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"La Vicìnia"
Jugn dal 2004
 
Marco Leghissa

In Friuli e in provincia di trieste sono 70 gli organismi che gestiscono proprietà collettive. 600 amministratori curano un patrimonio naturale di 35 mila ettari
I DIFENSORI DEL CARSO
Le Comunelle/Jus del Carso triestino sono Comunioni familiari di antico insediamento, le prime forme di proprietà collettiva tra i discendenti e gli eredi degli antichi titolari dei fondi di proprietà collettiva indivisa nella Provincia di Trieste. Si tratta di ben 29 realtà, che comprendono una superficie di oltre 5mila ettari, iscritte nel Libro Fondiario con atti già dal 1786

[Marco Leghissa, presidente della Comunanza “Agrarna Skupnost”; dall’intervento per il convegno: “Usi Civici e Proprietà Collettive: confronto e punti di vista” (Trieste, 20.04.2004)]


Al 22 giugno 1786 risale l’iscrizione di immobili a nome de “La Comune di Rizmagne”; il 1832 è l’anno del decreto di iscrizione all’Ufficio tavolare della proprietà del bosco iscritto a favore della Vicinia di Padriciano, in presenza di 26 abitanti; nel 1835, 5 rappresentanti de “La Comune di St. Croce” «espongono di non aver documenti per comprovare la proprietà» di una serie di fondi e intervengono «affinché le realità vengano iscritte a nome della La Comune di St. Croce». Il 1864 è l’anno dell’atto tavolare 10300 con il quale venne respinta la richiesta del Comune di Trieste per l’intavolazione, a suo nome, delle realtà portanti l’intestazione “La Comune di St. Croce”, “La Comune di Trebich”, “La Comune di Banne”, “La Comune di Opicina”, “La Comune di Contovello” e “La Comunità di Santa Maria Maddalena Inferiore”. Altre intavolazioni sono note per contratti di compravendita; per decreto di intavolazione sulla base del possesso ab immemorabile; per sentenza di usucapione a volte anche in base al possesso quarantennale; e in virtù della Patente Imperiale 5.7.1853 n. 130. Le iscrizioni ci sono, su basi certe ed ampiamente documentate. Nella Regione Friuli-V. G., oltre alle Comunelle-Vicinie/Srenje del Carso, vi sono le Vicinie della Val Canale – 15 realtà – e 13 Consorzi di diritto di servitù della Val Canale. Operano poi 18 comitati per l’Amministrazione separata degli usi civici, riuniti nel Coordinamento provinciale e regionale. Trattasi di 70 organizzazioni dotate di propri statuti, complessivamente con oltre 600 amministratori di 35 mila ettari di superficie. La problematica è quindi particolarmente sentita. In data 5.1.1996 il Consiglio regionale ha approvato la legge 3 “Disciplina delle associazioni e dei consorzi di comunioni familiari montane” (“Bur” n. 2, 10.1.’96), divenuta definitivamente esecutiva dopo il parere di compatibilità della Commissione U.E. comunicato il 15.6.1999. L’art. 1 della legge riconosce la personalità giuridica di diritto privato «alle associazioni ed ai consorzi di comunioni familiari montane o ad organizzazioni di similare natura, denominate Vicinia o Vicinanza Consorziale o Consorzio vicinale od altrimenti identificate». Le Comunelle si vedono dapprima negare la richiesta di riconoscimento della personalità giuridica e costrette al ricorso al Tribunale amministrativo regionale del Friuli-V. G., il quale con propria sentenza 24.3.2000 n. 369, passata in giudicato il 17.7.2000, riconosce finalmente la personalità giuridica alle Comunelle nella Provincia di Trieste. Va ribadito che uno dei requisiti per l’ottenimento del riconoscimento è «disporre di un patrimonio di beni immobili di comune proprietà» (lettera b art. 2), requisito proprio delle Comunelle-Vicinie/Srenje, ampiamente dimostrato. La personalità giuridica è riconosciuta «ai fini della valorizzazione economica ed ambientale del patrimonio di proprietà collettiva» (art. 1 capo 1). è su questo che dobbiamo lavorare! Nella provincia di Trieste e nella regione vi sono ancora dei Comitati per l’amministrazione dei beni soggetti all’uso civico, mai intavolati. Ma l’uso civico frazionale