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"La Vicìnia"
Zenâr dal 2011
 

Sportivi e dirigenti dell’Unione sportiva Collina al gran completo
Un’opportunità e una sfida per la comunità di Collina di Forni Avoltri
ATTORI DELLO SVILUPPO LOCALE CON I BENI FRAZIONALI

[Luca Nazzi, presidente del Coordinamento della Proprietà collettiva in Friuli-V. G.]
Il numero unico “Collina”, edito dal Circolo culturale “E. Caneva” e dall’Unione sportiva (circolo.culturale@3rifugi.it), ospita un articolo del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva che incita la comunità del piccolo paese carnico alle pendici del monte Cogliàns, in comune di Forni Avoltri, a ricostituire l’Amministrazione frazionale per la gestione autonoma del proprio patrimonio boschivo.
Affiancandosi al già vivace Consorzio, il Comitato potrebbe garantire ulteriori benefici alla popolazione, sostenendo «quanti intendono continuare a vivere nel paese dei loro antenati e a quanti intendono farvi ritorno dall’emigrazione».
“La Vicìnia” riproduce integralmente l’articolo, uscito con il titolo: “Attori dello sviluppo locale, con i beni frazionali”.


Collina non può accontentarsi dell’ottimo funzionamento e dell’avvenuto rilancio del suo Consorzio.
Sullo slancio di quanto è stato fatto negli ultimi anni e con lo spirito d’iniziativa e di coesione che contraddistingue la comunità, è tempo di assumersi una sfida nuova per crescere ancora, assicurando un futuro positivo a quanti intendono continuare a vivere nel paese dei loro antenati e a quanti intendono farvi ritorno dall’emigrazione.
La sfida che il Coordinamento regionale della Proprietà collettiva incita ad affrontare con convinzione è quella della costituzione dell’Amministrazione dei Beni civici o frazionali, affinché possa presto operare a fianco e in piena sintonia con il Consorzio.
Parte integrante della Proprietà collettiva di Collina, infatti, è anche il cosiddetto “Bosco comunale”, già individuato nei suoi precisi confini dal Bando del Commissariato regionale agli usi civici ma ancora amministrato dal Comune di Forni Avoltri.
Tale gestione avviene «in nome e per conto della Frazione di Collina», ma non ha senso che continui ad essere così, se la comunità è in grado di far da sé, esercitando pienamente il proprio dovere civico di partecipazione e i principi costituzionali di sussidiarietà e solidarietà.
I benefici attesi sono molteplici e di ordine diverso. Ma prima di esaminarli, occorre chiarire sinteticamente cosa sia un’Amministrazione dei beni civici e come vada costituita.

L’identità delle Frazioni

Le Frazioni degli attuali Comuni sono le dirette eredi delle antiche Comunità di villaggio o Ville, vale a dire le originarie Autonomie locali che, in tutta la Carnia come nel resto della regione, erano dotate di prerogative e poteri custoditi gelosamente attraverso le epoche medievale e moderna, fino all’800.
Attraverso la “Vicìnia”, le Ville amministravano in primo luogo il patrimonio fondiario collettivo, che in montagna era costituito principalmente da boschi e pascoli, con le rispettive malghe.
Nonostante svariati tentativi di liquidazione, tale patrimonio è stato preservato fino ad oggi dalla statalizzazione e dalla privatizzazione ed è stato riconosciuto dalle leggi statali 1766/1927 e 97/1994, che hanno ribattezzato le Proprietà collettive esistenti nella nostra regione “Usi civici” o “Comunioni familiari”.
Mentre il Consorzio di Collina appartiene alla categoria delle “Comunioni familiari” (ovvero le Proprietà collettive “chiuse”, perché i diritti di godimento sono riservati ai discendenti degli “abitanti originari” della Comunità di villaggio); l’Amministrazione dei Beni civici o frazionali è l’istituzione individuata dalla legge per amministrare le Proprietà collettive “aperte” (o Usi civici), perché i diritti di godimento sono estesi a tutti i residenti in una data Frazione, indipendentemente dalla loro origine e dall’antichità del loro insediamento.
Nel caso dei Beni frazionali o Usi civici, tutta la popolazione regolarmente residente è dunque chiamata ad eleggere un Comitato di 5 membri che gestisce, come un piccolo ente locale, la proprietà frazionale (che può essere costituita da terreni e da edifici d’interese comunitario).
La votazione è indetta dalla Regione su richiesta della popolazione locale, sentito il Commissariato regionale agli Usi civici.
Nel Canal di Gorto, Amministrazioni di Beni civici sono già all’opera nelle Frazioni di Givigliana in Comune di Rigolato, di Ovasta in quello di Ovaro, di Pesariis in quello di Prato Carnico e di Tualiis e Noiaretto in quello di Comegliàns.
Altre amministrazioni operano nel resto della Provincia di Udine (Bressa di Campoformido, San Gervasio di Carlino, Villanova di San Giorgio di Nogaro) e della Provincia di Pordenone (Le Prese-San Giovanni di Polcenigo). Altre ancora, con il sostegno del Coordinamento regionale della Proprietà collettiva, si stanno ricostituendo, come a Priola e Noiariis di Sutrio, o stanno per nascere per la prima volta, come a San Marco di Mereto di Tomba.

