kraner riassume così l’obiettivo dell’Associazione dei Consorzi vicinali della Valcanale, che ha promosso il convegno del 2 aprile, chiamando a raccolta tutti i soggetti implicati nell’auspicata gestione condivisa della Foresta di Tarvisio.

[Par cure di Enrico Foschi]


Il vicepresidente della Provincia di Udine, Renato Carlantoni, nell’incontro di Malborghetto ha proposto di “unire le idee” per valorizzare la Foresta anche con un uso turistico e faunistico, e per non mantenerla “imbalsamata” con inutili vincoli.
Credo che il vicepresidente della Provincia intendesse dire, nel guardare la Foresta di Tarvisio, che non si tratta di tutelare solo la proprietà del “Fondo edifici di culto” (“Fec”), ma che deve essere tutelato tutto il territorio dei tre Comuni della Valcanale, Tarvisio, Malborghetto e Pontebba. Inclusa l’area di Fusine il cui bosco è stato diviso tra gli originari abitanti, nonché quella parte del Comune di Pontebba dove il Consorzio Vicinale ha riscattato, a pagamento, una considerevole proprietà. Infatti, il vicepresidente della Provincia ha sostenuto che non si deve pensare solo al legno, poiché molte sono le risorse alternative quali, ad esempio, la caccia, i funghi, la pesca, il paesaggio, l’archeologia.

Proposte concrete sono state fatte anche dal presidente della Comunità Montana, Ivo Del Negro: evitare conflittualità con la Regione che, al contrario, deve essere coinvolta nella difesa dei diritti dei cittadini della Valcanale. Di più: se la Regione «concede contributi ai proprietari dei boschi privati, può anche darli alla Foresta tarvisiana» le cui strade forestali sono così degradate da costituire un serio pericolo.
Proprio per questo e per tanti altri motivi, si pensa ad una gestione locale della Foresta. Poiché al contrario, saranno altri ad avere buon gioco nello sfruttare ogni ambiguità ed indecisione a discapito delle popolazioni locali.

Una proposta interessante è venuta dal sindaco di Pontebba, Luigi Clauderotti: condivisa l’iniziativa poiché consente ai cittadini di “riappropriarsi” del territorio, egli ha suggerito di formulare, uniti, un progetto sul quale far coincidere, confrontandosi, interessi diversi, ma non contrastanti.
è una proposta più che giusta. Infatti, i progetti vanno condivisi ed assieme si realizza molto di più che divisi.

Il sindaco di Tarvisio, Franco Baritussio, nel suo intervento ha preannunciato una «ipotesi di percorso ed elementi di riflessione nuovi», per la soluzione dei problemi comuni sulla Foresta tarvisiana. Talché in una recente riunione romana, pur rimanendo ferma la proprietà della Foresta allo Stato, si sarebbe accertata una certa disponibilità per «coniugare gli interessi della proprietà della Foresta, con quelli dei Comuni e delle Associazioni locali».
Il “Fec” è un organo dello Stato e come tale va gestito. Tuttavia, se sul territorio si manifesta una determinata e massiccia volontà socio-politica, questa va assecondata.

La Foresta tarvisiana – definita nella riunione di Malborghetto anche “riserva culturale” – nasconde e conserva un patrimonio storico archeologico di notevole valore, sulle radici delle tre civiltà che in essa si intersecano e si fondono. Se una Vicinia (Coccau) sembra trascurare i resti dell’antica Via Romana per il Norico, un’altra Vicinia (Camporosso) per oltre 20 anni ha tutelato, curato e conservato reperti archeologici di notevole interesse per la storia non solo locale, ma addirittura mitteleuropea. Reperti che, purtroppo, sorprendentemente senza consultare il sindaco ed i cittadini, sono stati asportati dalla Soprintendenza archeologica e depositati a Concordia. Tra i reperti (statue e stele romane), c’era persino un grande frammento del frontale del Tempio a Mitra che – spiegava l’archeologo ed accademico delle scienze di Vienna, Gernot Piccottini – la Foresta tarvisiana conserva, tenendolo nascosto ai cosiddetti “trafficanti” di cose antiche.
Per quanto riguarda il patrimonio culturale ed ambientale, oggi notiamo una maggiore sensibilità per meglio valorizzare anche dal punto di vista del ricavo economico, ciò che si possiede. Non per nulla, infatti, c’è un forte interesse al ritorno delle parlate locali, alla riscoperta dei contributi che il territorio ha dato alla storia, alla valorizzazione delle risorse termali e dei prodotti locali anche gastronomici.

Il vicesindaco di Malborghetto, Boris Preschern, ha proposto di divulgare «il perché, i vantaggi ed il traguardo» della sua iniziativa.
Non c’è dubbio e deve essere chiaro che un’idea va prima approfondita e poi divulgata. Nell’incontro di Malborghetto, il mio compito doveva essere limitato a porre il problema anche se per me è chiarissima anche la sua soluzione. Tuttavia, il mio impegno non era e non è quello di precorrere i tempi.

Il signor Paolo Molinari, presente in rappresentanza dei Cacciatori – senza la cui Associazione, va detto, la Foresta oggi sarebbe priva anche dei volatili – ha sostenuto che la promozione dell’incontro di Malborghetto poteva essere interpretata come «un modo ingenuo di illudere la popolazione locale».
Onestamente non capisco cosa ha inteso dire con «illudere la gente locale». Nell’incontro di Malborghetto ho posto un’esigenza. L’ho illustrata a più interlocutori. Se c’è chi solleva ostacoli, il problema rimane e continua a reclamare una soluzione. Quest’ultima, però, richiede il massimo impegno per essere attuata. Ma è necessario essere ben consci che oggi i miracoli non si fanno.