non può più essere compatibile con la proprietà delle Comunelle, di certo non con l’emanazione della legge 31.1.1994 n. 97. Al tempo dei famosi bandi, per la legislazione sugli usi civici del 1927, l’ordinamento non era orientato a riconoscere le proprietà collettive ma ad eliminarle (...). Di ben diversa ispirazione è la Costituzione del ’48. Un’evoluzione importante della materia avviene con le leggi 991/1952, 1102/1971 e con la Carta europea sulle autonomie locali del 1985, dalla quale consegue la legge 31.1.1994 n. 97 che prevede il riconoscimento quali persone giuridiche private alle organizzazione montane di terre collettive. A seguito della legge regionale 3/96 l’accertamento dell’uso civico ha perduto valore giuridico, il che comporta il venir meno di ogni funzione dei comitati, nominati secondo la legislazione sugli usi civici. Dopo la sentenza del “Tar” del Friuli-V. G. del 2000, infatti, il procedimento di rinnovo dei Comitati frazionali è stato revocato. Auspichiamo che la Regione riconfermi che su territori di proprietà delle Comunelle (proprietà collettive o usufrutto a favore delle Comunelle, regolate da propri statuti e atti di ricognizione notarili) non vengano indette nuove elezioni, che comportano ingenti costi di gestione (...). Con il rinnovo di detti Comitati si creerebbe una situazione di conflittualità – purtroppo già manifestata – in quanto ci sarebbero due soggetti a gestire il medesimo patrimonio, ai quali, in alcuni casi, va aggiunto anche l’ente comunale (...).
Le cose sono chiare, le disposizioni di legge ci sono, basta applicarle. Certo, ci sono delle argomentazioni da approfondire. La Comunanza si è già da tempo attivata per raggiungere un accordo, una transazione con i soggetti coinvolti. Il 23 agosto 2000 è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra la Comunanza Agrarna Skupnost delle Comunelle/Jus-Vicinie/Srenje della Provincia di Trieste ed il Coordinamento tra Comitati per l’amministrazione separata dei beni civici; ci sono stati degli incontri e delle bozze di transazioni con i Comuni; nel Comune di Dolina si è giunti anche alla conferma di tale accordo in Consiglio comunale. Noi continueremo sulla strada del dialogo e del confronto, ma necessita ricercare – con atti concreti – soluzioni e volontà presso tutti i soggetti coinvolti. La Comunanza crede nella necessità di un’integrazione della legge 3/96 “Disciplina delle associazioni e dei consorzi di comunioni familiari montane” che consentirebbe di risolvere gran parte delle questioni aperte, chiarire le incertezze più volte manifestate dagli Enti locali e intervenire concretamente sul territorio con iniziative di manutenzione, valorizzazione e sviluppo del patrimonio agro-silvo pastorale. L’integrazione della legge dovrebbe: 1. Escludere l’uso civico dai beni delle Comunelle ovvero delle Comunioni familiari montane; 2. Regolarizzare pregresse e vecchie situazioni di modifica di destinazione d’uso dei beni originari delle Comunioni familiari; 3. Regolarizzare e consentire operazioni che risolvano situazioni di pubblica utilità o di necessità delle Comunioni stesse, senza pregiudizio per il patrimonio comune complessivo, ciò mediante permuta (come già previsto dalla legge regionale del Veneto n. 26/’96); 4. Consentire l’uso temporaneo per scopi anche diversi da quelli prevsiti, con l’obbligo di ripristino al termine di tale uso (come già previsto dalla legge 26/’96 del Veneto); 5. Prevedere opportuni finanziamenti per la valorizzazione e lo sviluppo dei beni collettivi agro-silvo-pastorali (...). Il patrimonio naturale del territorio carsico deve essere valorizzato al fine di stimolare lo sviluppo economico, nel pieno rispetto dell’ambiente e migliorando la qualità della vita. Oggi circa il 90% della superficie agro-silvo-pastorale del territorio della provincia di Trieste è patrimonio delle Comunelle e proprietà di singoli (...). In questo, il ruolo delle Comunelle è stato e sarà essenziale e fondamentale.