Benefici economici

Mediante l’Amministrazione dei Beni civici, anche Collina (in collaborazione con gli operatori collettivi, pubblici e privati più sensibili ed innovatori) potrà perseguire le più moderne modalità di utilizzazione boschiva, che prevedono lavorazioni “a cottimo” o con manodopera diretta e la vendita “a strada” del legname assortimentato.
Tale sistema di gestione, che per natura sua è rispettoso degli equilibri naturali ed ecologicamente orientato (con ricadute indispensabili per qualsiasi ambizione di tipo turistico del comprensorio), non mira soltanto allo sfruttamento economico della risorsa bosco ma, nel mentre la lavora, la coltiva e la valorizza, anche sotto l’aspetto ambientale e paesaggistico (assicurando manutenzione e pulizia del territorio e incentivando la conservazione delle forme tradizionali di sfruttamento agricolo).
Non va dimenticato, infine, che l’Amministrazione frazionale è beneficiaria di finanziamenti europei, statali e regionali, con le stesse facilitazioni e ridotte percentuali di compartecipazione alle spese garantite ai Comuni.

Benefici sociali e culturali

L’impiego di manodopera locale nelle attività imprenditoriali della Frazione, limitando lo spopolamento, consente di offrire un più ampio servizio sociale, mantenendo in loco la ricchezza prodotta e venendo incontro alle concrete necessità dei residenti (gli Usi civici di “Legnatico” e di “Fabbrico e rifabbrico”, in primo luogo, che garantiscono legna da ardere e da costruzione, secondo appositi regolamenti da predisporre insieme).
Ma i ricavi ottenuti mediante il nuovo modo di operare nel bosco devono anche permettere di allargare l’operatività tradizionale dell’Amministrazione dei Beni civici, incentivando – per il bene della comunità e in spirito mutualistico – iniziative commerciali (negozi di prossimità), turistiche e culturali e nuove forme di agricoltura sociale e multifunzionale.
Senza dimenticare che la conservazione e l’uso della Proprietà collettiva è un sitema efficace «per legare la storia della nostra gente al proprio territorio e costruire un futuro che abbia serie basi etiche» (Documento-Proposta del 1997 “Le Terre civiche della montagna del Friuli-V. G.”; www.friul.net/vicinia.php).

Benefici democratici ed ecologici

L’amministrazione diretta del proprio patrimonio, infine, è un incentivo straordinario alla partecipazione e al coinvolgimento di tutti i cittadini alla vita della comunità ed è una scuola di gestione responsabile e consapevole dei Beni pubblici e dei Beni comuni, secondo i principi della “gestione patrimoniale” di tipo usufruttuario, visto che «la proprietà delle Terre civiche appartiene alle generazioni future, in un’ottica di equità intergenerazionale e di rinnovabilità delle risorse» (Documento-Proposta del 1997 “Le Terre civiche della montagna del Friuli-V. G.”; www.friul.net/vicinia.php).

Controindicazioni

- Le votazioni e le modalità di funzionamento di un’Amministrazione frazionale sono regolamentate da leggi statali e da regolamenti regionali che comportano una certa dose di burocrazia ed anche dei costi di gestione, ma ciò non è mai stato un ostacolo insuperabile per le realtà già all’opera che si conoscono.

- Tale forma di autogoverno, talora, suscita malumori e incomprensioni nel resto della popolazione comunale e negli amministratori comunali, ma un’opera d’informazione corretta e la concreta operatività della neocostituita Amministrazione frazionale dovrebbero ragionevolmente bastare a dissipare ogni contrarietà e semmai divenire modelli d’imitazione per altre realtà.

- L’amministrazione diretta del proprio patrimonio boschivo e delle connesse (potenziali) attività agricole, pastorali, turistiche e culturali può rivelarsi insignificante se la gestione non supera la riduttiva concezione del solo prelievo e non diviene una vera “gestione patrimoniale”, che introduce modalità innovative di lavorazione e di utilizzo delle risorse per garantire utilità, servizi ed occasioni d’impresa e lavoro alla collettività locale.

- Infine, i princìpi di una moderna e produttiva gestione della Proprietà collettiva rischiano di venire traditi se, fin dall’inizio, non ci si prefigge di operare in un’ottica di collaborazione che supera la dimensione della comunità locale, tramite Piani di gestione associata del patrimonio collettivo, in grado di superare la frammentarietà delle proprietà, di supplire allo spopolamento delle piccole comunità e di conseguire maggiori utilità grazie alle economie di scopo e di scala.