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"La Vicìnia"
Zenâr dal 2011
 

Il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai
L’impegnativo compito del Popolo delle terre collettive
COMBATTIVI DIFENSORI DEI VALORI COSTITUZIONALI
Il Coordinamento friulano alle celebrazioni delle Regole di Spinale e Manez

[Luca Nazzi, presidente del Coordinamento della Proprietà collettiva in Friuli-V. G.]
Il convegno “1410-1960-2010: 600 anni dallo Statuto dello Spinale. 50 anni dalla Legge provinciale. Le Regole di Spinale e Manez tra passato e presnte, guardando al futuro”, l’11 dicembre 2010, ha affollato il municipio di Ragoli.
I Regolani di Ragoli, Preore e Montagne hanno ascoltato con attenzione gli interventi programmatici del proprio presidente, Zeffirino Castellani, e le relazioni del giurista Diego Quaglioni dell’Università di Trento (“L’ordinamento delle Regole di Spinale e Manez del 1960: una transizione epocale”) e dello scario della Magnifica Comunità di Fiemme Giuseppe Zorzi (“Quali sono le basi storiche dell’ente e sono ancora attuali le concezioni che ne hanno portato alla costituzione?”).
La tavola rotonda, coordinata dall’economista Pietro Nervi, presidente del Centro studi e documentazione sui demani civici e la proprietà collettive di Trento, è stata conclusa dal presidente della Provincia di Trento, Lorenzo Dellai, che ha indicato nelle Proprietà collettive e «nell’attualità sconvolgente» della loro storia un’espressione fondamentale della «costituzione materiale» del Trentino.
Alle celebrazioni di Ragoli è stato invitato anche il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva in Friuli-V. G. che ha portato un contributo sul tema: “Combattivi difensori dei valori costituzionali. L’impegnativo compito del Popolo delle terre collettive”.


«Vi prego di avere una psicologia attiva, combattiva, di resistenza all’ignoranza e all’ostilità perduranti… Caricatevi di psicologia attiva in nome di quella grande funzione economica e sociale, storica ed etnica che state portando avanti».
Così il giudice costituzionale Paolo Grossi si è rivolto al Popolo delle Terre collettive del Carso triestino e del Friuli, intervenendo nell’estate del 2009 all’assemblea della Comunanza agraria “Agrarna skupnost”.
In quell’occasione, l’illustre studioso e sostenitore della Proprietà collettiva ha anche dichiarato: voi siete «una spontanea articolazione della società civile, meritevole di essere conservata e salvaguardata»; «voi siete alle radici della vostra gente e, in quanto tali, incarnate necessariamente dei valori sentiti e osservati, dei valori che oggi possono e debbono qualificarsi come costituzionali».
Mi sono tornate in mente queste importanti osservazioni e questo riferimento alla “dimensione costituzionale” delle nostre realtà – siano esse “Regole” o “Asuc”, come dalle vostre parti, oppure “Amministrazioni frazionali”, “Vicìnie”, “Consorzi” o “Comunelle”, come dalle mie – anche lo scorso 29 novembre, quando il vostro assessore provinciale alla cultura, Franco Panizza, è intervenuto alla XVI Riunione scientifica di Trento, organizzata dal professor Pietro Nervi che, oggi, coordina autorevolmente questo dibattito.
In pratica, con altre parole, ha espresso lo stesso concetto manifestato sul Carso triestino dal professor Grossi.
L’assessore Panizza, infatti, in quell’importante occasione di fronte ai massimi studiosi della materia e agli amministratori dei Beni civici, ha detto che il “sistema” delle Proprietà collettive fa parte di quelle realtà fondamentali per le quali si giustifica l’autonomia speciale trentina, di cui tutti voi dovete giustamente essere fieri e gelosi e che noi friulani, oltre ad invidiare, dovremmo un po’ più seriamente imitare.
Questo pomeriggio, partendo dalla realtà della mia regione e confrontandola con quanto conosco della vostra, vorrei provare a ragionare con voi sui compiti che questa “dimensione costituzionale” impone a noi popolo delle Proprietà collettive, affinché non si riduca ad una semplice affermazione di principio, che incide poco o nulla sulla realtà, o – peggio ancora – non risulti soltanto un vuoto esercizio retorico.
