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"La Vicìnia"
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Il gruppo di studenti americani della Pacific Lutehran University di Tacoma (Stati Uniti) in visita alla “Comunità di Marano” il 9 gennaio 2011

Lettera aperta del “Co.Mo.Bi.M.” al sindaco di Marano lagunare
È GIUNTA L’ORA DI VUOTARE IL SACCO

[Consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi della Laguna di Marano]
Il 4 gennaio il “Co.Mo.Bi.M.” ha inviato al sindaco di Marano lagunare, Mario Cepile, la seguente “Lettera aperta”.

Adesso basta prenderci per i fondelli! Vogliamo sapere! Chi ha permesso alla regione di appropriarsi della nostra laguna? Chi ha dato il via libera a questa usurpazione?
Non le sembra sia giunta l’ora di vuotare il sacco? I cittadini hanno il diritto di sapere tutta la verità e lei ha il dovere morale ed istituzionale di chiarire, senza mezzi termini, la sua posizione.
Sono circa sei anni che siamo oggetto di ostilità e prepotenze, provocazioni e calunnie, costrizioni. Non per ultimo il rigetto comunale (non è una novità) sul progetto sperimentale di Vas (Valutazione ambientale strategica) proposto e personalmente finanziato (€ 24.000) dai soci del Co.mo.bim., presentato al Comune di Marano lagunare il 31 dicembre 2009, assistiti per la verifica di compatibilità ambientale dall’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste, progetto che avrebbe permesso nell’annata 2010-2011 la pesca sperimentale delle vongole in laguna con l’“ostregher” adattato, verificarne scientificamente (e non in base ad opinioni personali) la compatibilità dell’uso con l’ambiente lagunare e successivamente continuare con la pesca delle vongole veraci nel rispetto del Regolamento municipale, delle leggi vigenti e nei limiti fissati dalla valutazione ambientale strategica.
La giunta comunale il 30 aprile 2010 ha deliberato di non assoggettare la proposta di Valutazione ambientale strategica (Vas) presentata dal consorzio Co.Mo.Bi.M., di fatto rigettandola.
Egregio signor sindaco, con questo suo rigetto, si è assunto una grave responsabilità morale ed economica. A causa di questo suo rifiuto è stata persa questa opportunità di lavoro, per tutti!
Non potrà certo dirci che siamo degli incontentabili, disfattisti, e senza idee. Visti i risultati diremmo che così non è. Voi ci avete respinto.
Mentre ad altre società private, evidentemente più brave di noi, che avevano già a disposizione 100 ettari di laguna, avete di fatto concesso ulteriori 55/60 ettari, tramite l’Ati (Associazione temporanea di imprese), per un totale di circa 160 ettari, in barba ai maranesi, e strafregandosene del Regolamento comunale approvato con delibera n. 119 del 22 dicembre 1994, che stabiliva una superficie massima concedibile di 4 ettari per ogni avente diritto di uso civico.
I pescatori professionisti maranesi hanno l’obbligo di essere muniti del tesserino di uso civico, vidimato annualmente. Le domandiamo: lei sa quanti sono gli operai, soci e non, di Almar e Molluschicoltura maranese, che ha autorizzato a pescare dove esiste un diritto di uso civico ed un diritto esclusivo di pesca a favore dei soli residenti?
I soci delle società Almar e Molluschicoltura maranese sono forse tutti provvisti di un tale tesserino? Credo proprio di no!
In queste società private gli aventi diritto saranno sì e no una decina: 10 x 4 = 40 ettari, contro 160 ettari attuali, ben 120 ettari in più rispetto alle limitazioni del Regolamento comunale.
Questa è anche una presa in giro verso tutti gli altri cittadinii maranesi che non hanno la licenza di pesca, ma che hanno lo stesso diritto di uso civico di noi pescatori professionisti.
Troviamo sia più giusto e doveroso rilasciare gratuitamente il tesserino a tutti i cittadini aventi diritto secondo il vigente Regolamento municipale.
Troviamo altrettanto ingiusto, che al cittadino pescatore in pensione, poiché sprovvisto di licenza marittima, sia negato il diritto acquisito di mantenere il posto barca che gli spetta come titolare dell’uso civico, costringendolo a cercare altri attracchi anche insicuri pur di ormeggiare, correndo il rischio di farsi male seriamente salendo e scendendo dalla propria “batela”, specialmente con le basse maree! Perché non evitarlo? È il minimo dovuto, dopo una lunga vita di duro lavoro, ufficialmente riconosciuta ma di fatto negata. Faccia lei secondo coscienza.
Ed ora ritorniamo alla nostra laguna usurpata.
Vediamo cosa sta succedendo alla ex laguna di Marano. Molto probabilmente ne verrà cambiato anche il nome. Crediamo sia solo questione di tempo. A tal proposito, vorremmo azzardare alcuni nomi (ci vogliamo sbizzarrire).
Potrebbero essere: “Laguna di Lignano Sabbiadoro” oppure “Laguna di Latisana”, oppure “Laguna della Regione”. Perché non chiamarla “Laguna del Friuli-Venezia Giulia”? Oppure, visto come stanno andando le cose, perché non chiamarla “Laguna di Almarano”?
Ironia a parte, ne vedremo purtroppo ancora delle belle.

Co.Mo.Bi.M.
Consorzio per la gestione della pesca dei molluschi bivalvi
della Laguna di Marano

Marano Lagunare, 4 gennaio 2011