Più costruttivo il rappresentante del “Cai”, Carlo Toniutti: i cittadini – ha detto – devono sentirsi partecipi nell’amministrazione della Foresta. Devono condividere la strategia della gestione. Il bosco, infatti, è anche paesaggio. Certo, ci sono ostacoli da superare per realizzare una gestione condivisa (leggi regionali e statali, disciplina raccolta funghi e caccia, programmi urbanistici e di parco). Manca anche una legge per la Valcanale, della quale si parla inutilmente da anni. Tuttavia, l’incontro di Malborghetto può essere il punto di partenza per individuare cosa e quanto si può fare, “condividendo” le richieste locali con la Regione e lo stato.
Infatti, dobbiamo renderci conto che la proposta di gestione condivisa del territorio deve partire da noi. Siamo noi che dobbiamo sapere e affermare che cosa vogliamo. Quali sono i vincoli che possiamo accettare per il bene non solo dei posteri, ma anche a favore di chi intende l’uso della Foresta di Tarvisio quale bene ambientale che merita di essere preservato e goduto.

I signori Zelloth e Piussi hanno raccomandato la conservazione degli Statuti «scritti dai nostri antenati» e dei pascoli.
Preoccupazione da non sottovalutare. Un’eccessiva apertura a nuove soluzioni potrebbe provocare l’incrinatura di una struttura, quella attuale, molto fragile. Infatti, i rapporti tra il “Fec” e gli Aventi diritto di servitù, è sempre stato molto conflittuale. Il “Fec”, infatti, si considera proprietario a pieno titolo della Foresta e ritiene gli Aventi diritto di servitù un vero e proprio peso. Al contrario si deve spiegare e far comprendere che il diritto di servitù è un vero e proprio diritto di “comproprietà” o condivisione della Foresta. Ne offre un esempio Fusine dove qualche migliaio di ettari di bosco è stato distribuito agli originali Aventi diritto, sotto forma di proprietà.

Il signor Toni Ehrlich ha definito l’incontro di Malborghetto «il primo passo» verso i nuovi tempi che non prevedono più «l’imposizione dall’alto», ma richiedono la partecipazione dei cittadini. Ha però avvertito: se la Foresta va in gestione alla Regione, «i nostri antichi diritti finiranno».
Certamente è stato interpretato male. La Regione per noi è indispensabile alla realizzazione del nostro progetto. Nello stesso tempo va riconosciuto che la gestione della Foresta attraverso il Corpo forestale dello stato è più asettica e meno condizionata da eventuali pressioni politiche.

Il rappresentante dei pescatori, Emanuel De Montis, ha paventato il pericolo che correrebbe la gestione delle acque allorché “troppe menti” gestissero la Foresta.
Al pescatore interessa una fruizione meno complicata possibile delle acque pescose. Invece il territorio della Foresta va considerato anche come una risorsa da sfruttare turisticamente. Lo stesso vale per la caccia. Sono migliaia gli italiani che vanno all’estero ad esercitare l’attività venatoria pagando fior di quattrini. Nella nostra Foresta, ad esempio, la popolazione dei cervi è cresciuta così considerevolmente da costituire un serio problema anche per l’agricoltura. Una proposta coraggiosa potrebbe concretizzarsi attuando una gestione venatoria a pagamento, con il preciso impegno a non rilasciare autorizzazioni a cacciatori che non hanno la benché minima tradizione culturale propria dei cacciatori della Valcanale.

Il signor Antonio Kravina ha auspicato una «strategia comune» per la Foresta tarvisiana: mettere da parte il «pessimismo che non ci aiuta e, insieme, l’illusione che è peggio». Opportuno, invece, un «accordo di Valle» su un programma che potrebbe essere redatto da un “Gruppo di Studio”, come proposto anche dal vicesindaco di Malborghetto Preschern. Però dovrebbe essere evitata la fine fatta dalla Commissione di studio a suo tempo sollecitata, per conto del “Fec”, dall’allora Prefetto di Udine Fusco.
Confesso che diffido delle proposte dei tecnici. Nella costruzione di una casa, è il proprietario che sa ciò che deve fare in base alle proprie esigenze e possibilità economiche. Dopo di che chiama il tecnico per la realizzazione del progetto desiderato. Per risolvere i problemi della Valcanale, prima si dovrebbe sapere ciò che si vuole e si può realizzare. Soltanto successivamente si dovrebbero chiamare i tecnici per lo sviluppo del progetto concordato.

Il Sindaco di Malborghetto, Alessandro Oman, ospite dell’incontro tra le associazioni interessate alla gestione condivisa della Foresta tarvisiana, ha chiuso la riunione con una ammonizione lapidaria: «Gestire un territorio, è più facile dirlo che farlo». Lei Kraner, persisterà nella sua promozione?
Certo. Tra il dire ed il fare c’è di mezzo il mare. Però in questo momento possiamo attraversare quel “mare” avendo fiducia in quanti manifestano la volontà di realizzare il nostro progetto. I politici, infatti, da sempre insistono per varare, anche tramite l’Unione Europea, progetti relativi ad iniziative collegiali ed individuali.