Leggendo il vostro “Notiziario”, risulta abbastanza chiaro cosa significhi per voi «incarnare dei valori sentiti e osservati» e com’è possibile «caricarsi di psicologia attiva» per adempiere alla funzione storica, economica e sociale che è peculiare e specifica delle Proprietà collettive.
Ogni articolo, ogni resoconto, ogni immagine scelti dalla vostra redazione, in effetti, appaiono motivati da un rapporto tenace con il proprio territorio, da una volontà ferma nel valorizzare le potenzialità – sociali ed economiche – del patrimonio collettivo e da un’attenzione costante sia a verificare la sostenibilità nel tempo e per le generazioni, come pure ad innovare l’esercizio delle antiche consuetudini.
Ma ciò non basta. Io credo che, in un tempo in cui la problematica dei Beni comuni e del Bene comune è divenuta centrale negli ambienti più sensibili della nostra società, insieme con la coscienza che sia giunto ormai il tempo di progettare un nuovo modello di sviluppo per far fronte alla crisi globale, noi Popolo delle Proprietà collettive dobbiamo essere capaci di proporre chiaramente la nostra esperienza, di far conoscere i nostri modelli di gestione e di partecipazione comunitaria, di diffondere le nostre esperienze di buon governo e di gestione patrimoniale di tipo usufruttuario delle nostre terre e risorse, in un’ottica di equità intergenerazionale e di rinnovabilità delle risorse.
Possiamo starcene zitti e in un cantuccio, mentre infiamma il dibattito sulla privatizzazione dei servizi essenziali e vogliono farci sembrare inevitabile la scorciatoia di “far cassa”, dismettendo i cosiddetti beni pubblici e demaniali?
Le nostre realtà non hanno proprio nulla da dire sul federalismo, amministrativo o demaniale che dir si voglia, sulla sussidiarietà e sulla democrazia partecipata e deliberativa?
Ma torniamo su questioni più concrete. L’esperienza delle Regole di Spinale e Manez è particolarmente stimolante per il Popolo delle Terre collettive che vive in Friuli e nel Carso triestino in particolare in due campi a cui il nostro Coordinamento regionale guarda come modelli da importare per dare nuovo impulso alle Amministrazioni civiche e alle Comunioni familiari friulane e triestine.
Innanzitutto, mi pare che i vostri amministratori abbiano saputo affrontare con sapienza e determinazione la difficile problematica della convivenza delle Terre collettive con il settore turistico.
Non hanno permesso che modelli di sviluppo estranei al vostro territorio prendessero definitivamente il sopravvento e decretassero la disgregazione del tessuto sociale preesistente nonché la distruzione delle attività tradizionali (in particolare la coltivazione del bosco, la zootecnia e l’alpeggio).
Gli amministratori che avete scelto negli anni hanno saputo mediare (e, quando era il caso, resistere) per ottenere un’effettiva ricaduta locale dei benefìci indotti dallo sfruttamento tel turismo invernale, senza esitare ad indicare forme e modelli di sviluppo più innovativi e “dolci”, quali il turismo agri-naturalistico, faunistico-venatorio e culturale.
Per le Amministrazioni civiche della montagna friulana (dalle comunità del Piancavallo e del Cansiglio a quelle che vivono attorno allo Zoncolan, dal comprensorio di Nassfeld-Pramollo alla Val Canale/Kanaltal…), che ancora sono troppo timide e disgregate in questo campo decisivo, l’esempio delle Regole di Spinale e Manez è l’indicazione di una direzione precisa da seguire senza indugio.
In secondo luogo, le vostre Regole, che anche con questo convegno continuiamo ad onorare e a festeggiare nei loro importanti anniversari, hanno già affrontato il tema cruciale della definizione di un “marchio” che rappresenti e identifichi la propria comunità.
Questo, insieme a mezzi d’informazione moderni (dai periodici ai siti web…), è uno strumento indispensabile per il mantenimento di un’identità vitale e per la trasmissione dei valori comunitari, ma anche per favorire una comunicazione efficace all’interno e all’esterno e – perché no? – pure per reclamizzare i servizi e i prodotti di qualità che la vostra vivace comunità è in grado di offrire al mondo esterno.
In quest’ottica, intende muoversi anche il Coordinamento regionale che qui rappresento e che si onora del vostro invito.
Nella nostra regione, le Proprietà collettive sono distribuite in tutte le quattro province e in tutti gli ambienti geografici della nostra piccola ma complessa realtà, dalla laguna alle lande carsiche, dalla pianura alle zone pedemontane e alpine e tutti i gruppi etnici che abitano il nostro territorio vi sono interessati (friulani, italiani, sloveni, tedeschi e veneti).
I Comuni ove sussistono Proprietà collettive ufficialmente riconosciute sono 55 su 219. I Comuni con Usi civici accertati in base alla legge statale 1766/1927 sono, infatti, 46; ma ad essi vanno aggiunti quelli con Comunioni familiari costituite in base alla legge regionale 3/1996, che sono 9.
Se si calcola la popolazione che vive in questi 55 Comuni, abbiamo un totale di oltre 418mila cittadini coinvolti (pari al 34,5% dell’intera popolazione regionale), su una superficie di 3mila 644 chilometri quadrati (pari al 46,3% dell’intero territorio regionale).
A questa parte consistente della regione, vanno aggiunti altri 93 Comuni, ove le rispettive comunità locali – a oltre 80 anni dalla promulgazione dalla legge del 1927 – attendono ancora la definizione delle operazioni di accertamento, ovvero la verifica dei loro più che probabili diritti di proprietà sulle Terre comuni.
A fronte di una realtà così diffusa e articolata e pur in tempi di accresciuta coscienza autonomistica e federalistica, la nostra Regione continua a lasciare inapplicato il proprio Statuto di autonomia, che – fin dal 1963 – le attribuisce potestà legislativa primaria in materia di Proprietà collettive ed Usi civici.
Inoltre, il Friuli-V. G. rimane l’ultima Regione d’Italia in cui sussiste ancora, nella sua impostazione ultradatata e ostile del Ventennio fascista, la figura del “Commissario per la liquidazione degli Usi civici”, come se non ci fosse stato il riconoscimento costituzionale delle formazioni sociali e del loro diritto di auto-organizzazione e come se non fosse un atto dovuto il rispetto e la valorizzazione di quelle consuetudini delle varie comunità locali che il diritto definisce “immemorabili”.
Ciò non è soltanto per colpa di una classe politica ostile o ignorante, ma è anche una conseguenza del nostro cronico ritardo di comunicazione, che si accompagna all’atavica carenza di quella “psicologia attiva” a cui invitava il professor Grossi nella citazione iniziale.
L’unico rimedio per questi mali, secondo noi, sono la formazione e la motivazione degli Amministratori civici.
Stimolato anche dall’esempio che giunge da Ragoli, Preore e Montagne, il Popolo delle Terre collettive friulane e del Carso non deve accontentarsi di operare perché si affermi, sul piano culturale e amministrativo, il valore di quell’altro “modo di possedere”, né pubblico né privato, che contraddistingue la Proprietà collettiva.
Per essere credibile e convincente, deve dimostrare che è capace di realizzare “un altro modo di fare economia”, a beneficio della collettività.
Non basta tutelare le Proprietà collettive, ci vuole una gestione vera, che superi la riduttiva concezione del prelievo o della rendita (come ci insegnava già decenni orsono il professor Nervi, in un memorabile convegno svoltosi nel paese da cui vengo, Ravascletto in Carnia).
Ci vogliono Piani di Assistenza gestionale e Piani di Gestione associata dei patrimoni, che il nostro Coordinamento regionale si sforza di diffondere sempre più.
Il popolo delle Proprietà collettive per essere fedele alla sua “dimensione costituzionale”, anche da noi come qui in Trentino e nelle vostre montagne, è chiamato insomma a diventare “Attore territoriale dello sviluppo locale”.